anno 92 - n° 32 - E la strada ci apre...
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Una riflessione di don Bepi Grosselli

L’Assunta sui monti

Per la Madonna d’agosto, la nostra gente ha imparato a fermarsi: fa scoppiare una diffusa festa, prima a valle e poi anche sui monti. Non mancano gli ingredienti della popolarità montanara più genuina.

Percorsi: assunta - preti trentini
Parole chiave: preti (381), Assunta (12), devozione (300)
Monsignor Giuseppe Grosselli sarà omaggiato a Garniga Terme  sarà omaggiato a Garniga Terme

Monsignor Giuseppe Grosselli sarà omaggiato a Garniga Terme sarà omaggiato a Garniga Terme

Volevano sopprimere la festa dell’Assunta. Ma chi? I portaborse di Napoleone, per lasciar spazio alle celebrazioni in onore del vitello d’oro vincente: il loro capo, infatti, era nato in Corsica proprio il 15 agosto. Era sconveniente che, in quel giorno, si dovesse andare in chiesa ad ascoltare le pesanti parole del Magnificat: “ Ha rovesciato i potenti dai troni... ha disperso i superbi” (roba da teologia della liberazione). E allora? Con la complicità di qualche prelato s’è trovata una mediazione: sostituire la festa dell’Assunta con quella di San Napoleo (Carneade, chi era costui?). Il tutto con un decreto ufficiale del 19.02.1806. Per fortuna, il card. Di Pietro (proprio così), su ordine di Papa Pio VI,I si oppose: finì in carcere, così come il Papa finì in esilio a Fointainebleu.

Ma il mondo va avanti. E non è detto che vada sempre per il verso peggiore. Negli ultimi anni, dopo la definizione di Pio XII nel 1950, se ne son viste di belle. Per la Madonna d’agosto, la nostra gente ha imparato a fermarsi: fa scoppiare una diffusa festa, prima a valle e poi anche sui monti. Non mancano gli ingredienti della popolarità montanara più genuina: ritrovarsi in molti, assicurare un momento religioso forte (Messa cantata), consumare un pasto alla buona, tra il verde e l’allegria.

Così le montagne son diventano cattedrali: i fuochi d’incenso si intrecciano con le laudi sacre e profane: dal Calisio a Proves, dal Bondone al Roen, dal Catinaccio all’Adamello, dal Tesino agli Altipiani di Asiago-Lavarone-Folgaria. Al cader della giornata, giù a valle, un serpentone di fiaccole illumina le strade: un anno, Moena ha imbastito un corteo di 3.000 partecipanti, Levico ha convogliato 2500 persone!

Nulla che abbia il sapore della processione, ma neanche il taglio della manifestazione sindacale. C’è solo un popolo - spesso plurilingue ed ecumenico - al seguito di una banda che ritma l’incedere silenzioso della jeep dei Pompieri o del Soccorso Alpino, da cui, attraverso l’altoparlante, arriva qualche messaggio religioso per dar corpo alla riflessione. Più tardi spunterà qualche novità, offerta della creatività locale e qualche bizzarra rappresentazione giovanile.

Sentite questa: c’è qualcuno che ci invita, con insistenza, a “intercettare la domanda del nostro tempo e a proporre risposte originali e pertinenti”. Ci sprona ad “evangelizzare la cultura”, affidando l’operazione non solo alle grandi scuole, ma anche alle agenzie culturali disseminate sul territorio: dalle parrocchie alle associazioni (compresa la Pro Loco) che hanno lo scopo di animare in positivo i comportamenti sociali, gli usi e i costumi e l’etica collettiva delle istituzioni.

Forse aveva ragione chi, qualche decennio fa, proponeva questa analisi: la cultura trentina ha conservato con cura certe tradizioni, per cui si è verificato un particolare meccanismo di reciproca interazione fra crisi della modernità e persistenza di valori tradizionali. Questi ultimi non subirono un’ ineluttabile scomparsa bensì una rielaborazione adeguata ai tempi.

Così l’icona partita dal popolo, si ripropone, di generazione in generazione, con linguaggi diversi. Trentino holy Land? Ma no...il Trentino non è terra santa, ma terra che ama essere quello che è: fatta di gente che, senza complessi, né di superiorità né di inferiorità... e che semina sulla sua cronaca feriale colpi d’ala.

Buona Assunta a tutti... con grande nostalgia.

L’Assunta sui monti
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