La difficile geografia politica

Inevitabilmente il profilo del candidato uninominale avrà un suo peso nell’attirare o nel respingere i consensi

La discussione sul ridisegno dei collegi elettorali appassiona solo gli addetti ai lavori, e neppure tutti perché l’argomento è importante , ma molto noioso. Quel che si può dire in generale è che i collegi molto ampi per l’uninominale porranno più di un problema. Del resto era impossibile disegnare collegi piccoli visto il loro numero relativamente basso e il fatto che sono anche le circoscrizioni dove varranno le “liste corte” del proporzionale”.

Quale è la questione su cui dovranno riflettere i partiti? Quella per cui inevitabilmente il profilo del candidato uninominale avrà un suo peso nell’attirare o nel respingere i consensi e siccome il voto è unico ciò avrà conseguenze sulla raccolta dei voti di lista.

Facciamo qualche esempio. In ogni collegio uninominale ogni candidato è sostenuto da più liste, tranne quello di M5S che corre da solo. In quest’ultimo caso non c’è problema: chi vuole quel partito vuole anche quel candidato e viceversa. I sostenitori di un partito coalizzato avranno invece le loro gatte da pelare. Mettiamo il caso di una ipotetica alleanza fra PD, Pisapia, centristi (con o senza Alfano ancora non si sa), radicaleuropeisti. Gli elettori di ciascuno di questi partiti devono convergere sul candidato comune all’uninominale, ma ci si chiede se lo faranno in presenza di candidati fortemente connotati per l’appartenenza. I centristi e quelli di Pisapia voterebbero un renziano duro e puro? I PD e i centristi voterebbero un candidato molto connotato nella sinistra critica di Pisapia? In tempi di disciplina di partito forse il problema si sarebbe posto solo per quote marginali, ma ormai la disciplina ideologica o di parte è molto ridotta, per non dire assente.

Ovviamente è questione che tocca tutti i partiti coalizzati, perché la stessa problematica si porrà nel rapporto, per dire, fra candidati leghisti e votanti dell’area moderata di FI e viceversa. La cosa non tocca o tocca pochissimo raggruppamenti molto connotati ideologicamente come Mdp e i suoi alleati (se ne avrà), ma in quei casi ci sono anche scarse probabilità di vittoria nell’uninominale (lì più che altro disperderanno voti).

Come pensano di risolvere la questione i partiti? La risposta che è tradizionale nei sistemi integralmente uninominali è di presentare candidati poco connotati o trasversali. Essendo difficile da noi trovare figure che rispondano a queste tipologie sembra si faccia strada l’idea di puntare su persone che esprimono non il ceto politico, ma la società civile. Facile a dirsi, assai meno a farsi. Il primo problema è che così facendo si tolgono posti per gli uomini di partito inclusi i parlamentari uscenti. Nelle ultime elezioni c’era già stato un certo turn over sicché i parlamentari disposti a farsi da parte non sembrano essere in gran numero.

C’è però una questione ancora più rilevante. Essendo i collegi molto ampi non è semplice trovare candidati “civici” che siano davvero conosciuti in tutta quell’area. Chi viene dalle professioni, dal mondo accademico, e cose simili non è di solito noto oltre la sua cerchia di diretto riferimento e quella molto raramente è in grado di garantire da sola l’alto numero di voti necessari per riuscire. Significa che i partiti, o meglio la coalizione, deve spendere e non poco per la propaganda elettorale, con il problema che quanto più di necessità si spinge a costruire il “personaggio” per l’uninominale, tanto meno rimane a disposizione per sostenere la lista nel proporzionale. Ora le casse dei partiti non sono messe bene, soprattutto quelle delle formazioni minori. Ma come si potrà pretendere che i partiti maggiori si svenino per sostenere quelli che nonostante tutto sono nel proporzionale i loro concorrenti? Non si dimentichi che per i partiti maggiori disporre di un’alta percentuale di voti è essenziale per competere poi nelle consultazioni al Quirinale per l’incarico per la formazione del nuovo governo. D’altro canto però se non si investe sul “personaggio” che si candida per l’uninominale la partita è persa in partenza e lì non vale sapere se era attribuibile a questa o a quella lista: avere degli insuccessi nell’uninominale oltre che incidere sul numero dei parlamentari che saranno eletti significa avere un danno di immagine notevole.

Come si vede è un bel rebus ed è da sperare che l’arrovellarsi su questi rompicapi non faccia perdere del tutto la testa ai partiti in campo.

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina