anno 94 - n° 05 - Il fisioterapista nelle mani di Dio
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Una famiglia normale, è marito e padre, il diacono permanente. “E’ una vita ordinaria la nostra in mezzo a tante persone, lo chiamiamo il ministero della soglia: tra la chiesa e il mondo"

Il diacono Fabio Chiari racconta la sua ordinazione a Volano: “Mi sento in una cassaforte”

Vien da pensare che il dialogo d’amicizia non s’interromperà. Anzi forse sarà più facile che con un prete, perché questo massofisioterapista di origine bresciana (è nato 51 anni fa a Leno) da 20 anni in Trentino, vive “nel mondo” come ogni padre di famiglia. Comprese le udienze dei figli e l’uscita in palestra ogni giovedì, dove anche gli amici della pallavolo peraltro hanno applaudito alla sua ordinazione sacerdotale.

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L'ordinazione  a Volano

Il giorno dopo il diacono Fabio Chiari ripercorre la sua ordinazione nella chiesa di Volano: “Comincio il ministero della soglia"

L'ordinazione di Fabio Chiari a Volano - 3/2/2019

L'ordinazione di Fabio Chiari a Volano

“C’è in prima pagina un tipo di Volano...”, si è sentito dire lunedì Fabio Chiari dal giornalaio e, sorridendo, ha dovuto ammettere che a “fare notizia” per un giorno toccava proprio a lui, fresco diacono permanente. “Altri conoscenti vedendomi in tv mi hanno scritto o telefonato, piacevolmente sorpresi, mi hanno chiesto cosa deve fare un diacono ed io ho cercato di spiegare loro che cosa deve essere. Alcuni che non venivano in chiesa da tempo, ora mi han detto di andare a trovarli...”

Vien da pensare che il dialogo d’amicizia non s’interromperà. Anzi forse sarà più facile che con un prete, perché questo massofisioterapista di origine bresciana (è nato 51 anni fa a Leno) da 18 anni in Trentino, vive “nel mondo” come ogni papà. Comprese le udienze dei figli e l’uscita in palestra ogni giovedì, dove anche gli amici della pallavolo peraltro hanno applaudito alla sua ordinazione diaconale.

Com’è, il giorno dopo? “Mah, come la sera del matrimonio, ora mi sento diverso, lì in chiesa è accaduto qualcosa, qualcosa di più grande di me. Penso sia il dono della grazia, del sacramento”, confida Fabio, ancora elettrizzato. Rivediamo insieme il rito quasi alla moviola, cercando di fermare “il momento più emozionante”. “Non saprei – risponde sincero – perché come dice don Giulio Viviani, che accompagna noi diaconi permanenti, ogni gesto liturgico è importante. A partire da quell’”eccomi” iniziale che ti richiama le ‘grandi cose’ di Maria, ma anche il suo atteggiamento di fiducia. Dio ci sceglie, ci chiede solo fiducia, non si spaventa dei nostri limiti...”.

A terra Fabio è rimasto prostrato a lungo, mentre l’assemblea cantava le litanie dei santi: “Quei nomi di tanti “amici di Dio” invocati, ti ricordano che ti prostri a terra per aspirare a crescere come loro, forti del battesimo”. E’ il gesto dell’umiltà perché “noi disegniamo bozzetti in bianconero, ma Dio sa metterci i colori... lascia fare a Lui”, come ama dire un amico di Fabio.

Fabio Chiari con il vescovo Lauro a Volano - 3/2/2019

Il diacono Fabio Chiari con il vescovo Lauro a Volano

E l’imposizione delle mani? “Non te le appoggia soltanto, il nostro vescovo Lauro, te le fa sentire forte queste mani. E lo Spirito Santo arriva… è una pace del cuore, non un sentimento superficiale, ti senti in una cassaforte, nelle mani di Dio”.

Fabio non attira l’attenzione su sé stesso – come ha ricordato nell’omelia il vescovo Lauro – ma racconta il grande regalo dello Spirito (“Il ministero prima di essere impegno è dono”) che dà una consapevolezza nuova: “Fai ogni cosa di ogni giorno in modo diverso, da figlio di Dio. Anche rispondere al cellulare o aspirare i pavimenti, perché anche così contribuisci al Regno di Dio...”.

Il secondo esempio non è casuale perché sei anni fa Fabio ha deciso insieme alla moglie Sonia, medico ospedaliero a Rovereto, di lasciare lo studio di massofisioterapia per fare il casalingo e seguire i figli (Giacomo ora ha 14 anni, Francesco 11). Ha una famiglia normale, è marito e padre, il diacono permanente. “E’ una vita ordinaria la nostra in mezzo a tante persone, lo chiamiamo il ministero della soglia: tra la chiesa e il mondo, ad accogliere, a uscire, ad ascoltare, ad esserci. Forse uno trova più facile rivolgersi a noi che al prete...”

La constatazione gli viene dal confronto dentro la Comunità diocesana San Sisinio (comprende 28 diaconi, di cui 25 sposati; altri sei candidati si stanno formando) che si ritrova ogni mese per un cammino di confronto, aperto in alcune occasioni anche alle mogli e ai figli. Fabio metterà la sua preparazione a servizio della Parola, nelle celebrazioni e nella preparazione ai sacramenti dentro la comunità di Volano che gli vuole un gran bene (“è vero che il diacono lo costruisce anche la comunità”, concorda) e nella quale farà servizio anche ai più deboli.

La sua ventennale esperienza di massofisioterapista, l’attitudine a prendersi cura l’hanno aiutata, Fabio? “Direi di sì, perché chi ha un problema di salute chiede di guarire. Ma la medicina arriva fino a un certo punto, poi si ferma. Un cristiano può fare qualcosa di più, ad esempio ascoltare, o anche solo pregare...“Purtroppo cresce la tendenza nel mondo sanitario di non farsi carico anche dei bisogni profondi della persona. Chi arriva da noi non è mai una patologia, ma è sempre una persona”. ”. Siamo alla vigilia della Giornata del malato, l’11 febbraio, l’osservazione cade opportuna: “Per noi cristiani, in particolare, c’è tanto da fare in quest’ambito anche per raccontare non un Dio che giudica, ma che fascia le ferite”.

Attraverso Vita Trentina, Fabio può rendere pubblici dei ringraziamenti: al direttore spirituale don Gaetano (“fu lui sette anni fa a propormi questo cammino verso il diaconato”), al buon parroco don Cosma Tommasini, al fratello prete diocesano e ai cognati religiosi, a tutti i familiari, agli altri confratelli che vivono questa realtà del diaconato permanente, così antica e così carica di futuro. “Cerchiamo di far capire – è il proposito di Fabio, ora che indosserà la stola del servizio - che non siamo persone speciali. Vogliamo solo rispondere ad un invito, affidandoci nelle mani del buon Dio”.

Il diacono Fabio Chiari racconta la sua ordinazione a Volano: “Mi sento in una cassaforte”
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