anno 94 - n° 08 - Resta qui
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Travisamento della propria identità, sberleffo al potere, abolizione dei rapporti gerarchici e dei privilegi, abbondanza e offerta di cibo, gioco: tutto questo è, ancora oggi, il Carnevale. E ciò è tanto più vero per le realtà dell’arco alpino, conferma Marta Villa, docente all’Università di Trento, studiosa del folclore e della religiosità popolare.

Carnevale, sotto la maschera

Travisamento della propria identità, sberleffo al potere, abolizione dei rapporti gerarchici e dei privilegi, abbondanza e offerta di cibo, gioco: tutto questo è, ancora oggi, il Carnevale. Parla Marta Villa, docente all’Università di Trento, studiosa del folclore e della religiosità popolare.

Parole chiave: Carnevale (167), tradizione (332), festa (905)
I “matoci” di Valfloriana. Foto Gianni Zotta

I “matoci” di Valfloriana. Foto Gianni Zotta

Travisamento della propria identità, sberleffo al potere, abolizione dei rapporti gerarchici e dei privilegi, abbondanza e offerta di cibo, gioco: tutto questo è, ancora oggi, il Carnevale. E ciò è tanto più vero per le realtà dell’arco alpino, mentre sul fondovalle ha finito per prevalere, generalmente, l’aspetto commerciale della festa. “E’ vero che nel fondovalle, penso ad esempio alla valle dell’Adige, vediamo un predominio delle maschere legate a questo e quel personaggio ispirato ai fumetti piuttosto che a qualche serie tv”, conferma Marta Villa, docente all’Università di Trento, studiosa del folclore e della religiosità popolare in particolare dell’arco alpino e, dal 2010, presidente del Club per l’Unesco di Trento, il primo della regione. Ciò che rimane costante, nel fondovalle come nelle terre alte, sono la dimensione del gioco e la connotazione rituale legata all’offerta del cibo.

Cosa resta oggi di autentico nel Carnevale?

“In area alpina si trova ancora adesso una ritualità legata alla fertilità, ai riti agricoli stagionali, alla volontà di scacciare l’inverno e di propiziarsi una buona stagione. Certo, nel fondovalle si è in parte persa questa dimensione; rimane però la connotazione rituale molto antica legata al cibo e all’offerta del cibo, quasi sempre un primo, maccheroni o gnocchi”.

Nelle sfilate carnevalesche capita di vedere ogni sorta di maschera.

“Le caratteristiche del mascheramento si sono modificate, a partire probabilmente dal secondo dopoguerra. Ho presente foto del Carnevale di Ala fra le due guerre: le maschere erano legate al territorio. Il boom economico del dopoguerra ha però spinto ad abbandonare le maschere della tradizione, per non sentirsi arretrati”.

In alcune zone delle Alpi però la tradizione ha resistito.

Val dei Mocheni - La lotta simbolica tra il “vecio” e la “vecia” a Palù del Fersina. - - Gianni Zotta

Val dei Mocheni - La lotta simbolica tra il “vecio” e la “vecia” a Palù del Fersina. - - Gianni Zotta

“Lo vediamo bene ad esempio in val di Fassa, a Valfloriana, a Romarzollo di Arco, in val dei Mocheni, così come nei carnevali altoatesini, dove persistono formule e gesti, come lo spargere semi, legati alla fertilità. Il Carnevale era caratterizzato da rituali agresti legati al periodo di passaggio dall’inverno alla primavera. Noi oggi non percepiamo quasi più questa dimensione, ma i nostri avi vi prestavano molta più attenzione”.

Che significato avevano questi rituali rurali?

“Sono rituali pagani apotropaici antecedenti all’avvento del cristianesimo che le popolazioni rurali dell’arco alpino facevano per l’arrivo della primavera. Servivano a placare l’ansia legata all’incertezza per il futuro legato alla terra, in condizioni ambientali difficili”.

Questo tema della fertilità oggi si è perso.

Purtroppo, sì. La festa è stata addomesticata dalla religione nuova che si è imposta dopo il III secolo d.C.

Nel periodo di Carnevale si mangia, in abbondanza. Ma poi c’è il digiuno quaresimale.

Carnevale è anche abbondanza e offerta di cibo (qui siamo a Palù del Fersina). Foto Gianni Zotta

Carnevale è anche abbondanza e offerta di cibo (qui siamo a Palù del Fersina). Foto Gianni Zotta

“Anche l’abbondanza è un rito: mangio ora, perché domani posso tornare a patire la fame. È interessante notare che anche in questi anni, in cui abbiamo un surplus di cibo, in tutte le comunità c’è la condivisione del cibo. In un mondo in cui ormai mangiamo da soli al fast food o a casa, il Carnevale è il momento in cui mangiamo tutti assieme”.

È un momento che unisce le comunità.

“Ed è significativo il fatto che il cibo non ha un controvalore, l’offerta è libera, a differenza di ciò che accade ad esempio nelle sagre di paese. Le ‘maccheronate’ di Carnevale hanno una dimensione rituale e simbolica collettiva. Attraverso questa condivisione comunitaria si aiutava chi non aveva da mangiare”.

Vale per tutte le manifestazioni di Carnevale o ciò è peculiare della popolazione alpina?

“La solidarietà e la reciprocità, lo dicono gli storici, sono tipiche delle comunità alpine. Mentre nelle grandi città della pianura il Carnevale ha spesso assunto una dimensione molto commerciale, la montagna mantiene questi due principi di base: la solidarietà e la reciprocità”.

Il Carnevale come festa dell’uguaglianza, del rovesciamento delle regole, del sovvertimento del potere sopravvive ancora?

“E’ evidente nei carnevali di pianura, penso a quello famosissimo di Viareggio con i carri che si fanno beffe dei politici. Ma è interessante notare che questo aspetto dello sberleffo al potere non esiste nei carnevali più antichi, come quello di Stelvio/Stilfs in Alto Adige, dove viene messa in scena una battaglia tra forze del bene e forze del male, impersonificate da una donna lasciva, una strega, e da venditori ambulanti. Gli interpreti sono i giovani del paese, tutti maschi, dato che è una società patriarcale”.

Lei è molto attenta all’aspetto del gioco, nei suoi studi e non solo, tanto che nella sua passata esperienza amministrativa nel Comune di Ronzo Chienis in valle di Gresta è stata assessora al Gioco. Quanto è importante la dimensione ludica nei nostri carnevali?

“Tutti i carnevali, anche quelli alpini, sono caratterizzati dalla dimensione del gioco, altrimenti non sarebbe Carnevale! Mettersi una maschera, fare scherzi è alla base di questa festa nella quale gli adulti tornano ad essere un po' bambini. Carnevale mette tutti sullo stesso piano, consente di smettere i panni dell’adulto per lasciarsi andare”.

Carnevale, sotto la maschera
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