anno 94 - n° 05 - Il fisioterapista nelle mani di Dio
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Alla vigilia della final four di Coppa Italia, Luca Vettori, opposto della nazionale, racconta a Vita Trentina il suo impegno in campo e fuori

Luca Vettori, oltre la rete: intervista all'opposto della Trentino Volley

La definizione di “campione dentro e fuori dal campo”, spesso abusata, per Luca Vettori calza decisamente a pennello: l’opposto della Trentino Volley e della nazionale infatti è uno dei rari esempi nel mondo dello sport di come sia possibile abbinare una carriera ad altissimi livelli ad un impegno generoso nel mondo del sociale, della cultura e della comunicazione.

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Con l’amico pallavolista Matteo Piano ha avviato progetti di solidarietà in Africa: “Vogliamo aiutare chi è nel bisogno. E riabituare la gente al confronto, senza sputare odio ma cercando sempre il dialogo”.  Alla vigilia della Coppia Italia, incontro con uno dei leader della lanciatissima Trentino Volley

Luca Vettori

Luca Vettori, opposto della Trentino Volley

La definizione di “campione dentro e fuori dal campo”, spesso abusata, per Luca Vettori calza decisamente a pennello: l’opposto della Trentino Volley e della nazionale infatti è uno dei rari esempi nel mondo dello sport di come sia possibile abbinare una carriera ad altissimi livelli ad un impegno generoso nel mondo del sociale, della cultura e della comunicazione. Brodo di Becchi, il progetto realizzato e portato avanti ormai da diversi anni assieme all’amico e collega Matteo Piano, centrale del Powervolley Milano, è tutto questo e anche di più. Vettori ce lo ha raccontato martedì 5 febbraio, vigilia di Coppa Italian, in quest’intervista a fine allenamento: “Con Matteo giocavamo insieme a Modena e quasi per gioco abbiamo provato a costruire una nostra webradio con un podcast, che nel 2014 era una cosa piuttosto d’avanguardia, dal titolo appunto “Brodo di Becchi”. Poi grazie alle sollecitazioni di una mia zia che è stata per anni in Congo assieme ai missionari abbiamo deciso di coniugare l’attenzione mediatica con un progetto di solidarietà. Lo spunto è arrivato da un atelier di Modena, il Lola Love Atelier, che ci ha dato una grossa mano nell’avviare una produzione di zainetti, sacche, cravatte e papillon realizzati con tessuti wax africani direttamente in Africa, attraverso un artigianato sia congolese che italiano. Inizialmente volevamo distribuire questi prodotti solo attraverso il passaparola, poi l’interesse si è ampliato e abbiamo fondato un’associazione culturale che ha visto davvero tante adesioni. L’ultimo passaggio è stato quello delle magliette, che dall’autunno scorso sono prodotte da “Articolo 10”, una Onlus torinese per cui lavorano alcune sarte migranti rifugiate in Italia”.

Che significato ha per uno sportivo attivarsi in prima persona sul fronte della solidarietà?

Innanzitutto, ci sembrava importante far lavorare ed aiutare le persone che si trovano in stato di bisogno. Per le nostre affinità ci siamo rivolti ad ambienti che sentivamo bisognosi di attenzione. Proprio perché questo momento ci sembra abbastanza cruciale e critico riteniamo fondamentale veicolare l’attenzione su determinati argomenti, poter scegliere di cosa parlare e dove indirizzare i fondi raccolti. Abbiamo iniziato a mettere assieme testimonianze di realtà con esperienze simili alle nostre, come il laboratorio di sarti migranti del Centro Astalli, che adesso è stato un po’ ridimensionato, e le tante belle realtà che continuano ad operare e che vogliamo rintracciare e collegare anche attraverso la webradio.

Non ti senti controcorrente in un mondo dello sport che purtroppo lascia poco spazio a questo tipo di impegno?

Noi ci consideriamo soprattutto delle persone che vogliono fare delle cose; abbiamo molte responsabilità sia per la nostra immagine sia per il messaggio che possiamo portare ai più giovani e vogliamo riappropriarcene sempre di più: abbiamo in mente vari progetti che ci piacerebbe portare avanti, come laboratori per i bambini e interventi che vorremo fare nelle scuole, per parlare di noi e di tematiche che ci stanno a cuore, per riabituare la cittadinanza al confronto, senza sputare odio ma cercando sempre il dialogo.

Sei a Trento da un paio di anni, come ti trovi?

Trento non è tanto diversa dalle città dove ho sempre vissuto, Piacenza, Parma e Modena, se non per le montagne. Soprattutto quest’anno con un po’ di fortuna e un pizzico di spregiudicatezza sono riuscito a scoprire tante realtà che mi sono piaciute molto. Qui poi si vive lo sport in con grande tranquillità, ma sempre in maniera molto viva e per i grandi appuntamenti la città si accende, forte della sua grande storia di pallavolo.

Il prossimo weekend vi aspetta la Final Four di Coppa Italia. Come ci arrivate?

Consapevoli della forza che abbiamo dimostrato fino adesso: è dall’inizio della stagione che in modo quasi divertito ci stupiamo positivamente dei risultati ottenuti, come dei bambini che si rendono conto di quanto sono cresciuti. Questo è lo stile con cui dobbiamo affrontare anche il prossimo weekend. Allo stesso tempo dovremo essere molto determinati e coscienti di quanto possiamo fare.

La vittoria al Mondiale e il recente filotto di vittorie non vi hanno portato a sognare in grande riguardo ai prossimi appuntamenti stagionali?

Sicuramente le partite belle le vogliamo sempre giocare, ci stuzzica l’idea di affrontare in Coppa Italia una squadra forte come la Lube e il pensiero di andare ai playoff Scudetto per poter dire la nostra. È innegabile, siamo una squadra che si sta costruendo tanto e step by step vogliamo avvicinarci il più possibile al nostro potenziale.

Luca Vettori, oltre la rete: intervista all'opposto della Trentino Volley
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