anno 92 - n° 23 - Le ali sul canestro
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Il prof. Walter Ricciardi e la questione dei vaccini

La sfida? Riconquistare la fiducia dei cittadini

Vaccinare sì o no? Ne ha parlato sabato 3 nella Sala Depero del Palazzo della Provincia il prof. Walter Ricciardi, Presidente dell'Istituto Italiano Superiore di Sanità. Ai microfoni di Trentino inBlu si è soffermato anche sulle disuguaglianze territoriali in Italia in tema di salute.

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Trento - Il prof. Walter Ricciardi, Presidente dell'Istituto Italiano Superiore di Sanità, ai microfoni di radio Trentino inBlu. - 03/06/2017 -

Trento - Il prof. Walter Ricciardi, Presidente dell'Istituto Italiano Superiore di Sanità, ai microfoni di radio Trentino inBlu. - 03/06/2017 -

Proprio alla vigilia del Festival dell'economia di Trento si è alzata nuovamente la temperatura rispetto alla tanto dibattuta questione dei vaccini. Prima dell'intervento della ministra Lorenzin hanno manifestato i “no vax”. Vaccinare sì o no? Ne ha parlato sabato 3 nella Sala Depero del Palazzo della Provincia il prof. Walter Ricciardi, Presidente dell'Istituto Italiano Superiore di Sanità dal 2015 e docente alla Facoltà di Medicina e Chirurgia “Gemelli” dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che nel suo intervento si è soffermato anche sulle disuguaglianze territoriali in Italia in tema di salute.

Professor Ricciardi, chi ha paura dei vaccini?

Le persone poco informate o, meglio, quelle che si informano dalle fonti sbagliate. Fino all'inizio del secolo scorso, prima dell'avvento dei vaccini e degli antibiotici, l'aspettativa di vita era di 40-50 anni. Si moriva molto prima, soprattutto di malattie infettive.

Poi sono arrivati i vaccini.

E il loro successo è stato tale che ci si è dimenticati di queste malattie, che però non sono scomparse. Solo il vaiolo è stato definitivamente eradicato. Se abbassiamo la copertura, sono pronte a tornare.

Il governo ha reintrodotto per decreto l'obbligatorietà dei vaccini.

Un passo necessario. L'Organizzazione mondiale della sanità ha più volte richiamato il nostro paese per l'insufficiente copertura rispetto al morbillo: quest'anno abbiamo già registrato tremila casi, alcuni con complicanze anche gravi. Numeri allarmanti, se si pensa che l'anno scorso in 53 paesi si sono registrati complessivamente 5 mila casi.

Non ritiene che sia mancata una informazione corretta, più capillare?

In parte, sì. Ma direi che in generale c'è una mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni. Si pensa che siano corrotte, che nascondano la verità. La vera sfida è questa: riconquistare la fiducia.

Una volta raggiunta un'adeguata copertura, in futuro si potrà non vaccinare più?

No, perché la soglia del 95% può sembrare alta, ma se andiamo al di sotto i germi ricominciano a circolare e possono colpire. Ad esempio, per il morbillo calcoliamo che siano decine di migliaia i bambini non vaccinati: non c'è dubbio che saranno colpiti; dobbiamo solo aspettare.

Anche l'ambiente influisce sulla salute.

L'Istituto Superiore di Sanità si è riorganizzato e ha oggi un Dipartimento ambiente e salute che interviene in tutte le crisi ambientali del nostro paese: dall'Ilva alla “terra dei fuochi”, per citare le emergenze più eclatanti. Ma soprattutto vuole lavorare con le istituzioni per prevenirle.

La prevenzione è salute.

Prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione sono tutte ugualmente importanti.

Quali fattori incidono sulla salute?

L'86% delle malattie degli italiani è dovuto a quattro fattori di rischio, legati al comportamento: si mangia troppo e male, si fa poca o nulla attività fisica, si beve troppo alcol e si fuma.

L'Istituto Superiore di Sanità cosa fa per rendere un po' meno disuguale la salute in Italia?

L'Istituto mette a servizio della comunità 2.500 ricercatori e tecnici, offrendo strumenti e soluzioni.

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