“Non solo dentro”, il giornale dei detenuti di Spini di Gardolo esce assieme a Vita Trentina

Il giornale dei detenuti “dentro” Vita Trentina. Presentata la nuova iniziativa editoriale dell’Apas con il settimanale diocesano. Poi l’annuncio: don Mauro Angeli è il nuovo cappellano della casa circondariale di Trento

Non poteva essere più tempestiva l’uscita in edicola, con Vita Trentina, del giornale dei detenuti del carcere di Trento, da giovedì 22 marzo pubblicato come inserto del settimanale diocesano. Realizzato dai detenuti della Casa Circondariale insieme ai volontari dell’Apas (Associazione Provinciale per l’Aiuto Sociale), nell’ambito di un’attività avviata da quattro anni all’interno della struttura di Spini di Gardolo, il giornale arriverà da giovedì anche nelle case degli abbonati al settimanale. Proprio all’indomani della riforma dell’ordinamento penitenziario approvata dal governo; una riforma che prevede, tra l’altro, una riduzione del ricorso alla detenzione in favore di misure alternative al carcere.

Stampata in precedenza come supplemento al bollettino dell’associazione Apas “Oltre il muro”, la rinnovata testata muta il titolo da “Dentro” a “Non solo dentro. Parole dal carcere” e uscirà come inserto trimestrale. Si propone di diventare non solo lo strumento che raccoglie le voci interne al carcere, ma anche un organismo di trasmissione con la comunità trentina, come ha ribadito nella presentazione alla stampa mercoledì 21 marzo presso l’Ufficio Stampa diocesano a Trento don Marco Saiani, vicario diocesano e presidente della cooperativa editrice Vita Trentina.

Don Marco Saiani, nella sua doppia veste, ha prima di tutto informato della nomina di don Mauro Angeli, sacerdote diocesano, a nuovo cappellano della casa circondariale di Trento, al posto del comboniano padre Stefano Zuin, a sua volta subentrato nel Natale 2017 al compianto padre Fabrizio Forti, e a fine mese in partenza per la missione, nel Sud Sudan. Sia la nomina di don Mauro – che proprio mercoledì ha compiuto 35 anni ed era già impegnato in percorsi di avvicinamento al carcere con i giovani della pastorale universitaria, di cui è responsabile dal 2016 – sia l’investimento nella nuova pubblicazione rappresentano, ha detto don Saiani, un segno di attenzione della Chiesa trentina al mondo del carcere. “Abbiamo chiesto questo impegno a un sacerdote giovane, pur in presenza di tante necessità, proprio per significare l’attenzione della nostra diocesi di Trento”, ha ribadito don Saiani, ricordando che fino ad ora erano sempre stati dei religiosi ad occuparsi dell’assistenza spirituale in carcere.

Il direttore di Vita Trentina, Diego Andreatta, ha presentato “la nuova fatica editoriale” che si apre con un editoriale che affronta il tema della certezza della pena. In prima pagina anche la riflessione di Paolo sull’esperienza della vita in carcere, mentre all’interno si esprime un ringraziamento per la presenza di don Stefano Zuin. Spazio anche alla Garante dei detenuti Antonia Menghini, che si presenta ai lettori e tratteggia i compiti del suo ufficio e al teatro in carcere con la rappresentazione di “A nord di nessun sud” ideata e diretta da Emilio Frattini.

“La rivista – ha detto Andreatta – raccoglie il frutto di anni di attività dell’associazione Apas in carcere e punta ad ampliare, ogni tre mesi, in allegato al settimanale diocesano, la diffusione dei contenuti elaborati dalla redazione all’interno del carcere di Spini di Gardolo”. Responsabile della redazione è Piergiorgio Bortolotti. Impossibilitato ad essere presente all’incontro, Bortolotti ha inviato un breve messaggio, letto da Andreatta, nel quale sottolinea la volontà della redazione del giornalino carcerario – il numero dei redattori varia da 10 a 15 persone – di instaurare attraverso le pagine “un dialogo con il mondo di fuori, del quale, sia pure reclusi, si sentono a tutti gli effetti parte”e al quale, un giorno “vicino o lontano nel tempo” torneranno. Sono persone, afferma Bortolotti, “consapevoli degli sbagli commessi” e nelle quali “è vivo il desiderio di voltar pagina”: ed “è interesse di tutti, non solo loro, operare perché questo avvenga e avvenga nel modo migliore”. “La speranza è il rischio da correre… abbiamo scritto accanto al titolo della testa, ed è questo che ci proponiamo attraverso questa piccola attività”, conclude Bortolotti. Per dialogare con la redazione del giornalino, si può mandare una e-mail all’indirizzo info@apastrento.it oppure dialogo@vitatrentina.it, ha precisato Andreatta, esprimendo in conclusione compiacimento in quanto “in Italia non vi sono molte realtà analoghe, di giornalino realizzato in carcere pubblicato insieme alla rivista diocesana, anche se ci sono numerose esperienze di giornale in carcere, ma dalla circolazione interna e molto contenuta”.

Soddisfazione per le nuove, inedite e più ampie possibilità di diffusione della voce delle persone detenute hanno espresso i rappresentanti dell’Apas. Il presidente dell’associazione, Bruno Bortoli, ha osservato che “l’offerta di Vita Trentina permette non solo una diffusione più ampia dei contenuti prodotti, ma soprattutto di informare e sensibilizzare la popolazione su temi a noi cari e congeniali”, mentre il direttore dell’associazione, Aaron Giazzon, ha ricordato l’impegno dell’Apas esercitato anche attraverso il volontariato e il sostegno della Provincia autonoma di Trento, attraverso la convenzione sulla legge provinciale n. 35. “La rivista nasce per essere luogo di riflessione e di approfondimento non solo sul carcere, ma sulla vita stessa dei detenuti”, ha concluso, ringraziando in particolare la Garante dei detenuti Antonia Menghini, presente sul giornale con una lunga intervista.

Quest’ultima, nel suo intervento, ha parlato con accenti commossi, dicendosi contenta della “bella notizia” della nomina di don Mauro Angeli. Dei suoi primi sei mesi da Garante dei detenuti, Antonia Menghini ha colto in particolare la necessità, per i detenuti, di avere delle relazioni, di riuscire a trovare canali di comunicazioni: la rivista offre loro un’opportunità in tal senso “e di questo ringrazio la Chiesa trentina e il settimanale Vita Trentina”.

Dal canto suo don Mauro Angeli, fresco di nomina, si è detto convinto che “il carcere ha molto da dire”, che “le ‘parole del carcere’ sono importanti” perché lì dentro “c’è sofferenza, c’è riflessione”. “Mi avvicino al carcere in punta di piedi”, ha sottolineato don Mauro, che in passato è stato viceparroco a Trento (nelle parrocchie di Sant’Antonio e del Sacro Cuore), quindi segretario dei vescovi Luigi Bressan, fino al 2013, e Lauro Tisi, fino al settembre 2017. “E’ un ambiente – ha detto – dove si impara anzitutto ad ascoltare. Spero di riuscire a farlo in modo adeguato, aiutando nel contempo la comunità trentina, cominciando da quella ecclesiale, a sentire il carcere come un luogo che merita grande attenzione e vicinanza da parte di tutti”.

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