anno 94 - n° 47 - Greccio insegna
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La prefazione di Vincenzo Passerini al volume di Vita Trentina

L’invito di padre Livio

Padre Livio ci insegna ad accettare anche le domande senza risposta. Il mistero, come di fronte al dolore. A stare presso la croce, come Maria, dove è inchiodata l’umanità. A stare. A credere per capire. La verità si fa strada dentro di noi anche attraverso strade che non costruiamo noi.

Parole chiave: Livio Passalacqua (2), Parola (373), meditazione (14), preghiera (262), Vita Trentina (332), libri (1864)

Nel libro “Parole chiave” raccolti i pezzi del “grande saggio” padre Passalacqua per il nostro settimanale. Un invito “a fermarci, a non disperderci”

Gli scritti di padre Livio Passalacqua ci hanno accompagnato per quattro anni su “Vita Trentina”. Li abbiamo attesi, gustati, ci hanno sempre sorpreso. Ci hanno fatto vedere il mondo e noi stessi da un altro punto di vista. Ci hanno aiutato. Talvolta hanno aperto una finestra dentro di noi, una finestra chiusa. Hanno fatto circolare nuovo ossigeno nel nostro sangue, nel nostro cervello. Hanno sempre rianimato, anche solo un po’, a volte tanto, il nostro cuore. Ci hanno sempre dato un motivo di speranza in più. In noi stessi, innanzitutto (quanto insiste padre Livio: come pretendi di amare gli altri e il mondo se non vuoi bene a te stesso? A te stessa? Hai diritto ai tuoi limiti). Non ci hanno mai lasciato indifferenti. Grazie padre Livio, grazie “Vita Trentina”. Ora, raccolti in questo libro, i pensieri di padre Livio continueranno ad accompagnarci per tanti anni ancora. A sorprenderci ancora. A riaprire quelle finestre che per pigrizia e sfiducia continuiamo a chiudere.

Non invecchiano questi scritti. Affrontano le domande di sempre, le grandi domande della vita e della fede. Non si sottraggono alle questioni più difficili, più inquietanti, quelle che ci fanno dubitare di noi e di Dio, degli altri, del mondo, del presente, del domani. Anzi, padre Livio ha il dono di suscitare le domande, di tirarle fuori dai cassetti del nostro inconscio, delle nostre paure, delle nostre abitudini, dei nostri freezer interiori. Queste libro è un giardino lussureggiante di domande. Le domande sono splendidi fiori, sembra dirci padre Livio, sono piante meravigliose, non da temere, ma da coltivare con amore. Le domande sono l’inizio della salvezza. Della guarigione. Della speranza. Della fede.

Poi alle domande cerchiamo di rispondere. E padre Livio ci accompagna come una grande saggio in questa scommessa delle risposte che è, in fondo, la vita. Ci accompagna nella nostra personale scommessa delle risposte. E lo fa innanzitutto con simpatia verso noi lettori. Si rivolge direttamente a ciascuno di noi, dandoci del tu, non vuole parlare a un pubblico. Ma a ciascuno, a ciascuna. Partendo dall’esperienza quotidiana, dai fatti normali della nostra vita. A volte scherzando, a volte ironizzando, usando immagini inconsuete, sorprendenti. Spesso ci costringe a stare molto attenti a quello che leggiamo, a non correre, ad andare piano. Ci costringe, con simpatia, allo sforzo del pensiero, e questa è una grande medicina. Perché tutto attorno a noi sembra dirci che non vale la pena pensare, ma solo consumare. Che dobbiamo correre,voltare pagina, cercare una nuova emozione, una nuova idea, nuove immagini. Padre Livio ci invita, con cordialità, alla calma. A fermarci. A rientrare in noi stessi, a non correre, a ricomporci. A pensare a cosa stiamo facendo, a dove stiamo andando. Ci invita a riunificarci, a non consumarci in atti e parole quotidiane prive di un centro orientatore. A non disperderci.

L’originalità del suo scrivere è anche un modo per farci alzare dalla panchina dei soliti discorsi sulla quale siamo pigramente seduti. E che non ci fa più pensare, ma proprio per nulla. Padre Livio ci costringe all’attenzione, a non consumare le parole, ma a pesarle. Non a leggerle, ma a rileggerle. Uno scrittore una volta ha detto: se non mi leggete una seconda volta, preferisco che non mi leggiate neanche la prima. Gli scritti di padre Livio vanno riletti. Questo libro è una miniera di pensieri che chiedono di essere pensati, non solo scorsi. Chi scopre il gusto di rileggere, di ritornare spesso, con attenzione, su queste pagine ne trarrà grandi benefici.

Padre Livio ci insegna ad accettare anche le domande senza risposta. Il mistero, come di fronte al dolore. A stare presso la croce, come Maria, dove è inchiodata l’umanità. A stare. A credere per capire. La verità si fa strada dentro di noi anche attraverso strade che non costruiamo noi. C’è una verità rivelata, donata, che è ben più grande, più sorprendente, che mai saremmo stati capaci noi di costruire. Al fondo, cosa è che sta a cuore a padre Livio? Ricordarci che il Vangelo di Gesù Cristo è veramente un lieto annuncio. Come dice il Prologo di Giovanni, Dio nessuno lo ha mai visto, il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. E il volto di Dio che Gesù Cristo ci ha rivelato è il volto della misericordia, il volto lieto della misericordia. Il volto dell’amore che non ha confini, che non ha calcolo, che guarisce le ferite, che rialza ogni volta, che fa ripartire, che riapre i giochi della vita che sembravano chiusi, che privilegia i poveri e gli ultimi, i reietti e gli infelici. Un anticipo di salvezza qui, in questa amata terra, cui siamo chiamati a collaborare con tutto noi stessi, con la libertà che ci è stata data, la fragile e meravigliosa libertà che ci è stata data, in attesa di quella salvezza eterna nell’abbraccio divino che è il caposaldo della nostra speranza, come padre Livio ci ricorda spesso, con accorate parole, in queste sue pagine.

Vincenzo Passerini

L’invito di padre Livio
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