anno 94 - n° 42 - La memoria e la speranza
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Incontro alla Federazione cooperazione venerdì 25 ottobre

Il volto nuovo della missione

La serata a quattro voci sulla missionarietà nel contesto urbano promossa dalla Zona pastorale di Trento. I coniugi Mussi: “Ci ha cambiato il lavoro concreto con i poveri”.

Parole chiave: Chiesa (6393), missione (1124)
Val di Breguzzo - Luisa e Lorenzo Mussi a Malga Maggiasone. - 13/08/2007

Cosa può offrire l’esperienza missionaria alla vita ecclesiale trentina, qui e oggi, e come vivere lo spirito missionario in una realtà come quella urbana di Trento dove la secolarizzazione permea la vita quotidiana e il tessuto sociale?

Attorno al futuro delle parrocchie in un’ottica missionaria si è sviluppato venerdì 25 ottobre l’incontro alla Sala della Cooperazione, organizzato in questo mese missionario straordinario dalle parrocchie della zona pastorale di Trento, in collaborazione con la Federazione della cooperazione trentina.

Introdotti e stimolati da Piergiorgio Franceschini, hanno portato la loro testimonianza Luisa e Lorenzo Mussi che per 10 anni hanno vissuto sugli altipiani peruviani come missionari laici.

“La nostra decisione di partire nel 1995 trovava motivazioni soprattutto in un senso di giustizia più che nell’esperienza religiosa”, hanno raccontato. “La nostra idea di andare in missione nell’ambito dell’Operazione Mato Grosso era di aiutare, di fare qualcosa per gli altri meno fortunati”. Poi questo viaggio è mutato di significato e ha cambiato, è diventato “anche un viaggio e un soggiorno interiore che ci ha portato a riscoprire una dimensione di fede”. Sono partiti che si erano appena sposati, lei, bresciana; lui, trentino. Hanno sei figli, adesso, dagli 11 ai 25 anni e quello che loro chiamano “il lavoro concreto con i poveri” li ha corroborati nel continuare un certo stile di vita anche dopo che sono ritornati a Breguzzo e Roncone, Val del Chiese. Cosa è rimasto loro dentro, nel profondo? “Azzardare sulla carità e credere nelle persone”. Una volta rientrati – e sono ormai una quindicina d’ anni - si sono riavvicinati alla vita della parrocchia, avendo come orizzonte quanto avevano appreso nell’esperienza di vita in Perù, dalle persone della comunità di Chacas. “Sapere accettare la precarietà; vivere con poco, valorizzando la sobrietà”. “Alzare gli occhi al cielo e dare fiducia alla gente”. “Sapere dosare la frenesia del fare per porci domande essenziali”. Il loro è un ricordo vivo dei poveri e della semplicità della loro vita. Lorenzo osserva: “Abbiamo fatto ben poco, ma abbiamo cercato di cambiare la nostra vita”.

Anche padre Fausto Beretta (si veda l’intervista del numero scorso su Vita Trentina) se deve scegliere fra le esperienze dei suoi tanti anni in Brasile, prima nel Nordest e ora a Manaus, nella zona amazzonica, forse ne vede prevalere una sulle altre: “Imparare a cambiare il modo di vedere la vita, vederla come si manifesta nella semplicità”.

E’ toccato poi a don Michele Vulcan che è parroco a Madonna Bianca nella zona sud di Trento, evidenziare come si può vivere oggi la missione nella vita quotidiana, anche in una parrocchia qualsiasi del Trentino. “In un tempo di tiepidezza cercare una radice profonda di speranza”. Sperimentare che esiste quello che un’enciclica di 100 anni fa di Benedetto XV chiamava “lo zelo dei buoni”. “Tocca a me, parroco, cercarlo, lo zelo dei buoni, tra la mia gente. Sostenere e lasciarmi sostenere”. E in un tempo in cui molti vantano avere dei crediti: “sentirsi debitore dell’altro”. “Dobbiamo essere indigeni, non abbiamo la possibilità di sentirci stranieri. Questo significa dare il tempo necessario alle realtà che viviamo, ai rapporti umani, vedere le persone nella loro concretezza, nelle speranze e tra le fatiche. “Vivere quindi con lentezza, aiutare e lasciarsi aiutare”. Forse il volto nuovo della missione.

Il volto nuovo della missione
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