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Roberto Barbiero (Osservatorio sul clima): “Occorre cambiare stili di vita e fare pressione sui decisori politici”

Vaia e le altre, gli effetti dei cambiamenti climatici sull'arco alpino

Degli effetti dei cambiamenti climatici, anche sull'arco alpino, delle cause e delle possibili soluzioni per limitarne l'impatto si parla a “Trentino Clima 2019”, in corso a Trento dal 23 al 25 ottobre. Ne parliamo con Roberto Barbiero, fisico e climatologo del Servizio prevenzione rischi della Pat e coordinatore dell’Osservatorio Trentino sul Clima.

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Roberto Barbiero (Osservatorio sul clima): “Occorre cambiare stili di vita e fare pressione sui decisori politici”

Val Cadino - Sistemazione di un bacino montano. - 2019 - Gianni Zotta

Val Cadino - Sistemazione di un bacino montano. - 2019 - Gianni Zotta

Fenomeni come la tempesta Vaia “si presenteranno con sempre maggiore intensità e frequenza nei prossimi decenni; essi potranno in futuro colpire altre zone del Trentino”. Lo afferma la Commissione provinciale sul maltempo, che ha licenziato in questi giorni il suo rapporto sugli eventi di fine ottobre 2018 e sulle loro conseguenze (si veda a pagina 6), concludendo il suo lavoro con una raccomandazione: pur riconoscendo che la Provincia di Trento “è all'avanguardia nelle opere di protezione civile”, la Commissione invita a dotarsi “di ulteriori strumenti di prevenzione e di difesa del territorio”, perché “a fronte dei cambiamenti climatici in atto occorre puntare maggiormente sulla prevenzione e sul monitoraggio del territorio”.

Degli effetti dei cambiamenti climatici, anche sull'arco alpino, delle cause e delle possibili soluzioni per limitarne l'impatto si parla a “Trentino Clima 2019”, in corso a Trento dal 23 al 25 ottobre in concomitanza con la Conferenza annuale della Società Italiana per le Scienze del Clima. “Il nostro pianeta sta subendo una fase di riscaldamento a livello globale stimato nell'ordine di circa un grado centigrado rispetto all'era preindustriale: le conseguenze sono l'innalzamento del livello del mare, la perdita dei grandi plateau glaciali e l'aumento degli eventi meteorologici estremi, come siccità e grandi precipitazioni”, spiega Roberto Barbiero, fisico e climatologo del Servizio prevenzione rischi della Pat. Coordina l’Osservatorio Trentino sul Clima e partecipa a numerosi gruppi di lavoro nazionali e in ambito europeo che si occupano di cambiamenti climatici.

C'è chi nega l'influenza delle attività umane sui cambiamenti climatici in atto.

“Anche se non è possibile attribuire direttamente ai cambiamenti climatici l’eccezionalità di un singolo intenso evento meteorologico come quello di fine ottobre 2018, oggi la scienza è in grado di dirci che stanno variando alcuni parametri che potrebbero portare ad un aumento dell’intensità e della frequenza degli eventi estremi nei prossimi anni”.

Parametri come le temperature medie?

“Nel 2018 anche in Trentino abbiamo registrato temperature di circa 1,5-2,0°C superiori alla norma del periodo 1961-1990. In particolare, in autunno abbiamo avuto temperature di ben 2-3°C superiori alla media”.

Quali le cause?

“Dobbiamo guardare molto distante da noi: in Artico. L'Artico si sta scaldando troppo”.

Le conseguenze?

“variazioni nel comportamento della circolazione atmosferica alle nostre latitudini. L'avvicendarsi di alte e basse pressioni in Europa sta subendo delle modifiche. Registriamo più intense ondate di calore e di scarsità di piogge nelle fasi di alta pressione e più intense precipitazioni nelle fasi di bassa pressione. In futuro, dicono i climatologici, tali eventi potranno aumentare in frequenza e in intensità”.

E questo preoccupa.

“Preoccupa soprattutto il possibile aumento dell’intensità dei fenomeni che potrebbe dare origine a eventi straordinari e senza precedenti: possono essere piogge estreme in poco tempo, venti con raffiche molto intense, assenza prolungata di piogge con conseguente siccità, ondate di caldo prolungate ma anche di freddo intenso”.

Vaia è stato un evento estremo?

“I dati di Meteotrentino dicono che le precipitazioni dal 27 al 29 ottobre 2018 hanno superato in molte località le piogge che causarono le alluvioni del 1966 e del 1882. I venti hanno raggiunto valori record di quasi 200 km/ora”.

Il Trentino è attrezzato per affrontare questi fenomeni nuovi?

“Sono state adottate misure di prevenzione e protezione sia di tipo strutturale - ad esempio opere di rinforzo degli argini dei fiumi, pulizia dei bacini -, sia di tipo non strutturale: sistemi di monitoraggio, di previsione meteorologica e di allerta provinciale, piani di protezione civile e di gestione dell’emergenza. Ma in futuro questo potrebbe non bastare e occorre prepararci in maniera adeguata”.

Cosa fare per rallentare il riscaldamento globale e limitarne gli impatti nel futuro?

“Dobbiamo agire rapidamente, contribuendo alla riduzione delle emissioni di gas serra modificando le nostre abitudini quotidiane nel consumo di energia e cibo. Dobbiamo intensificare gli sforzi nel risparmio energetico, nell’utilizzo di fonti rinnovabili, nei trasporti - riducendo l’uso dell’auto e privilegiando il mezzo pubblico -, nell’edilizia sostenibile, nella riduzione dei rifiuti e nell’assunzione di stili di vita consapevoli. Importante è anche ridurre il consumo di carne, favorire i produttori locali e biologici. Accanto alle azioni individuali, ancor più importante è l’azione politica. Sarà quindi sempre più urgente la pressione dei cittadini verso i responsabili della politica perché siano adottate azioni più ambiziose anche in Trentino”.

Dell’urgenza di agire si sono accorti i giovani, con mobilitazioni in tutto il mondo.

“Per il loro futuro e per quello del nostro pianeta, ascoltiamoli”.

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