anno 94 - n° 22 - L'anello di Ilaria
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Le parole di coach Maurizio Buscaglia: "Una storia più unica che rara"

Buscaglia e l'Aquila Basket si salutano dopo 13 stagioni insieme. La nostra intervista al coach

È la fine di un’epoca, sportivamente parlando, per la Trento del basket. Con il sofferto addio a coach Maurizio Buscaglia infatti l’Aquila dovrà imparare a volare alto anche senza l’uomo che lassù, nell’olimpo della pallacanestro italiana, l’ha accompagnata, portandola dai campionati minori alla Serie A, a giocarsi per ben due volte la finale Scudetto e, nel 2016, addirittura le semifinali di EuroCup.

Parole chiave: Sport (3075), basket (81), Maurizio Buscaglia (3)

Una storia lunga e romantica come se ne vedono poche nello sport di oggi. Le strade di Maurizio Buscaglia e dell'Aquila Basket si dividono dopo 13 stagioni insieme

La mimica di coach Buscaglia quasi a voler abbracciare tutti i tifosi trentini  - foto Daniele Montigiani – Aquila Basket

La mimica di coach Buscaglia quasi a voler abbracciare tutti i tifosi trentini - foto Daniele Montigiani – Aquila Basket

È la fine di un’epoca, sportivamente parlando, per la Trento del basket. Con il sofferto addio a coach Maurizio Buscaglia infatti l’Aquila dovrà imparare a volare alto anche senza l’uomo che lassù, nell’olimpo della pallacanestro italiana, l’ha accompagnata, portandola dai campionati minori alla Serie A, a giocarsi per ben due volte la finale Scudetto e, nel 2016, addirittura le semifinali di EuroCup.

In tanti in questi giorni hanno ricordato i suoi numeri, davvero importanti: 13 stagioni e 544 partite sulla panchina trentina, per un cammino impressionante soprattutto dal punto di vista dei risultati ottenuti, terminato al Taliercio di Venezia sulla sirena di gara 5 dei quarti di finale playoff, ennesima impresa dopo lo stentato avvio di campionato di quest’anno.

Ed oggi, a qualche giorno dall’ufficialità della separazione, Maurizio Buscaglia che sensazioni prova?

In fondo sono stati giorni belli, ho salutato tanta gente, ho vissuto momenti molto commoventi ed ho abbracciato persone con cui ho condiviso moltissimo. Per quanto gli addii non siano le occasioni più felici della vita poi viene anche voglia di goderseli, ed è quella la sensazione: più si va avanti e più provo il piacere di vivere questo periodo, giorno per giorno, con molta naturalezza.

Si aspettava tutto l’affetto ricevuto in questi giorni?

L’affetto l’ho sempre sentito, in un crescendo continuo. Certo è che dal momento in cui c’è stata la notizia evidentemente si sono rotti gli argini ed è stata una cosa meravigliosa. Per questo in senso figurato ho detto che avrei abbracciato tutti i tifosi uno per uno, perché è il modo più giusto di salutarsi. Resteremo sempre amici, conoscenti, oppure anche solo in contatto, o semplicemente sereni nel ricordo di una grande storia: se Trento oggi è in serie A ed è in Europa è merito del grande lavoro che tutti noi abbiamo fatto per tanti anni.

Quali sono i pensieri che le vengono rivivendo questi anni trentini?

Il pensiero principale è il cammino, 13 stagioni sono tante ed è stato un percorso fantastico, di grande crescita professionale, sportiva ed umana. In questi anni abbiamo condiviso tutto, abbiamo fatto risultati incredibili e superato momenti difficili; ho avuto collaboratori fantastici, ho conosciuto veramente tantissime persone e mi porto via una serie infinita di ricordi. Qui a Trento c’è un lato sentimentale ed umano indistruttibile, che noi, mettendo il lavoro al centro di tutto, abbiamo saputo gestire benissimo a livello professionale. Da quel punto di vista vado via veramente arricchito e consapevole di aver dato e ricevuto tantissimo.

Di aneddoti in questi giorni ne abbiamo rivissuti tanti, però uno manca. Ci racconti del suo primo impatto con la nostra città, era il lontano 2003…

A parte una contravvenzione che ho preso nei primi 5 minuti dal mio arrivo in città, ricordo che sono andato in ufficio dalle persone che allora gestivano l’Aquila per farmi raccontare il loro il loro progetto e loro sono stati davvero precisi. Quando sono uscito ho avuto la netta sensazione di un posto che sapeva bene cosa voleva fare e dove voleva arrivare. Trento era ancora in serie C... Sembrava impossibile tutto, ma il percorso è stato organizzato alla perfezione, a piccoli passi, con obiettivi vicini e raggiungibili, e poi è nato tutto quello che è nato. Ricordo poi di essere tornato a casa dicendo: “Qui la questione la sanno”. Non mi sono sbagliato e sono contento di questo.

La sua con Trento è stata una storia lunga e romantica come se ne vedono poche nello sport di oggi. Qual è stato il segreto dietro a questo percorso?

Direi serietà, condivisione, rispetto delle mansioni, professionalità, cura del lavoro che viene messo davanti a tutto, capacità anche in certi momenti di fermarsi a respirare e contare fino a 11, poi la consapevolezza di dove si vuole arrivare, che è importante per non farsi guidare dai risultati o dagli assilli. È stato un mix di tutti questi aspetti che ha portato ad una storia più unica che rara.

Buscaglia e l'Aquila Basket si salutano dopo 13 stagioni insieme. La nostra intervista al coach
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