Le comunità al centro

Calzà (Caritas Trento): “La preoccupazione vera è il rischio di spopolamento, di rassegnazione, di morte sociale per questa bella terra”

“Rimettere la comunità al centro degli obiettivi da realizzare, restare comunque accanto e a servizio delle persone colpite, in qualsiasi luogo si trovino, valorizzando la presenza della Chiesa locale anche vicino a quanti si sono dovuti allontanare dal territorio”. Sono le linee di fondo dell’intervento della Caritas nelle zone terremotate, esplicitate da don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, nel corso dell’incontro tenutosi la settimana scorsa presso la tensostruttura adibita a Centro pastorale a Norcia tra la Caritas Italiana e le Delegazioni Caritas del Nordest, della Campania, della Sardegna e dell’Umbria che si sono gemellate dopo il terremoto del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre con la Caritas di Spoleto-Norcia. “Essere presenti” è la parola d’ordine raccolta dalle Caritas.

“Il sisma – ha detto all’agenzia Sir monsignor Benedetto Tuzia, vescovo di Orvieto-Todi e delegato regionale Caritas – non ha distrutto solo i luoghi, le case, le chiese, ma le stesse comunità. L’impegno è quello di essere presenti con i nostri sacerdoti e volontari tra le popolazioni colpite e stremate da questo lungo sisma, per rinsaldare la comunità e proporre dei percorsi che evitino lo spopolamento”.

Per ribadire il loro impegno accanto alle popolazioni della diocesi di Spoleto-Norcia, le Delegazioni Caritas hanno fatto il punto sulla situazione delle zone colpite e su come poter intervenire come comunità cristiana, attraverso le Caritas. Le priorità, è stato detto nell'incontro, saranno creare Centri comunitari per evitare lo spopolamento del territorio e avviare progetti per le aziende zootecniche e agricole. Di seguito la testimonianza del direttore della Caritas di Trento, Roberto Calzà.

Una terra in ginocchio

La strada continua a salire per la montagna, stretta e piena di curve, così simile a quelle con cui raggiungiamo i paesi delle nostre valli del Trentino. Invece siamo su quella che oggi rappresenta l’unico accesso da nord alla città di Norcia, colpita dal terremoto non solo quest’estate ma – soprattutto – dalla scossa di fine ottobre che ha davvero messo in ginocchio questa zona, come purtroppo tante altre.

Siamo tornati in questa città – gemellata con la Delegazione Caritas del Nordest – dopo averla visitata solo un mese fa e tutto è cambiato. Le storiche mura sono diventate un triste colabrodo che non fermerebbe alcun invasore, tratti di strada sono letteralmente sollevati o sprofondati. E poi le case. Se prima molte erano inagibili, in attesa di perizia, ora anche un occhio non esperto capisce che alcune non avranno altro futuro che la demolizione. Stanze che si affacciano sulla strada, tetti slittati in avanti o crollati dentro, crepe che si aprono da ogni parte, muretti spaccati in due, camini finiti in cortile. La presenza dei vigili del fuoco e della protezione civile è imponente, dal centro storico vanno e vengono mezzi in continuazione, anche le forze dell’ordine sono ben visibili. Ma alle 8 del mattino quel che manca a Norcia è la gente, che non si vede proprio se non intorno a qualche bar e solo verso ora di pranzo quando molti si avviano alla mensa organizzata presso la scuola.

La gente è provata

L’incontro nell’unica struttura comunitaria di Norcia (una tensostruttura che nella giornata fredda e umida non offre grande conforto) è molto partecipato. Sono giunte le delegazioni Caritas gemellate con questa zona (Campania, Sardegna e appunto Nordest), sono presenti anche Caritas Italiana, i vescovi di Norcia e Orvieto, i parroci della zona, i responsabili della Caritas Spoleto Norcia e di altre Caritas dell’Umbria. Il quadro della situazione è complesso e non molto roseo: sembra faticoso interagire con le istituzioni almeno su alcune questioni pratiche, la gente è molto provata (circa un migliaio di norcini se ne sono andati ma molti contano di rimanere anche se oggi diversi dormono in macchina o sono tornati in tenda mentre sono spuntati ovunque camper e roulotte), le scosse continuano e le promesse rispetto ai ricoveri per le bestie e ai moduli abitativi entro uno /due mesi non tranquillizzano nessuno.

Anche per questo la Delegazione Caritas Nordest nell’immediato si è presa l’impegno di aiutare Caritas Spoleto Norcia a garantire – in attesa dei moduli abitativi della Protezione civile – il noleggio di camper o roulotte per quanti devono stare vicino all’azienda per governare gli animali. Contemporaneamente c’è la disponibilità a provvedere quando necessario all’acquisto di foraggi e mangimi per le bestie e allo studio anche la possibilità di sostenere queste aziende nel partecipare a fiere ed eventi espositivi così da vendere celermente i propri prodotti che altrimenti rischiano di andare persi. Da valutare a seconda delle situazioni il reperimento di strutture a protezione di attrezzi agricoli e per lo stoccaggio dei beni e degli arredi delle case inagibili.

Il rischio dello spopolamento

Ma la preoccupazione vera, ben espressa dai parroci che hanno visto crollare non solo i muri delle loro chiese ma anche quello che essi rappresentavano, è il rischio di spopolamento, di rassegnazione, di morte sociale per questa bella terra. “Chi è sfollato a Terni o a Perugia, se si trova un lavoro non torna più”. Perché oggi manca la normalità, oltre ad un minimo di prospettiva. Per questo è forte la richiesta di mantenere unita la comunità, di dare qualche segnale di ripresa e di sicurezza.

Un segnale di speranza viene dalla presenza di Rinaldo e Francesca, recenti sposi che hanno deciso di aiutare la comunità venendo a vivere in un camper a Norcia per ascoltare e sostenere la gente, dando una possibilità di condividere le sofferenze e per monitorare i bisogni presenti sul territorio. Saranno a loro volta aiutati da altri volontari delle diocesi umbre, allargando se necessario il cerchio al volontariato proveniente da altre regioni.

Roberto Calzà

Direttore Caritas diocesana Trento

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