anno 94 - n° 44 - In alto gli occhi
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ASSEMBLEA PASTORALE VALLI DEL NOCE

“Ecco cosa vuol dire Zona”

Un anno dopo l’avvio delle Zone pastorali – ha concluso il vescovo – stiamo forse cominciando a capire qual è il loro significato. Non sta nel dover convergere a Cles (o nel centro principale di Zona) , ma nel riconoscersi popolo che si incontra, scambia ricchezze.

Parole chiave: chiesa (6393)

A Cles è apparso chiaro il valore della pastorale Zonale: non tanto convergere in un luogo, ma restare in comunione per discernere poi quali scelte fare

“Come una cerva anela ai corsi d’acqua...” Il salmo andava a pennello sabato scorso a Cles per le valli che guardano verso il Parco Adamello Brenta con i loro ungulati e i loro corsi d’acqua. E l’immagine poetica del torrente Noce - “ingrossato dal sudore del lavoro e dalle lacrime della sofferenza” - ha lanciato l’Assemblea zonale delle Valli di Non e di Sole. “Se ognuno di noi, ogni parrocchia farà la sua parte, siamo certi che...arriveremo al mare”, è stata la premessa giovanile dell’intensa mattinata condotta da Udalrico Fantelli e ben orchestrata dal Consiglio di Zona uscito dall’Assemblea di un anno fa.

La cornice celebrativa è stata curata con la consueta sensibilità dal Gruppo di preghiera “Samuele” che ha suggerito - nelle valli segnate dall’opera dei martiri anauniesi – un’attualissima preghiera ai santi di casa nostra, una sorta di moderna litania in grado di interrogare e anche di incoraggiare.

Seduto in prima fila, quaderno degi appunti in mano, l’Arcivescovo ha ascoltato per tutta la mattina, prendendo la parola solo allo scoccare di mezzogiorno. Ha lasciato che fossero le comunità – secondo la formula nuova delle Assemblee di quest’anno – a indicare anche in forma vivace (ben 15 gli intervenuti) gli snodi dell’agenda pastorale di questa Zona.

Meno Messe, poù Messa

Si è partiti dalla liturgia, dalla convinta strategia che punta alla qualità delle celebrazioni (“Meno Messe più Messa”) e all’impegno coinvolgente dell’assembla per affrontare poi il ruolo delicato dei comitati e dei consigli pastorali, alla ricerca di maggiore collaborazione. Qualche buon segnale è arrivato a proposito dai gruppi giovanili e oratoriani dove l’attenzione ad uscire dalla dimensione parrocchiale o (ex) decanale è migliorata anche grazie ai richiami diocesani di iniziative come “Passi di Vangelo”. Molto realistica anche l’analisi della fatica nell’iniziazione alla vita cristiana, ma anche la ricchezza zonale di una rete di famiglie che si curano della pastorale familiare e del sacramento del matrimonio e che a Malè nel mese di dicembre si riuniranno godendo ancora della presenza del vescovo Lauro.

A metà mattinata, una sorpresa. Per la prima volta in queste Assemblee sul territorio si è ricorsi ad un’indagine sociologica o meglio ad un’operazione ascolto attraverso un questionario diffuso nelle parrocchie. Ne sono tornati ben 557 (l’1% della popolazione) che senza pretese scientifiche hanno dato qualche buon segnale delle attese della maggioranza di frequentanti rispetto alla Chiesa sul territorio: “Più accogliente, più capace di dialogo e di ascolto” è stata la sintesi più efficace, a conferma del bisogno di umanità e di senso che oggi viene ancora prima degli aspetti funzionali che rischiano talvolta di rendere la parrocchia una “stazione di servizio”, si è detto.

IL QUESTIONARIO E IL TEMPO

Un dato fra i tanti presentati? E’ la “mancanza di tempo” il motivo per cui anche i praticanti ammettono di partecipare “poco” alla vita ecclesiale. Una prima sintesi operata da don Daniele Armani (accanto al vicario di Zona pastorale don Renzo Zeni) sarà poi ripresa dal Consiglio di Zona e arricchita da altri questionari per cogliere altre attese finora inespresse.

Nel rilanciare il lavoro il vescovo ha sottolineato la capacità di “avviare processi, come dice Papa Francesco, senza pretendere di avere tutto chiaro” riconoscendo nei problemi delle opportunità di crescita. Ha sottolineato la priorità affidata da alcune vostre comunità alla preghiera e all’ascolto dello Spirito per superare i momenti di sconforto: “E’ nei momenti duri che noi sperimentazione la consolazione infinita del Signore; dobbiamo investire sulla preghiera e sul convocarci attorno alla Parola. Così sperimentiamo la pace che solo Dio dà”.

Ha ribadito la priorità di “mostrare il Vangelo con la testimonianza”, ha ribadito che l’appartenenza alla parrocchia “non è data dai confini o dal campanile o dall’archivio, ma dall’appartenere a Gesù Cristo”.

Don Lauro ha messo in guardia dal rischio di guardare ai giovani proiettando su di loro la fotocopia negativa di noi stessi (“quando critichiamo i giovani stiamo facendo un selfie davvero brutto” ha chiosato) ed ha esortato preti e laici ad uno sguardo reciproco diverso. “Il parroco di ieri, quello che aveva tutto sotto controllo, non esiste più. E’ nato un altro modo di essere prete, chiamato a vivere il suo ministero in modo nuovo davanti alla richiesta essenziale di annunciare il Vangelo e di promuovere relazione di amore fra le persone”.

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“Voi laici chiedetevi come potete aiutare i vostri preti perché possano sempre più dedicarsi alle relazioni e si possano liberare di quanto al loro posto potete fare voi”, ha aggiuntaicato.

“Un anno dopo l’avvio delle Zone pastorali – ha concluso il vescovo – stiamo forse cominciando a capire qual è il loro significato. Non sta nel dover convergere a Cles (o nel centro principale di Zona) , ma nel riconoscersi popolo che si incontra, scambia ricchezze. E che poi per alcune iniziative lavora ad un livello più ampiò, per altre rimane in un ambito più circoscritto. L’importanze è capire che soltanto nello stare continuamente in dialogo e in confronto vien fuori il meglio per ogni singola realtà”. “Mettendoci insieme siamo diventati tutti più forti”, aveva osservato a proposito un giovane dell’oratorio di Tuenno.

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