anno 94 - n° 26 - Fragile bellezza
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La nave forza lo sbarco. La testimonianza di p. Zanotelli

Sea-Watch a Lampedusa, manette e solidarietà

Dopo 17 giorni in mare è approdata a Lampedusa, forzando il blocco della Guardia di Finanza nella notte del 29 giugno, la nave dell’ong tedesca capitanata da Carola Rackete. La comandante è stata arrestata per rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e navigazione in zone vietate. Il parere della giurista: “Rackete non ha fatto altro che rispettare un obbligo imposto dal diritto internazionale e dalle leggi”.

Parole chiave: SeaWatch (1), Carola Rackete (1), migrazioni (1026), Lampedusa (33), diritti umani (351)
La Sea Watch in navigazione. Foto Sir.

La Sea Watch in navigazione. Foto Sir.

“Io adesso sono a Lampedusa e fino all’alba siamo stati sotto la Sea-Watch. Quello che sentite ai tg sulla colpevolezza della capitana è falso. Hanno diffuso una notiza sbagliata. La Sea Watch non ha speronato nessuno. Sarà dimostrato tutto”. Rimbalza sulla chat dei missionari trentini in America Latina la testimonianza del comboniano padre Alex Zanotelli, loro conterraneo (è nato a Livo in val di Non nel 1938), dall’isola dove dopo 17 giorni in mare è approdata, nella notte del 29 giugno, la nave dell’ong tedesca capitanata da Carola Rackete. L’attracco è avvenuto forzando il blocco della Guardia di Finanza nel porto di Lampedusa.

"C'è voluta una donna tedesca per mettere in crisi e sparigliare le carte al ministro Salvini, una ragazza tedesca dai grandi valori, una donna straordinaria che ha avuto tutto dalla vita e ora dedica una parte della sua vita a chi non ha niente", arrotonda il pensiero padre Alex parlando con l’agenzia AdnKronos. "Questa donna meriterebbe un premio Nobel – ha detto - per il suo coraggio di sfidare una legge assurda, cui bisogna disobbedire”, perché la SeaWatch con i 42 migranti ancora a bordo "era come un'ambulanza con un malato grave a bordo che corre verso l'ospedale più vicino”.

Dalla sera di martedì luglio la comandante della Sea-Watch, dopo due giorni ai domiciliari sull’isola accusata di rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e navigazione in zone vietate, è tornata in libertà. Il Giudice per le indagini preliminari di Agrigento, Alessandra Vella, non ha convalidato l’arresto della 31enne tedesca. Il Gip ha ritenuto che non ci sia stata resistenza e violenza a nave da guerra e che la comandante abbia agito “all’adempimento di un dovere”, quello di salvare vite umane in mare, compiendo una scelta obbligata nell’entrare a Lampedusa visto che i porti in Libia e Tunisia non sono sicuri.

Mentre Lampedusa registrava altri sbarchi di migranti, si era acceso nei giorni scorsi lo scontro tra la Francia e la Germania da una parte, e il ministro Salvini dall'altra. Il presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha criticato l’arresto della sua concittadina: "Ci aspettiamo che l'Italia affronti un caso del genere in modo diverso. Coloro che salvano vite umane non possono essere criminali". Scontro analogo con la Francia che - attraverso la portavoce del governo Macron – ha definito “isterico” il comportamento del governo italiano.

Da subito in difesa dell’operato della comandante Rackete Mediterranea saving humans, l’iniziativa della società civile nel Mediterraneo, la cui nave Mare Jonio è sotto sequestro per aver salvato persone: “La comandante della nave Carola Rackete ha deciso di entrare in acque italiane e di dirigersi verso il porto di Lampedusa. Non c’era altro da fare. E noi sosteniamo in pieno questa decisione”.

“Io credo che la vita umana va salvata in qualsiasi maniera. Quella deve essere la stella polare che ci guida, poi tutto il resto è secondario”. Lo ha detto il segretario di Stato della Santa Sede, il card. Pietro Parolin, rispondendo ai giornalisti a margine della festa di Avvenire a Potenza.

“La comandante Rackete, fin dall’inizio dei soccorsi, non ha fatto altro che rispettare un obbligo imposto dal diritto internazionale e dalle leggi sia italiane sia del suo Stato di bandiera”, osserva Francesca De Vittor, docente di Diritto internazionale e diritti dell’uomo alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica. “Ciò che in tutta questa vicenda appare invece manifestamente illegittimo – aggiunge –, sia dal punto di vista del diritto costituzionale italiano sia del diritto internazionale è proprio il cosiddetto decreto sicurezza bis”.

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