Fine del mondo?

Anche la “fine del mondo” ha fatto il suo passaggio dalla teologia alla secolarizzazione e si è aggiornata

Sul tema della fine del mondo, per secoli, hanno scialato i quaresimalisti ma, in quest'epoca postmoderna, tutta secolarità, era passato di moda. Salvo vederlo rientrare in circuito, in modo gagliardo e tutto terreno, sull'onda della bomba atomica. Gli accordi tra Usa e Urss e altri l'avevano messo a cuccia con nostro grande alleggerimento. Eppure di nuovo ha fatto capolino con il favore dell'inquinamento atmosferico, dei buchi dell'ozono, dello scioglimento dei ghiacciai causa il surriscaldamento del globo, della desertificazione nei vari continenti, di previsioni sull'acqua potabile, sul cibo, sull'energia pulita, sulla violenza. Povero antropocene, che magra figura ci fa rispetto agli altri “cene”.

L'Arcangelo deputato all'Ufficio Progetti sulla Fine del Mondo (UPFM) era, da sempre, molto imbarazzato nel presentare un'ipotesi convincente al Padre Eterno. Far finire il mondo in un momento negativo come per esempio la fine dell'Impero romano e la migrazione dei popoli? Troppo presto rispetto alla venuta di Gesù. Pestilenze in Europa oppure epoca napoleonica? O forse il '900, secolo breve ma crudele, con le sue guerre mondiali, rivoluzioni selvagge di destra e di sinistra estreme, genocidi? Far fare brutta figura al Creatore con un simile fiasco finale? Oppure attendere un momento positivo. Ma quale, se esiste? E perché rovinare una festa sul più bello? Il Signore non avrebbe mai approvato questo artificiale happy end.

L'Arcangelo aveva tirato un melanconico respiro di quasi sollievo a fine seconda guerra mondiale. Per la prima volta, con l'entrata in scena della bomba atomica, un'invenzione umana sollevava Dio dall'esclusiva sulla fine del mondo. Ancor più l'Arcangelo vedeva, nel successivo dramma ecologico, alleggerirsi la responsabilità divina. Il gioco passava di fatto in mano agli esseri umani e lo stesso Ufficio Progetti, pur mantenendo la sigla, diventava in tutta scienza e coscienza un più modesto Ufficio Previsioni. L'umanità, magari consegnandosi a qualche disinvolto politico a sua volta consegnato a qualche agile operatore della finanza selvaggia, avrà certo infinitamente meno scrupoli a spegnere le luci di tutti i domani per un vantaggio di questa sera.

Anche la “fine del mondo” ha fatto il suo passaggio dalla teologia alla secolarizzazione e si è aggiornata. Con il Padre Eterno forse non sarebbe venuta mai o forse avrebbe dovuto attendere qualche congiuntura stellare o qualche volonteroso meteorite kamikaze. Invece oggi è seduta fuori dalla porta pronta ad entrare alla minima occasione che ci scappa di darle. Perfino Gesù non sapeva in quanto uomo, o non voleva sapere o non voleva dire la data. Oggi ben più di Lui possiamo addirittura sceglierla la data, anche quasi senza pensarci. Stiamo scrivendola, tra una bottiglietta e l'altra, sulle isole di plastica degli oceani. Isole in accelerato sviluppo che decretano la vittoria della plastica nella competizione con il glorioso acciaio e l'inarrestabile cemento. Il povero Caino, un tempo così solo, è diventato miliardi, sia pur diventando ancor più solo, ed ha perfezionato la sua dizione: "Sono forse io il custode di mio fratello?" in quella più radicale: "Sono forse io il custode di mio figlio e di mio nipote?". Il Signore, che ha 99 nomi di Amore, ha continuato a creare il mondo a sua immagine e similitudine.

Noi, cuori di acciaio, di cemento e di plastica moltiplichiamo nel voto elettorale violento e nel non voto indifferente, nei consumi non sostenibili e nei muri da genocidio, il Caino che non ha prossimo e distruggiamo un mondo a nostra immagine deformata e a nostra similitudine di morte.

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