anno 94 - n° 08 - Resta qui
stampa

Chiude la struttura di Lavarone che per quasi due anni e mezzo ha ospitato 24 giovani nigeriane. Diverse di loro avevano trovato impiego come stagionali

Migranti, Lavarone modello virtuoso di accoglienza. Eppur si chiude...

Chiude la struttura di Lavarone che per quasi due anni e mezzo ha ospitato 24 giovani nigeriane. Diverse di loro avevano trovato impiego come stagionali

Parole chiave: Territorio (18312)

Chiude la struttura di Lavarone che per quasi due anni e mezzo ha ospitato 24 giovani nigeriane. Diverse di loro avevano trovato impiego come stagionali

Mercy al lavoro allo Chalet Tanta Incantata di Lavarone

Mercy al lavoro allo Chalet Tanta Incantata di Lavarone

Lavarone 27, febbraio. Da una porta bruciata a una sbattuta. In faccia. Rischia di concludersi così, dopo quasi due anni e mezzo, il bel progetto di accoglienza messo in piedi a Lavarone dove, a fine novembre 2016, erano arrivate 24 ragazze nigeriane richiedenti protezione internazionale. Le donne che non hanno un lavoro lasceranno nei prossimi giorni quella che per due anni e mezzo è stata la loro casa e saranno trasferite a Trento e Rovereto. Per le altre – una quindicina, assunte principalmente con contratti stagionali in alberghi dell'Altopiano – il futuro è ancora un rebus; se non si troverà una soluzione anche loro però lasceranno il paese entro fine marzo.

Un paese accogliente. In una mattinata che con l'inverno centra ben poco ma resa un po' più grigia da questo clima di incertezza, all'oratorio di Lavarone in frazione Chiesa, ci attendono Adele, Lilia e Anna. Sono tre delle tante persone che, volontariamente, sotto la regia del Punto d'Approdo di Rovereto, in questi mesi hanno donato il loro tempo, credendo fortemente in questo progetto di accoglienza. E adesso?. “Adesso è arrivata la notizia del trasferimento delle nostre ragazze, ed è stato un fulmine a ciel sereno”, raccontano amareggiate e preoccupate per il futuro delle giovani ospiti che hanno tutte tra i venti e i trent'anni.

Adele, una delle volontarie - 2/2019 - Gianni Zotta

Adele, una delle volontarie

Il loro arrivo aveva diviso il paese, ma fortunatamente l'incendio della porta d'ingresso dell'abitazione che le avrebbe ospitate è rimasto un episodio isolato. “La situazione si è calmata e non si è verificato nessun tipo di problema”, confermano, sottolineando come in paese siano stati in molti a spendersi in prima persona per dare una mano: aiutandole con l'italiano, insegnando loro le basi della cucina (“abbiamo avviato dei corsi con costi irrisori, le uova delle nostre galline e l'insalata dell'orto”, ricordano le volontarie), la cura del verde. C'è stato perfino uno scambio di fiabe con le scuole all'interno della Settimana dell'accoglienza, mentre il Piano giovani ha organizzato alcune serata sul tema delle migrazioni, coinvolgendo le ragazze.

Si era creato un bel rapporto, sicuro non hanno disturbato nessuno. Anzi – sottolineano - al paese ha fatto bene provare ad aprirsi, confrontarsi con una realtà differente dalla nostra, vedere altri modi di vivere, altri mondi”.

Un percorso interrotto. C'è chi, tra privati e albergatori, una volta appresa la notizia dell'imminente smobilitazione delle struttura di Lavarone, ha chiesto di poter mettere a disposizione abitazioni o stanze per ospitarle. “Una soluzione che però non è così semplice”, commenta il sindaco di Lavarone Isacco Corradi, che incontriamo nel suo ufficio. “Bisogna capire nelle regole attuali quali tipologie di accoglienza sono consentite: resta comunque imprescindibile l'intermediazione della Provincia o di un suo ente, o di una cooperativa incaricata”.

Tra i tanti interrogativi, resta l'amarezza per un percorso che verrà bruscamente interrotto. Una beffa per coloro che erano riuscite a trovare un impiego. “Il passo più difficile era stato fatto, una strada aveva provato a costruirsela”, sottolinea Corradi. “Chi aveva creato un rapporto personale con loro è ovviamente dispiaciuto di questa scelta. Dall'altra parte c'è anche chi festeggia, anche se mi domando per cosa, dato che queste ragazze rimarranno comunque sul territorio provinciale all'interno di altre strutture, obbligate a ricominciare tutto da capo, con il rischio di finire nell'oblio o nella rete della prostituzione”.

Il sindaco di Lavarone, Isacco Corradi - 2/2019 - Gianni Zotta

Il sindaco di Lavarone, Isacco Corradi

Una soluzione appare ormai difficile da trovare, anche se, secondo Corradi non va esclusa a priori la possibilità di ragionare su una struttura di seconda accoglienza che possa ospitare una decina di queste ragazze, consentendo loro di proseguire la loro esperienza lavorativa e di integrazione, dove non si debba necessariamente garantire una presenza degli operatori h24. “Nei prossimi giorni, cercheremo di capire cosa si può fare. E se c'è la volontà...”.

In cucina con Mercy. Lei, la volontà, ce l'ha messa tutta, e puoi leggerglielo negli occhi. Ventidue anni, Mercy, è una delle giovani nigeriane ospitate a Lavarone. “Qui mi trovo bene”, ci dice la giovane che è alla sua seconda stagione alla Tana Incantata, uno chalet sulle piste al quale arriviamo in funivia. “L'abbiamo assunta l'estate scorsa, quest'inverno l'abbiamo richiamata e ci piacerebbe tanto poterlo fare ancora. Restiamo in attesa di capire che succederà”, ci spiega il cuoco Enzo Lanzini, 72 anni, che fino al 2008 ha guidato l'attività, cedendola poi al figlio Mirko.

Mercy dà una mano in cucina; le piace quello che fa e per il suo impegno e la sua educazione si è fatta apprezzare anche dai colleghi. Ascolta con attenzione i nostri discorsi, risponde alle domande in un italiano molto semplice ma che, ci spiega un'altra dipendente, anche lei straniera, in questi due anni è migliorato molto. “Prima mi parlava in inglese, poi l'ho obbligata a farlo in italiano”. Dietro il banco c'è Veronika. È la moglie di Mirko, il titolare, è arrivata in Italia dalla Bielorussia, vent'anni fa. “Quando a Mercy è stata negata la prima richiesta, ha pianto due giorni. Parliamo di una ragazza integrata, che si è fatta stimare da tutti, che lavora. Cosa deve fare ancora?”.

Mercy e Enzo, nelle cucine dello Chalet Tana Incantata - 2/2019 - Gianni Zotta

Mercy e Enzo, nelle cucine dello Chalet Tana Incantata

Manca poco a mezzogiorno e il locale si sta già riempiendo di sciatori, la giovane nigeriana ci saluta cortesemente e torna in cucina; prima che Enzo la segua per mettersi ai fornelli gli chiediamo se assumerla abbia significato sottrarre il posto a un giovane italiano. “Non scherziamo!”, risponde in maniera perentoria. “Sapete quanta difficoltà abbiamo a trovare qualcuno che faccia la stagione? E se poi gli si dice che devono lavorare anche il sabato e la domenica...”.

Migranti, Lavarone modello virtuoso di accoglienza. Eppur si chiude...
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Non sei abilitato alla visualizzaizone del commento.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento