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Intervista all’attivista italo-congolese alla partenza della marcia "Restiamo umani" che arriverà il 20 ottobre in piazza San Pietro a Roma 

"Restiamo umani", in marcia con John Mpaliza: “Camminiamo per resistere all’odio”

Intervista all’attivista italo-congolese alla partenza della marcia "Restiamo umani" che arriverà il 20 ottobre in piazza San Pietro a Roma 

Parole chiave: Restiamo Umani (2), John Mpaliza (4), marcia (129), pace (760), diritti (703)
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Da Trento a Roma a piedi, passando per Torino, Bologna, Riace e Lampedusa: parte alle 18 del 20 giugno – anche con il sostegno della diocesi – la marcia “Restiamo Umani” di John Mpaliza, l’attivista italo-congolese che da anni si impegna nel promuovere la pace, l’accoglienza e i diritti umani. “Negli ultimi 10 anni ho camminato per circa 15mila chilometri a piedi in tutta Europa per sensibilizzare l’opinione puaturali in Africa, alla base dei tanti conflitti del continente”, ci racconta “the Peace Walking Man”, “Adesso però ho deciso di organizzare questa marcia in Italia per proporre un’azione di protesta non violenta e di resistenza attiva contro il clima di paura e odio che si sta sviluppando nel nostro Paese”.

Per arrivare dove?

Domenica 20 ottobre arriveremo in piazza San Pietro a Roma. Un luogo simbolico perché vogliamo portare a Papa Francesco una lettera di sostegno e solidarietà dopo gli attacchi e le minacce che continua a ricevere quando si esprime a favore dei più deboli. Porteremo un messaggio anche al Presidente della Repubblica Mattarella in quanto garante della Costituzione, perché stiamo assistendo a leggi anticostituzionali come il recente decreto sicurezza, che propone addirittura sanzioni nei confronti delle persone che dovessero salvare un migrante. Un concetto umanamente inaccettabile oltre che anticostituzionale.

Toccherete vari luoghi simbolici come Riace o Lampedusa. Cosa accadrà durante il cammino?

Vedremo, noi speriamo di incontrare lungo il tragitto tante persone che vorranno fare qualche chilometro con noi; nelle varie tappe poi troveremo i tanti comitati locali che stanno nascendo o le varie associazioni impegnate ad animare il confronto sui temi della marcia: l’inclusione, i diritti, l’accoglienza, nella massima libertà e nella maniera più adeguata rispetto al territorio che ci ospita.

Fin dalla partenza di giovedì 20 a Trento?

Sì, siamo all’interno degli eventi legati alla Giornata mondiale del rifugiato, d’intesa con le associazioni operanti nell’ambito dell’accoglienza. Quindi giovedì pomeriggio, dopo il concerto del cantautore Milo Brugnara, verso le 18.30 partiremo con il corteo che si fermerà per alcune tappe ancora in città, come la residenza Fersina o il torneo di calcio antirazzista alle Albere.

Come le appare l’Italia dalle strade percorse a piedi?

Sono in Italia da 26 anni e da quando ho fatto richiesta di asilo politico io ho visto le normative solamente peggiorare. La vita dei migranti è cambiata moltissimo già con la legge Bossi-Fini che ha legato il permesso di soggiorno al lavoro ed ora il “Decreto sicurezza” si propone di smantellare completamente la rete di aiuto e accoglienza che si era creata in questi anni, ne abbiamo un esempio anche in Trentino con la chiusura degli Sprar e dei centri di accoglienza diffusa. In questi anni i cittadini italiani si sono aperti sempre più al mondo, ma le istituzioni e le normative sono andate sempre più indietro; per questo ci proponiamo di dare voce agli ultimi, ai bisognosi e a chi si oppone ad una società dove a prevalere sono i sentimenti di paura e odio.

"Restiamo umani", in marcia con John Mpaliza: “Camminiamo per resistere all’odio”
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