Il custode Patton: “Lavoriamo per canali di dialogo”

Le prime impressioni di padre Patton, Custode di Terra Santa: “Ho capito quanto sono importanti i pellegrinaggi per dimostrare vicinanza”

“In questi mesi ho potuto anche accogliere alcuni pellegrini e alcuni gruppi trentini che mi hanno fatto molto piacere, non solo perchè mi hanno fatto ritrovare il dialetto di casa. Ho capito quant'è importante anche attraverso i pellegrinaggi dimostrare la vicinanza anche alle persone che vivono in Terra Santa”.

Frà Francesco Patton rilancia con forza quest'invito nel suo primo rientro a Trento dopo 8 mesi a Gerusalemme e nelle missioni francescane della Custodia di Terra Santa che gli consente di ritrovare “sapori e colori di casa”, riabbracciando amici e conoscenti. Si è gremita sabato pomeriggio la chiesa del convento di San Bernardino dove Patton ha parlato degli 800 anni di presenza francescana in Terra Santa, testimoniando con realismo e pazienza cristiana l'attualità di quest'impegno pastorale. Nell'Eucaristia non è mancato il ricordo di padre Efrem Trettel (vedi pag.7), degli altri francescani trentini (come Kaswalder, Ravanelli e Frapporti) ma anche la preghiera per un futuro di pace, orizzonte sul quale si era soffermato nella conferenza stampa, introdotto da fra Marco.

Fra Francesco, rispetto alle attese prima della partenza, qual è impressione più forte ha riportato nel suo importante incarico? Come frate minore mi ha affascinato è stato entrare in una fraternità di respiro internazionale, condividendo vocazione, servizio e preoccupazioni con 250 confratelli provenienti da 40 nazioni, dalla Siria alla Cina. Siamo arrivati lì otto secoli fa. Da quel primo nucleo, e da S. Francesco, è nata l' intuizione di come stare in mezzo a gente di altra cultura e religione. Siamo l' unica presenza occidentale che è rimasta in Medio Oriente in maniera continua e pacifica.In breve termine si potrà giungere alla pace in queste terre?Nel medio e lungo periodo speriamo tutti di sì. Ci sono persone di “buona volontà” da una parte e dall'altra. Ho avuto incontri con il presidente istraeliano e anche con quello palestinese ed entrambi hanno manifestato una volontà sincera di arricare alla pace e disponibilità anche a tutelare le minoranze religiose, quindi anche i cristiani. Tocca agli attori politici fare in modo che le buone intenzioni si concretizzino. Ci sono dei segni di pace ma i processi di riconciliazione sono lunghi, a maggior ragione in Siria. La preoccupazione di noi frati è quella di creare ponti e canali di dialogo.Cosa potete fare voi contro l’ Isis, contro la violenza e l’ intolleranza?Di fatto noi non abbiamo confronti con Isis. Noi cerchiamo di lavorare sui tempi lunghi, soprattutto nel campo dell' educazione. Nelle nostre scuole, frequentate in maggior parte da ragazzi musulmani, stiamo lavorando affinché un domani ci siano meno conflitti. Chi è educato da noi riduce i pregiudizi nei confronti dei cristiani e di chi ha altra fede religiosa e acquista al tempo stesso strumenti critici che permetteranno di leggere in maniera diversa la propria cultura e quella degli altri.

L’ elezione di Trump come è stata percepita in quelle terre. Ora la mediazione, secondo lei, è a rischio?La mediazione politica non è data solo dagli Stati Uniti, ma da tutte le super potenze internazionali, ora che è in atto una “seconda guerra mondiale a pezzi”, come dice il Papa. Oggi è troppo presto per fare una valutazione sul nuovo Presidente, occorre aspettare.

Sulla questione Siria vede spiragli di pace?Noi speriamo che si vada verso un negoziato che porti al più preso alla pace, anche perché in sei anni di guerra è stata seminata solo morte, distruzione e milioni di rifugiati. Alcuni confratelli che vivono in Siria pensano che la svolta sarò imminente. Altri sono più scettici. Quale è stato il problema incontrato in questi mesi di lavoro?La complessità, direi. Arrivare in Terra Santa vuol dire arrivare in una zona vasta e con diversi approcci. Io sto cercando di inserirmi nella realtà. Ho impiegato questi mesi per viaggiare a ascoltare le persone, entrando in punta di piedi. Le attività vanno dai santuari, alla pastorale, alle scuole. In particolare questo settore è importantissimo. Si parla di 15 scuole di ogni grado con più di 10 mila bambini e ragazzi, molti dei quali musulmani. Poi lavoriamo per costruire case, per aiutare i cristiani a rimanere a Nazareth e Gerusalemme.

A proposito, i progetti di cooperazione trentina?Cerchiamo di rimetterli in moto, ma servono finanziamenti perché le idee e i progetti da soli non bastano.Penso a quello per Cafarnao e per la grotta di Nazareth. Ho parlato proprio recentemente con gli architetti, se in Trentino ci sono delle realtà pronte a dare una mano, questo farebbe onore alla realtà trentina”.

Cosa si prova a presiedere grandi celebrazioni nei luoghi santi?

Poter celebrare l'Annunciazione il 25 marzo a Nazareth o il Natale a Betlemme o la presenza di Gesù a Cafarnao è una grazia speciale perchè ci ricorda che il cristianesimo non ha a che fare con un mito ,a con qualcosa che è avvenuto nella storia. Per questo siamo attaccati ai santuari, questi luoghi sono traccia della storicità della nostra fede: tra il Vangelo e le avventure di Pinocchio c'è grande differenza…. Celebrare nei luoghi storici è stare sempre a contatto con il mistero dell'Incarnazione e con la sua carnalità, la sua concretezza.

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