anno 94 - n° 14 - Una firma, un dono
stampa

Francesco Bert lavora per l’Unhcr in un campo profughi in Giordania

“Qui non si parla di muri o di porti da chiudere”

Francesco Bert da poco più di un anno si trova ad Amman, in Giordania. Lavora per l’Unhcr in un campo profughi che conta circa centomila abitanti (quasi l’intera città di Trento). “Qui non si parla di muri da erigere o di porti da chiudere. Ma di ospitalità, comprensione, spirito di fratellanza”.

Parole chiave: Giordano (5), Francesco Bert (1), migrazioni (1026), profughi (205), Siria (155), Unhcr (19)
Amman (Giordania) - Il centro di registrazione rifugiati dell’Unhcr ad Amman. - 2019 - Unhcr/Lilly Carlisle

Amman (Giordania) - Il centro di registrazione rifugiati dell’Unhcr ad Amman. - 2019 - Unhcr/Lilly Carlisle

Il Paese ospita oggi più di 750mila rifugiati, il 90 per cento siriani

Francesco Bert mostra tutto l’entusiasmo e la spontaneità della sua bella giovinezza. E’ riflessivo e non si nasconde certo i problemi che lui vive quotidianamente nel suo operare a fianco e a contatto con tanti profughi. Ma in lui sembra prevalere, è chiaro, l’ottimismo della volontà rispetto al pessimismo della ragione. E’ stato per diverso tempo in Africa, in Ciad, per conto dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) e adesso, da poco più di un anno, si trova ad Amman, in Giordania. Lavoro duro ma anche ricco di soddisfazioni in un campo profughi che conta circa centomila abitanti (quasi l’intera città di Trento). In visita alla famiglia in Trentino ha avuto occasione di raccontare anche agli amici di questa sua esperienza. “E loro mi chiedono: ‘Ma è un paese sicuro, la Giordania? Ed io rimango sempre un po’ colpito perché mi rendo conto che anche tra persone con alti livelli di scolarizzazione e sensibili ai temi dell’immigrazione globale, permane sempre una diffidenza di fondo, quasi la difficoltà a misurarsi in profondità con Paesi extraeuropei e contesti difficili”.

A Francesco Bert dopo tanti anni di Africa subsahariana “Amman sembra simile a New York con i suoi grattacieli, le luci e le strade sopraelevate”.

“E la Giordania è un’isola di pace al centro di una regione sempre in preda a conflitti, vecchi e nuovi, Palestina, Siria, Iraq, Yemen…”.

La Giordania – osserva Francesco - ospita oggi più di 750mila rifugiati, registrati presso l’UNHCR, e il 90% sono siriani! “Buona parte vive in aree urbane, ad Amman soprattutto, mentre un 20% vive in due campi profughi che sono quello di Zaatari e Azraq, vicino alla frontiera con la Siria”.

Profughi siriani: Turchia 64.2% (3,651,635), Libano 16.6% (946,291), Giordania 11.8% (670,238), Iraq 4.5% (253,6), Egitto 2.3% (132,165), Nord Afric...

Profughi siriani: Turchia 64.2% (3,651,635), Libano 16.6% (946,291), Giordania 11.8% (670,238), Iraq 4.5% (253,6), Egitto 2.3% (132,165), Nord Africa 0.6% (35,713). Fonte: Unhcr.

“Il grosso degli arrivi risale al periodo 2012-2014, all’apice del conflitto in Siria. L’anno seguente, nel 2015, molti hanno cercato di raggiungere l’Europa e nella nostra memoria sono rimaste impresse le immagini del grande esodo dei rifugiati lungo la rotta balcanica e non dimentichiamo il piccolo Aylan Kurdi morto su una spiaggia del mar Egeo”. Storicamente – fa notare Francesco Bert - la Giordania con i suoi 9 milioni di abitanti appena e senza risorse strategiche ha sempre aperto le proprie porte ai profughi in fuga dalle guerre. “Prima ai palestinesi, poi agli iracheni e infine ai siriani a cui viene data la possibilità di accedere gratuitamente all’educazione e ai servizi sanitari e ad essere impiegati in alcune professioni di fronte a prospettive economiche locali precarie”.

E come reagiscono i Giordani di fronte a tutta questa gente che arriva?

“Qui non si parla di muri da erigere o di porti da chiudere. Ma di ospitalità, comprensione, spirito di fratellanza. Nella mia attività noto che i giornali locali scrivono positivamente delle iniziative di integrazione sponsorizzate da Ong e organizzazioni internazionali”. Il governo giordano a più riprese ha ribadito che i rifugiati - quando vogliono e quando si creano le condizioni opportune - possono ritornare in Siria. “Però nessuno mette loro pressione per andarsene”. “A livello regionale –ci tiene a precisare - circa 90mila rifugiati sono rientrati in Siria negli ultimi mesi, su un totale di 5 milioni e mezzo sparsi tra Giordania, Libano e Turchia e ad oltre 6 milioni di sfollati interni. Una goccia nel mare!”.

A livello religioso la Giordania è un paese musulmano in stragrande maggioranza e con la presenza di minoranze cristiane; chiese e moschee, specie ad Amman, coesistono senza particolari problemi. Un segno che la coesistenza di fedi diverse è possibile e anzi auspicabile ai fini della convivenza pacifica.

Questo giovane uomo, volenteroso e pieno di vita, non si perde d’animo. Anzi, il contatto quotidiano con tante persone, la loro spontaneità, il sorriso dei bambini, il lavoro sagace e creativo, inesauribile, delle donne e la saggezza degli anziani sono fattori umani che gli danno tanta carica, tanta carica ogni giorno che sorge. Salutandoci ci invita a visitare la Giordania: “Ryanair ha aperto nuove rotte su Amman, da Milano, Bologna, Vienna e Bruxelles. Così con 50 euro e tre ore di volo, si possono scoprire le bellezze di Petra, del mar Morto e del mar Rosso! E ogni visitatore qui verrà accolto da un caloroso ‘Ahlan wa salan’ ‘Welcome to Jordan’ da tassisti, commercianti, semplici passanti. E’ un popolo molto caloroso e ospitale, curioso verso lo straniero, verso le persone che arrivano da altri posti”. Alé, Francesco!

“Qui non si parla di muri o di porti da chiudere”
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Non sei abilitato alla visualizzaizone del commento.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento