anno 93 - n° 49 - Terrore a Strasburgo, angoscia per Antonio
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In un volume di mons. Costa il rapporto con Borgo

Degasperi e il suo “buon ritiro”

Tanto è già stato scritto e documentato rispetto alle radici valsuganotte di Alcide Degasperi, ma l’ultima fatica dello storico mons. Armando Costa riesce a fornirci ancora delle sorprese. Nel volume di quasi trecento pagine dal titolo familiare “Alcide Degasperi al Borgo e in Sella”, edito da Trentino Track Team col patrocinio delle amministrazioni locali, Costa compendia tutte le informazioni e soprattutto la documentazione fotografica relative ai rapporti che hanno legato il grande statista a Borgo Valsugana e alla valletta di Sella.

Parole chiave: sella_valsugana (1), Politica (1762), borgo (279), statista (11), ricordi (26)

Tanto è già stato scritto e documentato rispetto alle radici valsuganotte di Alcide Degasperi, ma l’ultima fatica dello storico mons. Armando Costa riesce a fornirci ancora delle sorprese. Nel volume di quasi trecento pagine dal titolo familiare “Alcide Degasperi al Borgo e in Sella”, edito da Trentino Track Team col patrocinio delle amministrazioni locali, Costa compendia tutte le informazioni e soprattutto la documentazione fotografica relative ai rapporti che hanno legato il grande statista a Borgo Valsugana e alla valletta di Sella. Si parte naturalmente dalle famiglie d’origine e dal matrimonio celebrato il 14 giugno 1922 a Borgo Valsugana per arrivare alla morte di Alcide nella villetta di Sella Valsugana, con il primo omaggio dei convalligiani alla sua figura, prima del trasferimento a Roma. La voce narrante è quella della figlia Maria Romana, attraverso vari racconti resi anche in epoche diverse, utili comunque a comprendere dall’interno le interpretazioni dei vari rientri in Trentino e a Sella: fossero per le vacanze estive, per qualche partita a bocce o raccolta di funghi o per la visita di cari amici come l’allora don Montini o don Giulio Delugan, primo direttore di Vita Trentina.

Spiega mons. Costa che il libro “non vuole ridurre Degasperi a dimensione “di paese”, ma si propone di contribuire alla consapevolezza che un “grande della Storia” è stato nostro concittadino in semplicità e modestia trovando al Borgo sostegno materiale e morale che gli assicurarono conforto e vigore per essere fedele nel servizio al bene comune”. Aggiunge che la lettura “sollecita a scoprire in lui il filo aureo dell’amore di Dio che lo statista chiamava “Provvidenza” e che, come la sua, sostiene anche la nostra vita”.

Quanto il “buon ritiro” fosse atteso da Alcide Degasperi si coglie anche nelle espressioni delle numerose fotografie inedite recuperate dagli archivi per questo volume: lo ritraggono con le bocce in mano, a colloquio con gli amici più fidati oppure con i familiari sulla caratteristica altalena. Molto interessanti sono i ritagli della stampa locale dell’epoca che sottolineano con immediata freschezza gli eventi e i particolari come il famoso crocifisso. Commovente la foto con pullover da montagna e pantaloni alla zuava al balcone e, nelle didascalia, il retroscena: “A Piero aveva detto: ‘Mi fai l’ultima foto per il ricordino?’”.

Degasperi e il suo “buon ritiro”
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