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Resilienti e con una marcia in più,storie e volti di atleti, donne e uomini di montagna

Si è tenuto lo scorso 2 novembre, a Palazzo Geremia, il convegno “Donne a fil di cielo. Storie e volti di atleti, donne e uomini di montagna” patrocinato dal Comune. “Questa è la prima edizione di un evento unico nel suo genere, che vorremmo diventasse un tour".

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Si è tenuto lo scorso 2 novembre, a Palazzo Geremia, il convegno “Donne a fil di cielo. Storie e volti di atleti, donne e uomini di montagna” patrocinato dal Comune

La valdostana Francesca Canepa, prima italiana a vincere, nel 2018, l'Ultra-Trail du Mont-Blanc

La valdostana Francesca Canepa, prima italiana a vincere, nel 2018, l'Ultra-Trail du Mont-Blanc

“Questa è la prima edizione di un evento unico nel suo genere, che vorremmo diventasse un tour. Con donne – mamme, lavoratrici ed atlete - che ogni giorno si mettono in gioco e con uomini che, per esperienza, possono raccontare cos'è oggi lo sport femminile ad alto livello, riportando su un piano meritocratico le prestazioni, senza bisogno di quote rose”.

Lo ha detto, visibilmente emozionata, l'ex azzurra di sci alpino e ora giornalista Sky, Dody Nicolussi, bondonera doc, presentando lo scorso 2 novembre, a Palazzo Geremia, il convegno “Donne a fil di cielo. Storie e volti di atleti, donne e uomini di montagna” patrocinato dal Comune e tenutosi contestualmente all'evento di mountain running “La Direttissima Trento - Monte Bondone”.

Un “progetto di comunicazione” più che un convegno, durante il quale è stato sottolineato come la montagna sia forse l'unica a permettere, non solo alle donne, di essere performanti anche dopo i 20/30 anni.

Resistenza e campionamento

“Nella corsa in montagna, lo sforzo fisico richiede esperienza e soprattutto resistenza, che non sparisce una volta superata quella fascia di età”, ha spiegato la ricercatrice del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell'Università di Verona, Barbara Pellegrini. “Al momento, tuttavia, non abbiamo studi sulle risposte fisiologiche delle donne rispetto agli uomini, visto che, su 100 concorrenti, la percentuale femminile è appena del 20%. Non si riesce, insomma, ad avere un campionamento”.

Colpa, paradossalmente, anche dell'aumento dell'età delle atlete.

“Nell'endurance, l'età è ancora più alta. Io ho amici anche di 70/75 anni e, in questa fascia, non si trovano donne disposte a essere campionate”, ha confermato Francesca Canepa, classe 1971, prima italiana a vincere, nel 2018, l'Ultra-Trail du Mont-Blanc, la mitica corsa sogno di ogni trailer, alla quale la pluridecorata valdostana ha dedicato il libro “La mia Olimpiade”.

L'aspetto mentale

Campionate no, ma campionesse sì, verrebbe da dire. Questione soprattutto di testa.

“Per quanto riguarda l'aspetto mentale, le donne sono un po' superiori all'uomo”, ha dichiarato l'ultramaratoneta palermitana Luisa Balsamo, che, nel 2015, è salita sul gradino più alto del podio femminile (quarta in assoluto) nella “TransOmania”, 300 chilometri di corsa non-stop nel deserto, ormai il suo habitat, considerate le 14 gare già disputate.

La testa, nelle competizioni di lunga distanza, ha permesso di dimenticare la fatica pure alla mountain runner francese naturalizzata italiana Stéphanie Jimenez, che ha parlato sia in veste di atleta e mamma (“Io sono diventata mamma a 42 anni, ma anche donne in menopausa possono raggiungere risultati lusinghieri”) sia in qualità di allenatrice.

I sessi si annullano

Un'allenatrice l'ha avuta anche il bresciano Silvio “Gnaro” Mondinelli, sesto uomo ad aver scalato tutte le 14 vette più alte del mondo, terminando la “corsa agli Ottomila” senza mai usare ossigeno supplementare.

“In cordata, i sessi si annullano. Io sono andato in cima all'Himalaya con una donna altrettanto determinata. Poi, nella massa, c'è sempre lo stupido o la stupida. Il rispetto è la cosa più importante. Tra l'onore – inteso come lealtà ed onestà – e la gloria, c'è una bella differenza”, ha rimarcato la leggenda dell'alpinismo internazionale, Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, il quale ha lavorato per 35 anni nel soccorso alpino dopo aver scoperto le cime grazie al servizio militare svolto proprio in Trentino, nella Guardia di Finanza.

Alimentazione e cura a 360 gradi

Anche in montagna, però, non c'è prestazione senza alimentazione.

“L'alimentazione, oggi, è tutto. Senza integrazione non è possibile fare una prestazione. L'acqua è il nostro primo nutrimento, ma, se è diversa la sua composizione, varia anche la risposta dell'atleta. Il nuovo traguardo, nel campo degli integratori, è lo studio dei funghi orientali”, ha chiarito la dott.ssa Marina Covelli, medico omeopata nutrizionista di Villa Lagarina, per la quale non esiste la “dieta del vincitore” e l'alimentazione deve essere personalizzata.

Sull'importanza dei prodotti alimentari e di integrazione si è soffermato pure il 22enne skialper di Vermiglio, Davide Magnini, reduce da una strepitosa stagione di mountain running.

“Per me, il 40% lo fa la prestazione fisica, mentre il 60% la testa. Ma la mia testa è traumatizzata se a livello di digestione/alimentazione non sto bene”, ha ammesso il “piccolo Kilian”, l'unico capace di calcare le orme del campionissimo catalano Jornet Burgada.

Un atleta, insomma, va curato a 360 gradi.

“Non si può trascurare nulla. L'atleta deve essere analizzato in tutte le sue sfaccettature: biomeccanica, neurofisiologica e psicosomatica. Adesso c'è anche l'equistasi, un dispositivo portatile che può essere indossato durante le attività motorie quotidiane e il trattamento riabilitativo”, ha ricordato l'osteopata e fisioterapista rivano Stefano Ferrari, che ha partecipato a “sei o sette edizioni” della Marcialonga di Fiemme e Fassa.

La resilienza

La donna, però, ha quasi sempre una marcia in più.

“Nel linguaggio psicologico, la resilienza è la capacità umana di affrontare, superare e uscire rafforzati dalle avversità della vita. Le atlete hanno una predisposizione a gestire i problemi, abituate come sono a conciliare la vita familiare con quella sportiva”, ha puntualizzato Marta Landoni, docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e psicologa “Sport e Resilienza” della RiRes, l'Unità di Ricerca sulla Resilienza.

Ognuna, fidandosi di se stessa, riesce a trovare la soluzione più congeniale.

“Le donne sono predisposte al multitasking e al problem solving. Mi spiego con un esempio: quando un granello di sabbia penetra in un'ostrica, aggredendola, l'animale reagisce producendo la madreperla, che si deposita intorno al granello e lo trasforma in una perla piccola. L'aspro granello è modellato fino ad assumere la forma nuova di una perla preziosa”, ha affermato Canepa, che è laureata in Psicologia generale e sperimentale.

“Per questo, anche se come numeri siamo tante di meno, io invito sempre le donne a uscire ed a mettersi in gioco”, le ha fatto eco in chiusura la giovane promessa piemontese dello skialp e del trail running Ilaria Veronese.

Resilienti e con una marcia in più,storie e volti di atleti, donne e uomini di montagna
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