anno 91 - n° 46 - Magnificat
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Venerdì 11 a Palazzo Geremia il confronto su informazione e periferie

Non chiamatele periferie

La “tre giorni” per il novantesimo di fondazione di Vita Trentina consegna un incoraggiamento forte a proseguire nel cammino percorso nei novant'anni dalla fondazione, nel dicembre 1926.

Parole chiave: territorio (20749), Vita Trentina (333), mass media (217), anniversario (541), periferie (5), esclusi (14)
90° Vita Trentina - 11/11/2016 - Gianni Zotta

90° Vita Trentina - 11/11/2016 - Gianni Zotta

Tre direttori – don Ivan Maffeis, Vincenzo Morgante e Marco Tarquinio – per esaltare l'indipendenza, l'apertura alla mondialità e l'attenzione agli esclusi del nostro settimanale

L'informazione locale che si interessa ai territori, che guarda in faccia le persone che li abitano, raccontandone attese, bisogni, difficoltà, ma sapendo però anche, all'occorrenza, riconoscerne le risorse ed esaltarne le capacità, rappresenta oggi una realtà preziosa, viva e vivace. Tanto più se, come attesta la lunga storia del settimanale diocesano Vita Trentina, sa alzare lo sguardo per abbracciare il mondo e se riesce a raccontare le periferie, sia geografiche sia esistenziali (oggi, oltre che attraverso il giornale di carta, anche sul web e nell'etere). La “tre giorni” per il novantesimo di fondazione di Vita Trentina consegna un incoraggiamento forte a proseguire nel cammino percorso nei novant'anni dalla fondazione, nel dicembre 1926.

Testimonia tutta l'attualità della presenza del settimanale diocesano il dibattito – trasmesso in diretta da radio Trentino inBlu - che venerdì 11 novembre nella sala di rappresentanza di Palazzo Geremia ha portato le voci di tre direttori: don Ivan Maffeis, responsabile dell'Ufficio comunicazioni sociali e sottosegretario della Conferenza episcopale italiana; Vincenzo Morgante, direttore del TGR Rai; Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.

Con la sua capillare diffusione nelle valli del Trentino – vi ha fatto cenno il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, con un ricordo privato: “Mia zia, sarta, teneva Vita Trentina accanto alla macchina da cucire”, accompagnato dall'invito a continuare ad essere pungolo e stimolo, rimarcando “le manchevolezze della classe politica” – Vita Trentina ha saputo illuminare “tutti gli angoli”, tutte le periferie “geografiche, ma anche esistenziali”, tenendo insieme la dimensione locale con un afflato globale, ha evidenziato il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta.

Tre direttori ospiti della serata per il 90° di Vita Trentina: Marco Tarquinio, Ivan Maffeis, Vincenzo Morgante. - 11/11/2016 - Gianni Zotta

Tre direttori ospiti della serata per il 90° di Vita Trentina: Marco Tarquinio, Ivan Maffeis, Vincenzo Morgante. - 11/11/2016 - Gianni Zotta

Sempre con indipendenza e libertà. “Il tesoro più bello di Vita Trentina è di non essere voce del vescovo, anche se talvolta i rapporti sono stati… frizzanti -, ha rimarcato l'arcivescovo Lauro Tisi -. Continuate ad essere così. Sono cambiati i direttori, è mutata la storia, ma l'indipendenza, l'apertura alla mondialità e l'attenzione ai poveri sono sempre stati i punti fermi del settimanale”.

Hanno detto

Don Ivan Maffeis, direttore Ufficio comunicazioni sociali Cei: “”Il giornalismo onesto è quello che guarda la gente negli occhi”
Vincenzo Morgante, direttore TGR Rai: “Ai miei dico: mettetevi dalla parte dell'utente”
Marco Tarquinio, direttore di Avvenire: “Sull'onestà niente sconti. Occorre dichiarare il proprio punto di vista”
Lauro Tisi, arcivescovo di Trento: “Vita Trentina non è solo cronaca, ma anche luogo di pensiero”
Ugo Rossi, presidente Pat: “Vita Trentina strumento importante di crescita e consapevolezza del popolo trentino”
Alessandro Andreatta, sindaco di Trento: “Ho sempre apprezzato la capacità di Vita Trentina di coniugare il locale con l'universale”

Lo sguardo attento al locale, ma pronto ad allargarsi al globale è caratteristico dei settimanali diocesani, ha sottolineato Francesco Zanotti, presidente della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc). Mentre don Maffeis, richiamando le parole di papa Francesco al recente incontro con il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti italiani (“Voi scrivete la prima bozza della storia e dettate l'agenda delle persone”), ha invitato i giornalisti a portare al centro le periferie, tema del dibattito. E ricordando che il papa ha voluto che a chiudere il Giubileo della misericordia fossero i carcerati e i senza dimora, ha sollecitato i cronisti a fare propria la stessa prospettiva: partire dalle periferie – ha ribadito anche lui: geografiche ed esistenziali -, camminare al fianco degli esclusi e dei poveri. Proprio come il cappuccino padre Fabrizio Forti, “che non aveva un'agenda da difendere, ma offriva il suo tempo agli altri, vivendo la scomoda e profetica vicinanza al Vangelo, all'incontro con Gesù che ci chiede di stare dalla parte dell'uomo”. Per esserlo, dalla parte dell'uomo, occorre incontrare, vivere, partecipare, rischiare (“E la storia di Vita Trentina, fin dagli ostacolati esordi, ne è testimonianza eloquente”, ha detto). E tornare, ha concluso don Maffeis, a un giornalismo “che indossa il grembiule e passa a servire la comunità”.

Stare dalla parte dell'uomo. Il servizio pubblico, ha spiegato Morgante, lo declina nel suo perseguire un'informazione “di prossimità”, attenta anche a sottolineare il positivo delle storie, senza cavalcare un'informazione sempre più ansiogena. “Raccontare il territorio – ha detto il direttore delle testate giornalistiche regionali Rai – è un'avventura e un'opportunità professionale stimolante e arricchente”.

“Le testate locali, come Vita Trentina, possono essere pozzi d'acqua fresca, sorgenti di buona informazione”. Così il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, ha evidenziato l'attualità del settimanale diocesano. “Per Avvenire la sfida quotidiana è di portare a livello nazionale ciò che avviene localmente, secondo il mandato di Paolo VI ad essere il giornale della gente dei territori d'Italia, ma anche aperto al mondo”. E ciò vale anche per le testate diocesane della Fisc, perché “uno sguardo globale è nel Dna della nostra informazione”.

Non chiamatele periferie
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