Nordest, le diocesi “in uscita”

Vescovi e delegati del Triveneto hanno affrontato una rilettura critica delle "agende" e delle abituali prassi pastorali

"Servitori della missione. A partire da un volto di Chiesa e dalla sua agenda": questo il tema della due giorni che i Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto hanno vissuto lunedì 9 e martedì 10 gennaio a Cavallino (Venezia), insieme ad una cinquantina di altre persone intervenute in rappresentanza delle Diocesi del Nordest (sacerdoti, religiose, laici e laiche).

Grande spazio è stato riservato al confronto, in piccoli gruppi e poi in assemblea, su “un'immagine di Chiesa per un tempo di minoranza". Vescovi e delegati hanno provato a mettere a fuoco alcune caratteristiche essenziali della Chiesa "missionaria e in uscita" attraverso anche una rilettura critica delle "agende" e delle abituali prassi pastorali. Ecco alcuni degli elementi emersi: la distanza tuttora esistente tra la concreta prassi e le affermazioni missionarie di principio (pur ritenute “convincenti” e generalmente condivise) presenti nei piani, nei progetti e nei documenti pastorali; la necessità nella vita pastorale di maggiore concretezza, sfuggendo la genericità di temi o obiettivi e tenendo più in conto i luoghi e i contesti umani attuali (le situazioni esistenziali); l’importanza di far crescere comunità non preoccupate di portare avanti alcune forme e strutture ma capaci di leggere i segni dei tempi, di valorizzare le persone e le risorse disponibili e presenti, di offrire luoghi e momenti significativi sul piano relazionale e della fede nonché del suo approfondimento; il salto di qualità da compiere nell’attività e nello stile di lavoro degli organi ecclesiali di partecipazione (i vari Consigli) perché cresca il metodo “sinodale” e sia valorizzata la specificità di ogni realtà e territorio; l’attenzione e la vicinanza da garantire ad ogni cristiano e comunità “in uscita” per affrontare e vincere le varie “solitudini” che spesso attanagliano, nella vita quotidiana e nella missione, sia i preti che i laici; l’opportunità di non dare valore assoluto a strumenti, progetti e “idee” che finiscono troppo spesso per mettere in secondo piano le esigenze e le esperienze concrete, l’ascolto e la rielaborazione della realtà in atto; la necessità di investire di più sulla liturgia (domenicale, in particolare), perché motivi e doni energia alla quotidiana testimonianza dei cristiani, su una formazione di qualità (per preti e laici), sulla cura della comunicazione e del linguaggio.

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