anno 93 - n° 38 - L'imbuto
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Viaggio apostolico nei Paesi Baltici

Il Papa: Libertà è ospitare le differenze

Il viaggio del Papa nei Paesi Baltici, 25 anni dopo quello di Giovanni Paolo II. Libertà la parola-chiave per Lituania, Lettonia ed Estonia. Con un messaggio preciso all'Europa

Parole chiave: memoria (409), fascismo (45), razzismo (95), giovani (2209), ecumenismo (250), pace (746), Papa Francesco (547)

L'invito di Papa Francesco a vigilare su “qualsiasi nuovo germe pernicioso” che possa aggirarsi per l’Europa sotto forma di “canti di sirene”

Dal 22 al 25 settembre Papa Francesco è stato in visita in Lituania, Lettonia ed Estonia. Nella foto, l'arrivo in Piazza della Libertà a Tallinn (...

Dal 22 al 25 settembre Papa Francesco è stato in visita in Lituania, Lettonia ed Estonia. Nella foto, l'arrivo in Piazza della Libertà a Tallinn (Foto Vatican Media/SIR)

È la libertà – da coniugare con la memoria intesa come carburante per il futuro – la parola chiave del 25° viaggio di Papa Francesco in Lituania, Lettonia ed Estonia, 25 anni dopo Giovanni Paolo II e 100 anni dopo la conquista dell’indipendenza. Nell’angolo di Europa che ha più sofferto prima per la persecuzione nazista e poi per la dominazione sovietica, il Papa ha voluto lanciare un messaggio preciso all'Europa e ai suoi mali del benessere, che non vuol dire automaticamente “vivere bene”, come ha spiegato nella tappa finale in Estonia.

Libertà è “ospitare le differenze”, ha detto Francesco fin dal suo primo discorso sul suolo lituano. A Vilnius, davanti al monumento delle vittime delle occupazioni e lotte per la libertà, luogo-simbolo del passato tragico del Paese, il Papa ha pregato perché la memoria di chi ha sofferto sia stimolo ad impegnarci oggi “contro ogni ingiustizia”, “per non adeguarci agli slogan semplificatori e ad ogni tentativo di ridurre e togliere a qualsiasi persona la dignità”. Nella Messa finale a Tallin, il Papa si è rivolto a tutte le tre repubbliche baltiche: “Voi non avete conquistato la vostra libertà per finire schiavi del consumo, dell’individualismo o della sete di potere o di dominio”.

Il monito all'Europa

Guardando la “collina delle croci”, durante l’Angelus a Kaunas (Lituania), davanti a 100mila persone il Papa ha ricordato il 75° anniversario della distruzione del Ghetto di Vilnius, denunciando l'atteggiamento nazista che portò all'annientamento della comunità ebraica: “Sottomettere i più fragili, usare la forza in una qualsiasi forma, imporre un modo di pensare, un’ideologia, un discorso dominante, usare la violenza o la repressione”. Poi l'invito a fare memoria di quei tempi per “vigilare con attenzione” e “scoprire in tempo qualsiasi nuovo germe di quell'atteggiamento pernicioso” che possa aggirarsi per l’Europa, “qualsiasi aria che atrofizza il cuore delle generazioni che non l’hanno sperimentato e che potrebbero correre dietro quei canti di sirena”.

Artigiani dei legami

Nell’incontro ecumenico nella cattedrale luterana di Riga, il Papa è partito dai temi cari all’ecumenismo – il dialogo e la ricerca dell’unità – per allargare lo sguardo all’intera società, dove i cattolici sono circa il 20% della popolazione. La fede deve risuonare come il suono di un organo, simile a quello che vibra nel Rigas Doms ed è il più antico d’Europa: “Se la musica del Vangelo smette di suonare nelle nostre case, nelle nostre piazze, nei luoghi di lavoro, nella politica e nell’economia, avremo spento la melodia che ci provocava a lottare per la dignità di ogni uomo e donna di qualunque provenienza, rinchiudendoci nel ‘mio’, dimenticandoci del ‘nostro’: la casa comune che ci riguarda tutti”.

L’antidoto alla solitudine e all’isolamento, i mali peggiori del nostro tempo, sta nella capacità di essere “artigiani dei legami”, ha detto incontrando le autorità, il giorno dopo, in Estonia.

Verso il Sinodo

Con i giovani di Tallin, riuniti alla Kaarli Lutheran Church, il Papa ha fatto uno schietto e articolato “mea culpa”. “Per noi è più facile parlare che ascoltare”, la prima denuncia rivolta agli adulti: “Tante volte le comunità cristiane si chiudono senza accorgersene e non ascoltano le vostre inquietudini”.

“Oggi qui voglio dirvi che vogliamo piangere con voi se state piangendo, accompagnare con i nostri applausi e le nostre risate le vostre gioie, aiutarvi a vivere la sequela del Signore”, l’empatia di Francesco. E ancora: “Quando una comunità cristiana è vera cristiana, non fa proselitismo: soltanto ascolta, riceve, accompagna e fa cammino, ma non impone”. “Abbiamo davvero bisogno di convertirci, di scoprire che per essere al vostro fianco dobbiamo rovesciare tante situazioni che sono, in definitiva, quelle che vi allontanano”. I giovani si indignano per gli “scandali economici e sessuali”, ha detto il Papa al suo uditorio: “Vogliamo rispondere, vogliamo essere una comunità trasparente, accogliente, onesta, attraente, comunicativa, accessibile, gioiosa e interattiva”. Un lancio importante verso il Sinodo sui giovani, che si apre il 3 ottobre.

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