anno 92 - n° 22 - Bilanci di salute
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Tra i missionari e le missionarie trentini in Togo. Dove gestiscono scuole e ospedali, ma studiano anche il culto Vudu

Lo sguardo lungo del missionario

Tre missionari comboniani trentini sono in Togo: Donato Benedetti, da Segonzano, a Lomé; Bruno Gilli, da Albiano, in Togo da 46 anni; il fratello Fabio Gilli, a Verona per cure ma ostinatamente deciso a ritornare a Lomé. Due le missionarie: Dores Villotti da Segonzano, delle suore della Provvidenza, e Lina Ravanelli da Albiano, camilliana.

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Bruno Gilli, di Albiano, ha costruito la chiesa di Tabligbo, in Togo. Foto Gianni Zotta

Bruno Gilli, di Albiano, ha costruito la chiesa di Tabligbo, in Togo. Foto Gianni Zotta

Togo, maggio – Dei 47 religiosi comboniani trentini ancora viventi (furono più di quattrocento, in un secolo) 32 operano in terra di missione. Di costoro, tre sono impegnati in Togo. Si tratta di Donato Benedetti (1959), da Segonzano, arrivato a Lomé, una prima volta, nel 1994; di Bruno Gilli (1943), da Albiano, in Togo da 46 anni; del fratello Fabio Gilli (1935), cieco da molti anni, in questo momento a Verona per cure ma ostinatamente deciso di ritornare a Lomé.

Due le missionarie: Dores (Luciana) Villotti (1949) da Segonzano, delle suore della Provvidenza, in Africa dal 1973, prima in Costa d’Avorio poi in Togo e Lina Ravanelli (1953) da Albiano, camilliana, per 35 anni in Benin, da 4 in Togo.

Suor Dores Villotti da Segonzano è in Africa dal 1973. Foto Gianni Zotta.

Suor Dores Villotti da Segonzano è in Africa dal 1973. Foto Gianni Zotta.

I missionari e le suore trentini gestiscono scuole e ospedali a Lomé, a Tabligbo, a Ahépé, a Kouvé.

Donato Benedetti vive a Tabligbo, una cittadina avviata nel 1914 al tempo della colonizzazione tedesca. La parrocchia dello “Spirito Santo”, fondata nel 1986, ha avuto come parroco Bruno Gilli (1997-2002). Il missionario di Albiano ha costruito la chiesa e vi ha collocato le campane che furono regalate proprio dalla sua comunità di origine. Nel 2000, quando avvenne la consacrazione dell’edificio, il vicario era Donato Benedetti. L’uno e l’altro appassionati di antropologia ed etnologia: studi in Messico per Benedetti; laurea alla Sorbona, a Parigi, per Bruno Gilli. Quest’ultimo è considerato tra i maggiori studiosi dei riti Vudu. Ha pubblicato infatti alcune opere fondamentali: “Bambini vudu: la nascita nella religione dei Wacì del Togo”, EMI, Bologna, 2004; “Un culte du Vodù Hebiesso”, approccio di una religione africana presso gli Ouatchi del Togo del Sud, 2016.

“Il Vudu è una concezione religiosa ricca di simboli, di ricerca della vita. È una relazione col tempo, con la natura, con l’universo”, avverte Bruno Gilli.

Interviene Donato Benedetti: “In questo paese che ha una popolazione di circa otto milioni di abitanti, il 30% si professa di religione cristiana. Si stanno diffondendo rapidamente anche alcune sette evangeliche che mescolano cristianesimo e religione tradizionale del popolo togolese in un sincretismo stupefacente. Nel nord del Paese sta aumentando la penetrazione dell’Islam”.

Analoga la situazione nel vicino Benin dove le religioni monoteiste interessano il 70% della popolazione (29% cattolici, 16% protestanti, 25% musulmani) e dove coloro che professano il credo Vudu non raggiungono, ufficialmente, il 20%. Tuttavia, precisa il comboniano di Segonzano, “la maggioranza della popolazione, anche se ha abbracciato altri credo, mantiene saldi rapporti con la religione tradizionale e con il culto degli antenati”.

Vent’anni fa, nel Benin, il Vudu è stato riconosciuto quale religione del popolo.

Togo - Un rito Vudu. - 2017 - Gianni Zotta

Togo - Un rito Vudu. - 2017 - Gianni Zotta

Racconta Bruno Gilli che “nel Vudu si possono individuare i filoni della tradizione dei 'fon' del Benin, degli 'ewé' del Togo e degli 'yoruba' della Nigeria. Vudu vuol dire 'Dio' o 'entità superiore'. Al 'Mawu', il dio supremo, gli uomini non possono rivolgere direttamente le richieste di guarigione, di aiuto o di benevolenza. Devono farlo attraverso la mediazione dei 'vodun', gli dei minori, ma non per questo meno importanti: 'Dangbé', il dio serpente; 'Xu', il dio dell’acqua o 'Gu', il dio della guerra.

E poi ci sono gli antenati il cui spirito è sempre presente nelle case degli umani. Tant’è che prima di ogni rito, il sacerdote Vudu offre al feticcio che tiene nella propria abitazione alcuni sorsi di grappa ricavata dal vino di palma.

Tra i missionari comboniani trentini che vivono in Togo c’è pure Fabio Gilli, fratello di Bruno. Quest’ultimo, cieco da mezzo secolo, ha continuato la sua missione avviando scuole per ragazzi ciechi (in Africa il tracoma e l'oncocerchiasi, detta anche cecità dei fiumi, sono un’emergenza sociale oltre che sanitaria), ma soprattutto laboratori. “Era l’unico modo – raccontò a chi scrive in una precedente trasferta in Togo –, l’unica possibilità che avevo per sentirmi utile. Sono contento che le nostre scuole hanno portato alcuni studenti fino all’Università”.

In questi giorni P. Fabio Gilli è a Verona per i postumi di un intervento ortopedico. Nonostante la cecità completa è intenzionato a rientrare in Togo. Possibilmente per il compleanno: 82 “primavere” il prossimo 16 giugno.

Lo sguardo lungo del missionario
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