Così la piccola Aquila si è fatta rapace

L’Aquila Basket è la più giovane società mai arrivata a giocarsi le finali scudetto: sono passati appena 22 anni dal 1995, quando Marco Angelini e Gianni Brusinelli fondarono una squadra nata dall’unione di Dolomiti Sport e Pallacanestro Villazzano. In quel 1995 viene piantato un seme che crescerà piano piano, ma senza mai fermarsi. Prima bisogna mettere radici: dalla serie D regionale i bianconeri passano nel 2000 alla C2, con Giovanni Zobele presidente. L’allenatore di quella squadra è Salvatore Trainotti, il general manager e la mente delle squadre vincenti degli ultimi anni, e in campo c’è Vincenzo Cavazzana, che poi dal 2012 sarà il preziosissimo assistente allenatore dei bianconeri. Due anni dopo l’approdo in C2 Trento infila un’altra promozione: la casa della squadra è sempre il PalaBocchi, a fianco dell’auditorium Santa Chiara; lo sponsor principale è Sosi, che distribuisce pizzette ai tifosi negli intervalli. Altri tempi. Il 2003 segna l’arrivo in Trentino di Maurizio Buscaglia, l’allenatore che cambia i destini dell’Aquila: nel 2005 si compie l’ennesimo salto di categoria, stavolta in B2. Il momento che segna il passaggio all’elegante PalaTrento e il cambio di sponsor, che diventa Bitumcalor: quelli in B2 sono anni molto particolari, vissuti ad altissimo livello ma finiti sempre a un passo dalla vittoria. Nel 2006 arriva una bruciante sconfitta nella decisiva gara 5 di finale contro la Reyer Venezia: a 11 anni di distanza, quelle due squadre si giocheranno lo scudetto. Storia nella storia. Nel 2008 l’Aquila vince la regular season, ma crolla ancora nei playoff: l’ennesima eliminazione sanguinosa nel 2009 spinge la società ad acquistare il titolo sportivo di Lumezzane per salire in DNA, la terza massima categoria nazionale. Senza mai fare il passo più lungo della gamba, ma con l’umile determinazione di chi quel passo in avanti lo vuole fare sempre. Nel frattempo c’è stato qualche cambiamento anche in panchina, e per la DNA la società sceglie Vincenzo Esposito, alla prima esperienza da allenatore dopo la NBA. Per Trento non è un anno memorabile, così si creano i presupposti per il ritorno di Buscaglia, che a partire dal 2010 rimarrà saldo in tolda di comando: la seconda esperienza in bianconero del coach umbro non nasce sotto i migliori auspici, visto che complice una riforma dei campionati assurda arriva una sorprendente retrocessione. I bianconeri però si salvano con una wild card e confermano l’allenatore e buona parte del roster che aveva dominato la prima parte della stagione. Nel 2012 quella fiducia è ripagata, visto che arriva la promozione in A2 che proietta Trento nel basket dei «grandi», con giocatori americani e squadroni storici. La piccola Aquila però sa lottare e stupire fin da subito: il primo anno arriva la vittoria della coppa Italia di categoria e una semifinale promozione, il secondo è quello della cavalcata trionfale fino alla serie A. Potrebbe essere il punto più alto dell’albero nato dal seme piantato 19 anni prima, e invece i frutti più gustosi devono ancora maturare: con il marchio Dolomiti Energia arriva un quarto posto al primo anno, poi le semifinali alla prima partecipazione in una coppa europea la stagione successiva. E oggi una finale scudetto che promette emozioni e spettacolo. Chissà che il bello non debba ancora venire.

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