anno 94 - n° 14 - Una firma, un dono
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Presentato dalla Caritas il primo rapporto sull'esperienza

Corridoi umanitari, alternativa credibile

Il primo rapporto sui corridoi umanitari in Italia conferma che i corridoi umanitari favoriscono i percorsi di integrazione delle persone attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. Si può spezzare così il circolo vizioso delle politiche restrittive di molti Paesi europei che contribuiscono ad alimentare gli ingressi irregolari e di conseguenza l’ostilità da parte della società che accoglie.

Parole chiave: migrazioni (1026), corridoio umanitario (14), Libano (40), profughi (205), Siria (155)

A distanza di due anni dal Protocollo sottoscritto nel 2017 tra la Cei e il governo italiano, con la collaborazione della Comunità di Sant’Egidio e il ruolo operativo svolto dalla Caritas, il 97% delle 500 persone accolte in Italia tramite i corridoi umanitari ha ottenuto lo status di rifugiato e il 3% la protezione sussidiaria. Tutti i minori in età scolare sono stati inseriti a scuola. Il 30% dei beneficiari è inserito in corsi di formazione professionale e 24 hanno già trovato un impiego. Sono alcuni dei dati che emergono dal primo rapporto sui corridoi umanitari in Italia “Oltre il mare” presentato a Milano il 5 aprile scorso. Sono 47 le diocesi impegnate nell’accoglienza in 17 Regioni e 87 Comuni, con oltre 700 operatori, famiglie e volontari coinvolti. I profughi provenienti da Eritrea, Sud Sudan, Somalia, Siria e Iraq hanno alle spalle storie dure di persecuzioni, violenze, tratta, guerra. Molti di loro erano da anni nei campi profughi in Etiopia, Giordania e Turchia, senza la possibilità di tornare a casa e senza possibilità di futuro.

L’esperienza di questi due anni dimostra che si può spezzare l’attuale circolo vizioso in corso: le politiche restrittive di molti Paesi europei contribuiscono ad alimentare gli ingressi irregolari e di conseguenza l’ostilità da parte della società che accoglie. Al contrario, i corridoi umanitari favoriscono i percorsi di integrazione delle persone attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. Corridoi umanitari e resettlement (ricollocamento), afferma il rapporto Caritas, sono le uniche risposte per combattere i trafficanti: le stime sulla crescita della popolazione immigrata mostrano infatti un forte incremento della mobilità nei prossimi 20 anni (con i trend attuali, nel 2050 i migranti a livello globale raggiungerebbero i 405 milioni). “Cogliere i limiti insiti nelle politiche restrittive e al contempo le potenzialità collegate alle migrazioni regolari, dovrebbe, quindi, caratterizzare un processo di analisi necessario a promuovere una nuova governance del fenomeno”, suggerisce il rapporto. Ciò a cui stiamo assistendo è però “molto distante da questo approccio strategico e propositivo”, con “politiche di corto respiro, inadeguate ad una corretta gestione delle migrazioni”.

Corridoi umanitari, alternativa credibile
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