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Fatti e opinioni

L’Italia nel trauma dell’Europa

L’Italia non viene messa sotto processo e poi eventualmente sanzionata solo per quello che fa lei, ma per mandare segnali minacciosi che dissuadano altri a percorrere quelle strade.

Parole chiave: politica (1762), governo (350), manovra (26), Europa (599)

In situazioni di crisi trae profitto chi è capace di giocare un ruolo di leadership. Non ci pare il caso del presidente Conte

Quando i lettori avranno fra le mani questo articolo sapranno già le reazioni che le proposte del governo hanno ricevuto nell’ultimo vertice europeo, invece mentre lo scriviamo ne siamo all’oscuro. Tuttavia è dubbio che quella riunione produrrà risultati, essendo invece probabile che si faccia ancora un po’ di melina. Il governo italiano la presenterà come una prima apertura alle sue tesi, i vertici di Bruxelles come una dimostrazione di attenzione non pregiudizialmente ostile, che però non cancella le pesanti riserve su quel che viene proposto.

E’ difficile che nelle attuali contingenze si spinga il confronto oltre un certo limite. L’Unione Europea ha due gatte da pelare che non sono da poco. La prima è la questione della Brexit, con la May che messa in angolo chiede di essere sostenuta con concessioni nelle condizioni di uscita dall’Unione. E’ una questione ardua, perché da un lato potrebbe essere vantaggioso rifiutare costringendola ad andare ad elezioni anticipate se non addirittura ad un secondo referendum che potrebbe avere qualche prospettiva di ribaltare il primo. Dal lato opposto non si può sottovalutare il rischio che questa durezza provochi invece un sussulto dello spirito nazional-isolazionista britannico (cosa a cui non sono estranei tanti laburisti, a cominciare da Corbyn, cioè l’ipotetica alternativa al governo May): questo in definitiva destabilizzerebbe ulteriormente la situazione in quel paese che continua ad essere importante. Siccome si tratta comunque di fare una scommessa sul futuro ci sono da aspettarsi spaccature fra i 27 paesi.

La seconda questione riguarda la posizione del presidente francese Macron. Anche qui ci sono due facce del problema. La prima è che l’inquilino dell’Eliseo per sedare i tumulti ha promesso di porre mano ad una politica di spesa che metterà in crisi le regole europee di bilancio. E’ vero che la Francia non ha un debito pubblico preoccupante come quello italiano, ma insomma le regole sono regole. La seconda è che Macron al momento è la classica anatra zoppa: si era buttato in scelte politiche da talk show sottovalutando l’impatto che queste avrebbero avuto sulla gente normale e di conseguenza ha perso il crisma dell’uomo che può guidare l’Europa verso il futuro nel mondo globalizzato. La certificazione del ridimensionamento della cancelliera Merkel con il suo abbandono della guida della CDU non lo aiuta certo, mettendo in discussione il famoso motore franco-tedesco che avrebbe dovuto guidare l’Unione.

Da più parti si stima che questa ingarbugliata situazione giochi a favore dell’Italia. Ne dubitiamo per due ragioni. La prima è che in situazioni di crisi trae profitto chi è capace di giocare un ruolo di leadership nel tenere unito un universo che rischia di frantumarsi. Non ci pare il caso del presidente Conte, che, a parte tutto, è una figura sia troppo “nuova” nel quadro intergovernativo (nessuna precedente esperienza che possa fornirgli strumenti e conoscenze) sia un premier troppo debole nel suo paese dove è evidente che deve sottostare alle smanie di protagonismo di due vicepremier che ambiscono ad essere loro i leader della nazione.

La seconda ragione è che spesso in situazioni di confusione quando non si è capaci di mostrare la propria forza affrontando questioni complesse si è indotti a supplire applicando quella forza verso i deboli. E’ quanto continua a rischiare l’Italia che non viene messa sotto processo e poi eventualmente sanzionata solo per quello che fa lei, ma per mandare segnali minacciosi che dissuadano altri a percorrere quelle strade. Ora si deve tenere conto che le previsioni economiche segnano un ritorno di crisi sul fronte economico generale e dunque più di un paese può essere tentato di percorrere le avventurose vie segnalate dai nostri populisti. Con una Unione che ha 27 membri (dando al momento per scontato che la Gran Bretagna sia fuori) le situazioni complicate sono più d’una e le paure nei paesi che stanno meglio di essere “contaminati” dalle crisi altrui sono molto forti. Di conseguenza il rischio che queste tensioni si scarichino sul nostro paese è alto.

Qualche osservatore dice che però un atteggiamento europeo del genere porterebbe copiosa messe di voti ai nostri partiti populisti. E’ probabile. Peccato però che il loro prezzo sarebbe un durissimo colpo alla nostra economia, cioè al benessere di questo paese.

L’Italia nel trauma dell’Europa
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