anno 93 - n° 24 - Con le api si vola
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“Quando venne a tifarci tutto il paese...”

Settant'anni fa, la sezione del paese della Democrazia Cristiana guidata da Bruno Lorandini, decise di fondare una nuova squadra di palla tamburello: il Libertas Segno.

Percorsi: sport - tamburello
Parole chiave: Libertas Segno (1), Territorio (18145), sport (2967), tamburello (70)

La storia del glorioso Libertas Segno di tamburello, fondato nel 1948, nei ricordi di uno dei primi giocatori, Riccardo Magnani. Presente, assieme ad altre figure storiche, ai festeggiamenti per i settant'anni dell'Unione Sportiva

Ai festeggiamenti per il settantesimo di fondazione, il nuovo e il vecchio direttivo dell'US Segno

Ai festeggiamenti per il settantesimo di fondazione, il nuovo e il vecchio direttivo dell'US Segno

Settant'anni fa, la sezione del paese della Democrazia Cristiana guidata da Bruno Lorandini, decise di fondare una nuova squadra di palla tamburello: il Libertas Segno. Una passione tramandata oggi, a settant'anni di distanza, a tanti giovani atleti anche grazie ai primi giocatori, Mario Chini, Riccardo Magnani, Valerio Chini, Natale Lorandini e Carlo Covi, rimasti nella storia per le grandi imprese sportive - vinsero tutto quello che c’era da vincere - e per le loro vite personali, storie di ordinaria quotidianità per i giovani degli anni Cinquanta.

“Prima del ’48 si giocava soltanto a palla piombina a Segno, si colpiva con le mani, poi per scelta politica è arrivato il tamburello che si giocava già in altri paesi della valle”, ci racconta Riccardo Magnani ricordando quegli anni pioneristici e quel gruppo vincente del quale rimangono soltanto lui e Mario. “Noi eravamo giovanissimi giocatori, che si dividevano tra il lavoro e qualche spazio ritagliato per dare due colpi alla palla”.

Il glorioso Libertas Segno, fondato nel 1948

Il glorioso Libertas Segno, fondato nel 1948

Il pensiero di Riccardo va ai compagni di avventura. Sono i ricordi più belli. “Con Valerio Chini eravamo come fratelli, ci univa un forte legame di amicizia, a Rallo per tutti era ‘el capriol’ perché si muoveva con grande agilità”. Godeva di grande stima tanto che, nel 1957, quando a Segno nacquero due gemelli, vennero chiamati proprio Riccardo e Valerio, in onore dei due grandi giocatori. “Mario Chini, il più giovane, arrivava a prendere le palle dappertutto, Natale era invece il più ‘anziano’ del gruppo, classe 1918”.

Poi ritornano alla mente le partite, gli scontri tra Taio e Segno, storicamente rivali in tutto: “Eravamo a Tuenno, di Taio c’erano le squadre di rappresentanza della serie A e B, il presidente del Taio di allora Vittorio Gosetti ci disse ‘vi lasciamo fare 2, 3 giochi’ e Valerio rispose ‘zugian e veden!’. Alla fine sono stati loro a fare soltanto due giochi. Quella volta giocava con noi anche mio fratello, abbiamo fatto sei partite, l’ultima contro il Coredo che era buio – ricorda ancora Riccardo - venne a tifarci tutto il paese trasportato fino a Rallo sul cassone di un camion, alle tre di notte festeggiammo tutti”.

Riccardo Magnani (il primo da sinistra) alla festa del settantesimo.

Riccardo Magnani (il primo da sinistra) alla festa del settantesimo.

La passione di questi ragazzi non si fermava di fronte a nessun ostacolo: “Andavamo alle partite in bici, in val di Non, a Trento, anche ad Aldeno”. Passione e tanto spirito di gruppo. Come tante sono le storie da raccontare. “Eravamo a giocare a Trento in piazza alle Mura, quella volta abbiamo vinto 3 partite e per regalo ci hanno portati al ristorante a mangiare, come dicevamo noi ‘polenta e fritto’ (polenta e fegato, ndr). Non ci potevamo credere – ricorda con il sorriso Riccardo - l’unica volta che potevamo andare a mangiare fuori abbiamo dovuto accontentarci di un piatto che a casa mangiavamo tutti i giorni! Ma, è ovvio, lo accettammo di buon grado”.

Magnani fu presidente dell’Unione Sportiva Segno dal’58 al ’60 e partecipò attivamente al processo di realizzazione del sferisterio del paese. Nulla però rimane a lui più caro che quella prima squadra di serie B scioltasi nel ’51. I destini dei giovani si divisero: Riccardo andò a lavorare in Piemonte, Valerio, dopo aver giocato un paio di anni nel Mezzocorona, in Francia e Carlo in Sicilia. L’ultima partita si tenne a Coredo: “Natale disse ‘no gè la fen!’ e io risposi ‘basta che non fai falli!’”. Non li fece e fu vittoria.

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