anno 93 - n° 08 - Noi allo specchio
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Proiezioni

15:17 lezione all'Europa

Ore 15 e 17 Attacco al treno l’ultimo film di Clint Eastwood, racconta i ragazzi americani che hanno evitato il massacro sul treno da Amsterdam per Parigi il 21 agosto 2016.

Parole chiave: cinema (1218), guerra (840)

Il terzo atto della trilogia di Clint Eastwood sugli eroi contemporanei è nelle sale da qualche settimana. Dopo Chris Kyle, il cecchino in Iraq di American Sniper (2015) e Chesley Sullenberger, Sully (2016), che nel 2009 riuscì ad ammarare con un Airbus sulle acque dell'Hudson, è la volta dei tre ragazzi californiani che il 21 agosto del 2015 riuscirono a bloccare un terrorista islamico sul treno per Parigi.

Per soggetto e tema, questo terzo capitolo rappresenta il punto di incrocio tra i due precedenti. Da un lato c'è la reazione istintiva di tre ragazzi in vacanza in Europa, che salva le vite di molte persone su di un treno, dall'altro almeno due di quei ragazzi sono militari e corrispondono al modello ideale rappresentato da American Sniper.

In particolare vi aderisce Spencer Stone, soggetto principale dell'azione. 23 anni, come Alek Skelatos e Anthony Sadler con i quali condivide anche l'origine – Sacramento in California – un'infanzia priva di padri e scolasticamente disadattata. Comune è la formazione cristiana e insieme – come non vi fosse contraddizione - la passione per armi e giochi di guerra che poi lo porterà a cercare la carriera militare. Non nei tiratori scelti, tuttavia, ma nei reparti di intervento e soccorso. Anche l'atto eroico di cui sarà protagonista, non avviene imbracciando armi, ma gettandosi a mani nude contro l'uomo armato di kalashnikov, che fortunatamente si inceppa, e poi riuscendo a bloccare l'emorragia del passeggero colpito dal terrorista.

Eastwood sceglie di mostrarci chi sono questi ragazzi, alternando ampi flashback biografici alla breve azione che si sta preparando. Ma soprattutto sceglie di farlo con i protagonisti veri dell'azione (accanto ai tre, alla fine, c'è anche, non nominato, il britannico Chris Norman che li aiutò) e sceglie di realizzarlo con modi anti-cinematografici, quasi fosse il video che i tre si fanno, come i selfie che scattano durante le tappe del tour europeo. Perché al centro di tutto sta la normalità, se non la banalità, di questi giovani che, però, sentono, in un momento di crisi come questo, di dover agire e non subire passivamente.

Il concetto è ripreso da François Hollande nella cerimonia di conferimento della Legion d'onore, all'Eliseo – anche questa scena è documentaristica con un intervento non raffinato di ricostruzione: «C'è sempre qualcosa da fare di fronte all'aggressione, anche quando appare smisurata... In primo luogo spetta ai poteri pubblici, in Europa e in Francia, prendere le misure necessarie. Al di là di questo c'è la responsabilità individuale. Voi avete mostrato che di fronte al terrore c'è la possibilità di resistere. Spencer Alek, voi siete soldati. Altri che non lo sono si sono levati con voi. Di fronte al terrorismo è solo sollevandoci insieme che vinceremo».

Una lezione che presenta aspetti contraddittori e problematici, specie a ridosso dei fatti di Florida. Una lezione che oggi, in Europa, rischia di suonare trumpista. Ma sicuramente una lezione da rispolverare e approfondire, in fretta.

15:17 lezione all'Europa
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