anno 95 - n° 04 - Bisogna rompere il silenzio
stampa

Si è concluso all'Arcivescovile il ciclo di incontri sui social network

Un clic in meno, una parola in più

È giunta al termine mercoledì 15 gennaio la rassegna "L'educazione al tempo dei like” organizzata dal Collegio Arcivescovile di Trento e patrocinata da Fidae (Federazione degli Istituti Cattolici) e Agesc (Associazione dei genitori delle scuole cattoliche).

Parole chiave: Fidae (2), Tik Tok (1), Agesc (86), Internet (279), social network (81), Arcivescovile (29), educazione (567)

Con la rassegna “L'educazione al tempo dei like” uno sguardo curioso e critico su rischi e possibilità dei nuovi strumenti di comunicazione

Social network

Social network

È giunta al termine mercoledì 15 gennaio la rassegna "L'educazione al tempo dei like” organizzata dal Collegio Arcivescovile di Trento e patrocinata da Fidae (Federazione degli Istituti Cattolici) e Agesc (Associazione dei genitori delle scuole cattoliche). Al centro dell’ultima serata, di fronte ad una platea piena di studenti e genitori, è stato il professore, filosofo e giornalista Maurizio Schoepflin, che poche ore prima aveva presentato presso la libreria Àncora con l’insegnante Giuseppina Coali il libro di Sherry Turkle “Insieme ma soli”.

Ha aperto l’incontro serale un reportage della trasmissione tv “Le Iene” su Tik Tok, il social media con più di un miliardo di iscritti con cui bambini e ragazzi creano brevissimi video della durata massima di 15 secondi ballando e cantando le loro canzoni preferite.

Successivamente, gli studenti del Collegio hanno dialogato con il relatore presentandogli le loro domande sul mondo dei social e delle nuove tecnologie, temi che sono sulla bocca di tutti, ma su cui non si riflette in profondità abbastanza spesso.

Molte delle domande avevano un approccio negativo e pessimista verso la tecnologia. Per esempio, ci si è chiesti se sia prudente, iscrivendosi ai social, dare nelle mani di estranei i propri dati personali, e se sia opportuno che i giovanissimi guadagnino pubblicizzando marche di vestiti e trucchi e facciano quindi della loro vita su Internet un vero e proprio lavoro. Secondo il relatore, occorre che le autorità s’interroghino su come regolamentare le alte entrate di denaro, poiché il traino economico è un fattore sempre incisivo e le regole sono ottimi deterrenti.

Un tema che è ricorso spesso nelle domande dei ragazzi è l’amicizia. E' davvero possibile coltivare un rapporto sincero anche nella realtà virtuale, che è così individualista? Perché si preferisce rifugiarsi sul cellulare piuttosto che affrontare un discorso nella vita reale? I social, ha commentato Schoepflin, sono indubbiamente utili per amicizie a distanza o per scambiarsi qualche sms divertente, ma la vera amicizia è fatta di incontro e scontro diretto, dialogo, fisicità. Meglio un clic in meno e una parola in più.

Sui social spesso ci si nasconde, ci si mostra diversi da come si è veramente; ciò succede talvolta anche nella realtà, ma sui social è più semplice, perché basta postare la foto o il video giusto e il successo è garantito. Capita anche che persone, che nella vita reale non riescono a tessere relazioni e sono emarginate, raccolgano numerosissimi followers (seguaci) sui social: da una parte questo è positivo, perché così si sentono meno soli; dall’altra è una cosa davvero triste, in quanto si crea una finzione di cui ci si rende conto non appena si lascia da parte il cellulare. La domanda che dovremmo porci è: preferiamo emergere nella finzione o nella realtà?

D’altro canto, in certe situazioni Internet ha favorito un progresso anche sociale: le ragazze iraniane sui social possono stare senza velo, esprimersi ed essere loro stesse, e sul web si possono denunciare ingiustizie, come ha fatto la ragazzina che qualche mese fa, fingendo di fare un tutorial di make-up, ha diffuso la conoscenza dei lager in Cina contro le minoranze musulmane; per non parlare delle numerose foto e video che sono creati per attirare l'attenzione delle persone sul riscaldamento globale, in particolare in questo periodo sui disastrosi incendi in Australia.

I social, in conclusione, offrono rischi e possibilità. La chiave è la consapevolezza: sta a noi decidere da che parte stare, se abbandonarci ai rischi, usando i social senza prima ragionare e quindi correndo il rischio di danneggiarci, o se sfruttarne le possibilità, impiegando i social come un mezzo funzionale a migliorare in modo sano la nostra vita.

a cura della classe III Liceo Classico

Un clic in meno, una parola in più
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Non sei abilitato alla visualizzaizone del commento.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento