anno 94 - n° 14 - Una firma, un dono
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A Tel Abbas i volontari dell'Operazione Colomba condividono sofferenze e gioie dei rifugiati siriani

“Noi, tra i Siriani fantasmi in Libano”

In Libano, come avviene in altri Paesi dove sono presenti, la presenza dei volontari dell'Operazione Colomba accanto ai profughi siriani è di testimonianza e di denuncia. “La nostra è una presenza concreta accanto a chi ha perso amici e familiari, a chi ha visto persone arrestate e scomparse in prigione, uccise, violentate”, spiega Alessandro Ciquera.

Parole chiave: migrazioni (1026), corridoio umanitario (14), Libano (40), profughi (205), Siria (155), Operazione Colomba (32), nonviolenza (72)

“Qui la vita è una lotta quotidiana. E noi lottiamo con loro, per mantenere viva la speranza”, dice Alessandro Ciquera

Tel Abbas (Libano) - Alessandro Ciquera (al centro), referente di Operazione Colomba in Libano, con la delegazione dal Trentino nel campo profughi d...

Tel Abbas (Libano) - Alessandro Ciquera (al centro), referente di Operazione Colomba in Libano, con la delegazione dal Trentino nel campo profughi di Tel Abbas, a pochi chilometri dal confine siriano. - 27/03/2019 -

Tel Abbas, 27 marzo - Più di 5,6 milioni di persone sono fuggite dalla Siria dallo scoppio della guerra, nel 2011, in cerca di sicurezza in Turchia (3,3 milioni di rifugiati siriani registrati), in Libano (950 mila), in Giordania (760 mila) e altrove. Altri milioni sono sfollati all'interno della Siria. La guerra continua e la speranza del ritorno sta svanendo rapidamente. "La Siria è la più grande crisi umanitaria e dei rifugiati del nostro tempo, una continua causa di sofferenza per milioni di persone”, ha detto Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati.

In Libano non ci sono campi profughi ufficiali, la stragrande maggioranza dei rifugiati è sparsa in oltre 2.100 comunità e località urbane e rurali, spesso condividendo piccoli alloggi con altre famiglie di rifugiati in condizioni sovraffollate. La vita è una lotta quotidiana: i rifugiati siriani hanno risorse finanziarie scarse o nulle, circa il 70% vive al di sotto della soglia di povertà. Tre quarti delle famiglie di rifugiati siriani, afferma un rapporto dell'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, non sono in grado di soddisfare i bisogni primari di cibo, salute, alloggio e istruzione. Il 58 per cento delle famiglie vive in condizioni di estrema povertà. L'accesso al mercato del lavoro è precario e per moltissime famiglie è impossibile soddisfare le esigenze di sopravvivenza senza un aiuto esterno. Ad aggravare il quadro, la manifesta ostilità di gran parte della popolazione libanese (salvo poche eccezioni).

E' in questo contesto che operano i volontari dell'Operazione Colomba, Corpo civile di pace dell'associazione Papa Giovanni XXIII. “La nostra è una presenza concreta accanto a chi ha perso amici e familiari, a chi ha visto persone arrestate e scomparse in prigione, uccise, violentate”, spiega Alessandro Ciquera, referente qui in Libano per l’Operazione Colomba. “Abbiamo scelto di operare nelle retrovie del conflitto armato in Siria, qui in Libano vicino al confine, dove arrivano le persone in fuga dalla guerra”. A muoverli, una domanda: che risposta scegliamo di dare alla brutalità del conflitto, con quali strumenti scegliamo di lottare? Sono nei campi profughi informali, per tutelare con la loro semplice presenza i rifugiati minacciati, spesso oggetto di abusi, anche di natura sessuale, di brutalità fisiche, soggetti ad arresti e detenzioni arbitrari. “Abbiamo scelto di stare a Tel Abbas perché qui ci sono centinaia di rifugiati che sono stati e vengono sfruttati dalle mafie locali, umiliati dalla polizia, arrestati ai posti di blocco dell'esercito, minacciati di deportazione in Siria”.

Il tema del ritorno è evocato spesso dai rifugiati siriani in Libano, ma i tempi appaiono perlomeno prematuri. Ne hanno parlato, in visita a Mosca il 26 marzo, il Presidente libanese Michel Aoun e il suo ministro degli Esteri Gebran Bassil con i parlamentari della Duma, che hanno espresso il loro sostegno riguardo all’urgenza – richiamata da molti leader libanesi – di favorire il rimpatrio dei rifugiati siriani presenti sul territorio libanese. ”Ma i rifugiati ci dicono che chi è tornato in Siria è finito nelle prigioni del regime o è stato spedito al fronte”, osserva Ciquera.

Tel Abbas (Nord Libano) - Alessandro Ciquera di Operazione Colomba con Ahmed, in partenza per l'Italia con i corridoi umanitari. - 27/03/2019 - Vita...

Tel Abbas (Nord Libano) - Alessandro Ciquera di Operazione Colomba con Ahmed, in partenza per l'Italia con i corridoi umanitari. - 27/03/2019 - Vita Trentina

In questi anni la situazione dei profughi, in Libano come negli altri Paesi confinanti con la Siria, è peggiorata. I numeri sono cresciuti dalle poche decine di migliaia del 2011, quando è cominciata la guerra, ai quasi 6 milioni oggi fuori dal Paese, ed è aumentata l'ostilità nei loro confronti. “In Libano siamo arrivati a toccare punte di 1 milione e mezzo di rifugiati”, dice Ciquera. “Vivono nei campi informali, nei garage, in stanze sovraffollate. E il Libano ha visto erodersi la capacità di garantire i diritti umani essenziali a queste persone. Non hanno accesso alla salute pubblica, devono pagare l'affitto della terra dove alzano le loro tende, l'acqua, l'elettricità...”. Il peso della presenza di più di un milione di rifugiati, che a giudizio di molti leader libanesi i Paesi occidentali non tengono in alcun conto, grava su un Paese in crisi, dove la manodopera siriana viene sfruttata nell'edilizia piuttosto che nell'agricoltura, generando risentimento nella popolazione libanese. “Da un lato è aumentata la violenza della guerra, dall'altra sono diminuiti i diritti dei rifugiati: per tanti questo ha creato una trappola mortale”, osserva Ciquera. Ad aggravare il quadro anche la chiusura delle frontiere in Europa, a partire dal 2015-2016: “L'Europa si è trasformata in una fortezza e Paesi come il Libano hanno pagato la mancanza di una ridistribuzione più equa dei doveri verso questa gente. La maggior parte dei profughi è così costretta a rimanere in un Paese che non li vuole e che ogni giorno fa di tutto per rendergli la vita impossibile, non concedendo la possibilità di regolarizzare la loro posizione (più dell'80 per cento dei Siriani in Libano non ha documenti): vivono come fantasmi”.

La presenza dei volontari dell'Operazione Colomba, come avviene in altri Paesi dove sono presenti, è di testimonianza e di denuncia: “Siamo qui per testimoniare cosa viene fatto a queste persone e per opporci in modo nonviolento a qualsiasi prevaricazione dei loro diritti”. Operazione Colomba, dove è presente, non si limita ad un intervento umanitario, ma svolge un'azione politica di scorta civile, non armata, alle persone più vulnerabili. E' così in Colombia, in Albania, in Palestina e qui in Libano. “Nel caso del Libano siamo accanto a persone che hanno vissuto la guerra, sono state costrette a sfollare e oggi vivono in condizioni di insicurezza. Noi siamo qui per garantire la protezione che manca loro”.

“Noi, tra i Siriani fantasmi in Libano”
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