anno 94 - n° 26 - Fragile bellezza
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L’anniversario – Dieci anni fa il riconoscimento delle Dolomiti nel Patrimonio Unesco

Laboratorio Dolomiti

Le Dolomiti sono una delle aree di maggior interesse geologico e geomorfologico al mondo. Ne riassume i motivi e suggerisce alcuni possibili scelte per conciliare tutela dell’ambiente e del paesaggio e necessità di evitare lo spopolamento delle terre alte l’architetto Cesare Micheletti, già coordinatore scientifico della candidatura delle Dolomiti a Patrimonio Unesco e attualmente consulente scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco.

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Il gruppo del Catinaccio. Foto Gianni Zotta.

Il gruppo del Catinaccio. Foto Gianni Zotta.

L’architetto Cesare Micheletti ha seguito passo passo la candidatura delle Dolomiti a Patrimonio Unesco. “Essere riconosciuti per ben 2 criteri naturali su 4 deve renderci ancora più orgogliosi”

Nell’anniversario del 26 giugno, il ministro dell'ambiente Costa ha definito le Dolomiti “eccellenza italiana da preservare”. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha postato: “E' nostro compito proteggere questa loro fragile bellezza da chi vorrebbe trasformarle in un parco giochi e dai 'turisti in infradito'”. Le Dolomiti, definite laboratorio per le scienze della terra, dalla seconda metà del ‘700 fino a tutto il XX secolo hanno suscitato l'interesse di migliaia di scienziati di fama internazionale da tutto il mondo. E sono una delle aree di maggior interesse geologico e geomorfologico al mondo. Ne riassume i motivi e suggerisce alcuni possibili scelte per conciliare tutela dell’ambiente e del paesaggio e necessità di evitare lo spopolamento delle terre alte l’architetto Cesare Micheletti, titolare dell’A2 Studio, già coordinatore scientifico della candidatura delle Dolomiti a Patrimonio Unesco e attualmente consulente scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco per gli aspetti del paesaggio e della governance.

“L’importanza scientifica delle Dolomiti è misurabile! Pensi che circa il 90% della letteratura geologica è dedicato alle Dolomiti. Agli inizi dell’800 la diatriba tra “plutonisti” e “nettunisti” sull’origine della crosta terrestre venne risolta grazie alle scoperte fatte nelle Dolomiti. Alcune delle epoche in cui viene universalmente suddiviso il Triassico derivano il loro nome da questi posti (Ladinico, Fassanico, Cordevolico). Per quanto riguarda lo studio delle forme terrestri e della loro evoluzione, i gruppi dolomitici presentano una tale varietà ed accessibilità da costituire una sorta di aula didattica a cielo aperto. Ma la cosa bella e interessante è che la trasformazione morfologica continua tuttora, per effetto dell’erosione e del mutamento climatico. Quindi le Dolomiti non sono un museo, ma un vero e proprio laboratorio di ricerca”.

L’architetto Cesare Micheletti, consulente scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco.

L’architetto Cesare Micheletti, consulente scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco.

Nella Dichiarazione di Siviglia si esalta il valore del paesaggio e della geologia delle Dolomiti. Quali caratteristiche fanno dei nove gruppi montuosi che compongono le Dolomiti un insieme armonico, tanto che gli esperti le definiscono un “bene seriale”?

“Il fatto di entrare nella Lista dei luoghi naturali più rappresentativi al mondo è già di per sé straordinario. Ma essere riconosciuti per ben 2 criteri naturali su 4 deve renderci ancora più orgogliosi. Quella dichiarazione riassume i valori che fanno delle Dolomiti un paesaggio montano unico al mondo: bellezza naturale e scienze geologiche sono le due facce di un'unica medaglia. L’armonicità del bene seriale è il risultato dell’originale chiave di lettura che assieme agli altri esperti (i geologi Piero Gianolla e Mario Panizza) abbiamo elaborato per la candidatura: le Dolomiti sono caratterizzate da relazioni di tipo genetico ed estetico che si esprimono in più luoghi e si completano reciprocamente”.

In che senso le Dolomiti possono essere definite una vera e propria “macchina del tempo”?

”Nelle stratificazioni che sono chiaramente visibili sulle pareti di tutte le cime dolomitiche, sono conservate, epoca dopo epoca, le informazioni sulla fauna, sulla flora, sul clima, sugli ambienti naturali e sul paesaggio che caratterizzava il nostro pianeta più di 200 milioni di anni fa. Durante il Triassico si sono verificate due delle peggiori estinzioni di massa conosciute dalla Terra (sparì quasi il 90 % degli esseri viventi) ma poi la vita si riprese con forme e caratteristiche nuove. Per arrivare ad un tempo meno profondo, le Dolomiti hanno registrato gli effetti ed il clima delle grandi glaciazioni, ultima delle quali termitata 12.000 anni fa, conservandone persino alcuni aspetti che gli scienziati di oggi possono ancora studiare”.

C’è ancora qualcosa di irrisolto che solletica la curiosità degli studiosi?

”Gli effetti sul paesaggio antropico e sugli habitat naturali, indotti dal mutamento climatico sono sempre più evidenti. Dal mio punto di vista di pianificatore ed esperto di paesaggio, consultare il “registro dolomitico del clima” potrebbe darci ancora nuove informazioni utili per affrontare in maniera più consapevole le problematiche che ci aspettano”.

La tempesta Vaia ha reso ancora più evidente la fragilità dell'ambiente dolomitico.

”Definire fragile un paesaggio che resiste da milioni di anni e che, nei suoi caratteri morfologici, si è conservato pressochè invariato negli ultimi 10.000, non mi sembra corretto. Parlerei invece di un ambiente sensibile alle grandi forze naturali che ci circondano, e della responsabilità di gestire consapevolmente questi aspetti che talvolta abbiamo la presunzione di considerare “sotto totale controllo””.

Come conciliare tutela ambientale e necessità di evitare lo spopolamento delle terre alte?

”Ora la responsabilità dei territori dolomitici dovrebbe essere focalizzata in due direzioni: laddove c’è un intenso utilizzo del territorio nella adozione di modelli di sviluppo maggiormente resilienti ed adattivi; dove invece lo sviluppo turistico-economico è stato minore o addirittura assente nella costruzione di reti territoriali solidali ed inclusive”.

Alcune iniziative "turistico-promozionali" fanno discutere, penso al "cristallo di re Laurino" come la definisce l'architetto Werner Tscholl, autore del progetto di torre panoramica sul Catinaccio, presso il rifugio Coronelle, criticato fortemente da Cai e AVS (Alpenverein).

”Data la mia formazione di architetto lo studio delle forme e delle geometrie dolomitiche è fonte di grande ispirazione. Tuttavia non tutti i luoghi si prestano per la realizzazione di architetture spettacolari e attrazioni turistiche. In certi casi i monumenti naturali sono talmente maestosi e armonici, che è meglio lavorare per sottrazione piuttosto che per addizione”.

Dolomiti bene unitario, promozione unitaria, si dice. Nei fatti?

”La Fondazione Dolomiti Unesco promuove il Patrimonio Mondiale senza favoritismi, come dimostra la celebrazione istituzionale a Cortina d’Ampezzo, la festa popolare a S.Vigilio di Marebbe ed il Dolomiti Days a Forni di Sopra. Certo, alcuni territori faticano a condividere questa visione unitaria, ma si tratta di personalismi e protagonismi che col tempo verranno superati”.

Con l'esplodere dell'estate torna la querelle "passi chiusi/passi aperti" al traffico veicolare. Un equilibrio possibile?

”Mi piace ricordare che il riconoscimento Unesco è stato raggiunto grazie ad un grande lavoro di coordinamento condotto sia a livello scientifico che tecnico-istituzionale, con l’impegno fianco a fianco di veneti, friulani, sudtirolesi e trentini; senza sottovalutare il ruolo dello Stato e del Ministero, senza il quale non non ci sarebbe alcun riconoscimento da festeggiare. Il tema dei flussi veicolari turistici che attraversano le Dolomiti, di cui i passi rappresentano solo la punta dell’iceberg, richiede un approccio tecnico integrato e trasversale a tutte le istituzioni. Focalizzarsi su un SI o un NO a prescindere, rischia di non risolvere un problema che non può essere eluso”.

La Fondazione Dolomiti Unesco invita a raccontare una giornata nelle Dolomiti, filmandola con lo smartphone. Lei ha già realizzato il suo personale filmato?

”Certo! Ho provato a fare un bilancio alla rovescia: cosa non si sarebbe fatto se il riconoscimento non ci fosse stato”.

(a cura di)

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