anno 93 - n° 17 - Curia, riforma al via
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Agitu Idea Gudeta, la pastora che “salva” le capre che rischiavano l’estinzione. La sua azienda agricola più che una ditta o un marchio è una filosofia di vita

Dagli altipiani d’Etiopia alla val dei Mocheni

Agitu Idea Gudeta, donna etiope, è in Trentino da diversi anni. Prima in Val di Gresta e adesso in Val dei Mocheni. L’azienda agricola, con annesso piccola caseificio, “La capra felice”, più che una ditta o un marchio è una filosofia di vita.

Parole chiave: pastorizia (12), montagna (1292), mestieri (255), personaggi (1016)
Val dei Mocheni - Agitu Idea Gudeta tra le sue capre. -

Val dei Mocheni - Agitu Idea Gudeta tra le sue capre. -

A vederla, in un giovedì mattina di sole abbagliante, verso mezzogiorno, al suo banchetto mentre vende i suoi prodotti, desta meraviglia. Perché è un continuo scorrere di gente - donne e giovani per lo più - che si intrattengono e comprano da lei. Sono sorrisi e sono abbracci che si intrecciano. Un mercato vivace e umano.

E’ fatta così Agitu Idea Gudeta, donna etiope, in Italia e in Trentino da diversi anni. Prima in Val di Gresta e adesso in Val dei Mocheni. L’azienda agricola, con annesso piccola caseificio, “La capra felice”, più che una ditta o un marchio è una filosofia di vita, un programma ben accetto e gioviale. Un modo duro di lavorare, ma anche “libero”, a contatto con la natura. Un invito a rivedere il nostro stesso modello di sviluppo occidentale.

In Val dei Mocheni, vicino a Frassilongo, Agitu ha recuperato dall’abbandono e dall’incuria un terreno in parte scosceso, impervio, di circa 11 ettari. Il lavoro non manca, anzi abbonda, è la qualità che è diversa. Dalle 5 del mattino fino alle 5 di sera, tutti i giorni, 365 giorni all’anno. Si tratta di salvare la “pezzata mochena” e la “camosciata delle Alpi”, due tipi di capre che rischiavano l’estinzione. “Sono animali molto rustici – osserva -, sono poco esigenti, ottime capre pascolatrici”. “Possono restare pascolando all’aria aperta praticamente tutto l’anno con evidente risparmio sia sui costi di gestione che sui mangimi necessari”.

Si avvale, questa giovane pastora, di un giovane profugo e accoglie stagisti che desiderano cimentarsi con la vita contadina. Non regna certo la solitudine in questo posto di montagna. Si assiste ad un via vai continuo. Tante amiche e amici che si è saputa mantenere nel corso di questi anni. Sono numerose le persone che vanno a trovarla e si intrattengono con lei, qualcuno per curiosità, altri perché vorrebbero intraprendere un’azione d’intrapresa del genere.

Soprattutto colpisce il suo senso dell’amicizia e la sua concezione del tempo, su questi crinali il suo essere “donna africana”, i suoi ricordi africani, i racconti dei nonni sulla vita contadina dei pastori seminomadi. Tutto questo ha lasciato in Agitu una traccia profonda, convinzioni radicate. Torna in mente il lentius, profundius, suavius di Alex Langer: più lentamente, più profondamente, più dolcemente. Nel mondo di oggi, valori rovesciati. L’amicizia, per Agitu, è un valore primario a cui non si può derogare, che va coltivata e valorizzata nei gesti ancor prima che nella parole; il senso del tempo, per lei, comporta un “perdere tempo”, il valore sommo delle relazioni (e certamente, però, quando occorre bisogna agire, non trastullarsi in chiacchiere).

Era arrivata a Roma da Addis Abeba per studiare sociologia una ventina d’anni fa, giovanissima. In questo tempo largo ha sempre cercato di mantenere un contatto costante con la sua terra amata, l’Etiopia; un’attenzione particolare per la zona di Mojo; la denuncia della costruzione di un cementificio a cielo aperto che compromette l’ecosistema della zona e crea gravi danni alla salute dei suoi abitanti; la lotta più generale al fenomeno del “land grabbing”, l’accaparramento di terre sempre più estese e produttive da parte delle multinazionali e dei cinesi.

Su questo Agitu si batte come una leonessa gentile, con la sua dolcezza e il suo bel sorriso, ma con una tenacia da donna africana, determinata e decisa. Non a caso è interdetto un suo ritorno in Etiopia: il suo senso della libertà non coincide con le strette autoritarie del regime etiope. Ma lei non si scoraggia, è sempre molto interessata alle questioni della sua terra, a questioni pratiche per aiutare famiglie contadine; niente di retorico, tutto molto pratico e concreto, come è nel suo stile.

Come risulta concreto ed efficace il suo modo di “combattere” la presenza dell’orso che può disturbare le sue capre. “Quando vedo impronte o segnali della sua presenza, mi chiudo in auto con dei petardi. Basta fare un po’ di rumore e so che il mio vicino andrà da un’altra parte”.

Agitu produce anche creme da mani e da viso, tutte rigorosamente bio. Le vendite on-line vanno bene. Non disdegna l’e-commerce che convive con una vita agreste, sobria, essenziale. Apertissima nei rapporti umani. Uno stile che indica forse una strada, quello di Agitu, per non soccombere e ritrovare il meglio di se stessi.

Dagli altipiani d’Etiopia alla val dei Mocheni
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