anno 93 - n° 13 - L'ultimo grido
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Le risposte al questionario della Caritas diocesana

I sindaci: “Accogliere i profughi fa bene ai Comuni”

Accogliere le persone richiedenti asilo è stata un’esperienza positiva per la maggior parte delle comunità altoatesine. Questa la conclusione che si ricava dal questionario proposto ai sindaci dalla Caritas diocesana di Bolzano-Bressanone.

Parole chiave: politica (1752), solidarietà (1283), diocesi di Bolzano-Bressanone (190), convegno (205)

Lo pensa più della metà degli interpellati. Nella maggior parte dei comuni le paure iniziali si sono ridimensionate

Profughi in un centro altoatesino.

Profughi in un centro altoatesino.

Bolzano – Accogliere le persone richiedenti asilo è stata un’esperienza positiva per la maggior parte delle comunità altoatesine. Questa la conclusione che si ricava dal questionario proposto ai sindaci dalla Caritas diocesana di Bolzano-Bressanone. Ad essere interpellati, in forma anonima, sono stati i primi cittadini dei 21 comuni sede di uno o più centri di accoglienza per profughi. Hanno risposto in 18 e i risultati, apparentemente in controtendenza rispetto a quanto si pensi, confermano quanto rilevato dall’Osservatorio Caritas con i monitoraggi periodici svolti negli ultimi anni.

Il sondaggio ha voluto misurare quali effetti ha sulle comunità interessate la presenza di un centro di accoglienza. Se prima dell’apertura delle case l’opinione pubblica in 11 comuni si era mostrata “neutrale” fino a “molto negativa”, oggi essa è positiva quasi ovunque (solo in un comune è peggiorata e in quattro è rimasta invariata). Nella maggior parte dei comuni le paure iniziali si sono ridimensionate (in sette sono rimaste uguali). “Più della metà dei sindaci pensa che la presenza dei richiedenti asilo abbia un impatto positivo sulla disponibilità della popolazione e sull’interazione sociale”, dicono gli operatori Caritas. La circostanza è confermata anche dal dato relativo all’aiuto volontario profuso da parte della popolazione. “In tutti i comuni, fin dall’inizio, numerose persone si sono dimostrate pronte ad aiutare i nuovi arrivati”. Un atteggiamento che la Caritas conferma aver sperimentato direttamente nelle undici strutture per rifugiati che gestisce. “Ma anche dove le strutture sono affidate a altre organizzazioni, i volontari delle parrocchie sono spesso in prima linea nell’accoglienza e nel lavoro d’integrazione”.

Tutti i comuni che ospitano centri di accoglienza si sono messi in comunicazione tra loro e nella maggior parte hanno luogo regolari incontri di rete. I sindaci apprezzano l’impegno volontario dei richiedenti asilo nei lavori socialmente utili: 15 su 16 comuni, dove è stato possibile sperimentarlo, hanno dichiarato di avere avuto esperienze positive in questo senso.

Per i rappresentanti comunali le sfide più grandi da affrontare per quanto riguarda le persone richiedenti asilo sono ora la ricerca di un’abitazione e di un impiego. Come vedono i comuni il loro futuro con i rifugiati? Quasi tre quarti dei comuni (72 per cento) presume che la maggioranza dei profughi, dopo aver ricevuto risposta positiva alla domanda di asilo, non rimarrà sul territorio comunale. Dettaglio interessante: cinque comuni sperano che i rifugiati rimangano.

Biglietto su un centro di accoglienza della Caritas altoatesina.

Biglietto su un centro di accoglienza della Caritas altoatesina.

“In sintesi possiamo dire che per la maggior parte dei sindaci intervistati, rispetto all’arrivo e alla presenza sul proprio territorio di richiedenti asilo, prevalgono i benefici”, dice la Caritas diocesana. Questo è il frutto anche del lavoro di animazione della comunità. “La presenza di queste persone aiuta tutti noi ad allargare lo sguardo sul mondo e ad assumerci ognuno le proprie responsabilità: come singoli, come comunità, come pubbliche istituzioni. Questo è vero soprattutto in questi giorni di preparazione alla Pasqua, quando riflettiamo su valori come la condivisione, il mettersi al servizio del prossimo, il dare alla vita un senso che vada oltre i nostri piccoli e sciocchi egoismi”.

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