anno 95 - n° 02 - Il non detto delle donne
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Su corso di laurea in Medicina e sistema sanitario trentino l'opinione di Carlo Tenni, per anni referente della Consulta Pastorale della salute

Una ricetta per Medicina

Su corso di laurea in Medicina e sistema sanitario trentino l'opinione di Carlo Tenni, per anni referente della Consulta diocesana per la Pastorale della salute.

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Carlo Tenni: “Serve valutare se abbiamo la forza e le strutture, quali saranno i costi, e se al giorno d'oggi in Trentino servono più medici di medicina generale o specializzandi”

Si discute l'apertura a Trento della facoltà di Medicina

Carlo Tenni ha alle spalle una lunga carriera nel settore sanitario, 41 anni di onorato servizio da coordinatore infermieristico suddivisi tra rianimazione, psichiatria e cure palliative, domiciliari ed hospice, “conditi” da vari ruoli istituzionali: ex presidente della Consulta diocesana per la Pastorale della salute, attualmente nel Consiglio Sanitario provinciale e componente della Consulta provinciale della salute. Una figura decisamente titolata per commentare la situazione venutasi a creare attorno all'apertura di un corso di medicina e chirurgia a Trento.

Tenni, un'apertura necessaria?

Dal mio punto di vista personale una Facoltà di medicina sicuramente darebbe lustro all'Università di Trento, ma legittimamente mi pongo alcune domande: effettivamente poi abbiamo la possibilità di sostenerla? Il Santa Chiara e poi nuovo Not avrà la capacità di seguire i medici che ne escono? Quanto costerà questa struttura? Infine, bene formare i medici ma poi come li specializziamo? Non sono i medici che mancano oggi in Trentino, sono gli specializzandi: in tanti ambiti mancano i medici specializzati, dall'ostetricia alla ginecologia, da pediatria a rianimazione.

Quindi è fondamentale che oltre al corso di laurea vengano previsti poi anche percorsi di specializzazione.

È indispensabile. Il bisogno che abbiamo non è riferito ai medici di medicina generale, il rapporto tra medici e popolazione in Trentino è ancora favorevole, mentre l'indice nazionale rivela che siamo bassi sul fronte di specializzandi e infermieri.

Anche il presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche Daniel Pedrotti infatti ha espresso qualche dubbio rispetto ai progetti presentati finora.

Sì, se si fa una semplice Università di medicina senza coinvolgere anche la formazione specialistica infermieristica si rischia di avere un'ampia disponibilità di medici, mentre chi gestisce l'assistenza territoriale, domiciliare, in ospedale o in case di riposo sono gli infermieri, e questo va detto. Quindi, senza entrare nella disputa tra Provincia, Università di Trento e Padova, il punto è valutare se abbiamo la forza e le strutture per sostenere e portare avanti questo progetto e quali saranno i costi. Va compreso quindi se a lungo termine questo investimento porterà benefici e se al giorno d'oggi ci servono più medici usciti dai 6 anni o specializzandi.

Nei progetti presentati non ha trovato le risposte a queste domande?

Solo quello dell'Ateneo di Trento mi pare accenni ad un corso di specializzazione in management infermieristico, però lo ha previsto da qui a 3 anni, non subito.

Rispetto all'inedito scontro istituzionale, da persona che da anni collabora con le istituzioni che idea si è fatto?

Non lo ho capito fino in fondo, è vero che di Medicina se ne parlava da anni e non si è mai concretizzato nulla, ma non ho capito come mai la Giunta prima di sentire l'Ateneo di Trento sia andata a cercare fuori. Se è solo perché mancano medici fare una succursale della Scuola di medicina di Padova non mi sembra la risposta. Al di là delle logiche individuali di un ateneo rispetto all'altro vanno viste la fattibilità, la sostenibilità, il costo e la ricaduta sul nostro territorio.

L'apertura della nuova Facoltà potrebbe essere utile a risolvere alcune delle problematiche legate alla sanità sul nostro territorio?

Secondo me per i trentini oggi non è così percepito il problema della carenza complessiva dei medici. Il territorio oggi patisce un'organizzazione dei medici di medicina generale che pur rispondendo ai bisogni lascia scoperti gli orari notturni ed i fine settimana, e la guardia medica tra turnover troppo elevato e medici ancora in fase formazione non offre risposte adeguate al cittadino. Gli ospedali invece subiscono n maniera forte la carenza di figure specializzate.

In che direzione sta andando la sanità trentina?

Io posso parlare rispetto al campo delle cure palliative domiciliari, di cui mi sono sempre occupato, che pur essendo un fiore all'occhiello dell'Azienda sono ferme negli orari notturni e nei fine settimana. Gli investimenti in progetti dispendiosi come la protonterapia, il corso di laurea o i costi gravosi del mantenimento del punto nascita di Cavalese, tolgono risorse e non permettono di rispondere pienamente ai bisogni del cittadino, nel modo previsto dalla legge. È un discorso di scelte e di orientamento, manca anche una sensibilità del cittadino nel chiedere determinati servizi alle istituzioni, che a loro volta non sembrano così interessate a confrontarsi neppure con gli organismi consultivi di cui dispongono. Basti pensare che da quando c'è la nuova Giunta non è mai stato convocato né il Consiglio sanitario provinciale né il Coordinamento provinciale cure palliative, istituito 3 anni fa per dare un indirizzo a tutta la rete.

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