anno 95 - n° 04 - Bisogna rompere il silenzio
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E' morto mons. Giuseppe Zadra, fu vicario generale e amministratore diocesano

Zadra, il vicario con l'odore delle pecore

La Chiesa di Trento piange la scomparsa a 86 anni di monsignor Giuseppe Zadra, per dodici anni vicario generale della Diocesi e, alla fine degli anni Novanta, nei nove mesi tra la morte dell'arcivescovo Sartori e l'arrivo di mons. Luigi Bressan, amministratore diocesano. Nel suo lungo ministero sacerdotale, segnato da molte tappe e dal carico di forti responsabilità a livello diocesano, seppe mettere a frutto la sua ricca esperienza pastorale.

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I funerali venerdì 24 in Cattedrale e a Cis, suo paese natale. Il vescovo Tisi: “Con lui scompare un grande, seppur poco appariscente, uomo di Chiesa”

Mons. Giuseppe Zadra

La Chiesa di Trento piange la scomparsa a 86 anni di monsignor Giuseppe Zadra, per dodici anni vicario generale della Diocesi e, alla fine degli anni Novanta, nei nove mesi tra la morte dell'arcivescovo Sartori e l'arrivo di mons. Luigi Bressan, amministratore diocesano. Nel suo lungo ministero sacerdotale, segnato da molte tappe e dal carico di forti responsabilità a livello diocesano, seppe mettere a frutto la sua ricca esperienza pastorale.

Era nato a Cis in valle di Non il 29 giugno del 1933. Fu ordinato sacerdote a Trento il 22 marzo 1958. Fu quindi prefetto al Collegio e in Seminario, viceparroco a Trento nella parrocchia di Santa Maria dal 1961 al 1963, segretario dell’Arcivescovo Alessandro Maria Gottardi dal 1963 al 1968, anni di grandi fermenti: la Chiesa cattolica viveva la straordinaria stagione del Concilio Vaticano II, nella società civile ribollivano gli umori che sfociarono nel Sessantotto.

L'incarico di assistente dell'Azione Cattolica e l'insegnamento della religione all’Istituto d’Arte lo portarono ancora più a contatto della vita concreta delle persone, permettendogli di sviluppare una sensibilità particolare e di affinare uno stile proprio nell'essere accanto ai fedeli, che si manifestarono appieno nel suo essere parroco (e poi decano) prima a Civezzano, dal 1975 al 1981, e quindi a Pergine Valsugana (fino al 1995, anche delegato).

Era davvero “un pastore con l'odore delle pecore”, per dirla con l'illuminante espressione di Papa Francesco: mite, affettuoso, prudente. E quell'odore se lo tenne addosso anche negli anni che seguirono, quando, con spirito di obbedienza (“Scrissi al vescovo Sartori per rifiutare l'incarico, ma lui insistette”, disse a Vita Trentina), assunse l'incarico di vicario generale della Diocesi, per dodici anni, dal 1995 al 2007: prima con il vescovo Giovanni Maria Sartori e poi con mons. Luigi Bressan. Con un periodo di interregno, tra l'uno e l'altro, che vide mons. Zadra reggere sulle sue spalle, da amministratore diocesano, tutto il carico dell'Arcidiocesi. “Il ruolo principale del vicario sta nel rapporto coi preti, quindi in una capacità di ascolto, di conoscenza e di condivisione di quello che vivono. Da questa disponibilità mi sono venute le soddisfazioni più grandi”, disse nel 2007 in un'intervista rilasciata all'allora direttore di Vita Trentina, don Ivan Maffeis, passando il testimone a don Lauro Tisi. Che di mons. Zadra parla come di un “prete esemplare per dedizione al ministero, vissuto sempre con grande disponibilità all'ascolto e umiltà”: “In don Giuseppe ho sempre trovato un amico e un consigliere prezioso, che ringrazio per avermi accompagnato con saggezza e affetto negli anni di vicario prima e di vescovo poi. Con lui scompare un grande, seppur poco appariscente, uomo di Chiesa”. Amico fraterno di don Lauro, mons. Zadra condivise con lui il periodo di ritiro spirituale a Grottaferrata, prima dell'ordinazione; e a lui fu affidata la lettura della Bolla di nomina a vescovo di don Lauro, firmata da Papa Francesco.

Con più sofferenza, e forse angoscia, mons. Zadra visse i nove lunghi mesi da amministratore diocesano, dal settembre 1998 al maggio 1999: fu per lui “il periodo più duro: gestivo l'ordinario, senza poter spostare nemmeno un parroco”. In quel periodo gli fu vicino l'allora patriarca di Venezia, il card. Marco Cè, che guidò la Diocesi di Venezia dal 1979 al 2002 e che con la Chiesa di Trento aveva frequenti contatti, da presidente della Conferenza episcopale del Triveneto. “Mi è stato padre e consigliere, mi ha consigliato e assistito nel periodo di vacanza, fino alla nomina di Bressan, in quel periodo non certo facile”, confessò ai microfoni della radio diocesana Trentino inBlu il 13 maggio 2014, all'indomani della morte del patriarca. “Era veramente un buon pastore. Sapeva stare con la gente, era alla mano, si relazionava con tutti, aveva una carica di umanità e di grande spiritualità”. Parole che, oggi, sembrano pronunciate per lo stesso mons. Zadra.

Nella sua veste di vicario generale era stato anche presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa editrice Vita Trentina e aveva seguito con entusiasmo lo “storico” passaggio al “full color”: il settimanale era per lui strumento pastorale prezioso per offrire una palestra di dialogo, una formazione solida e un'interpretazione cristiana degli eventi, e quello dei volontari della comunicazione “un compito non facoltativo per la Chiesa del nostro tempo”.

Dal 2007 era canonico onorario della cattedrale e rettore della chiesa di San Francesco Saverio. Nelle ultime settimane era ospite alla Casa del clero, fino a quando, il 21 gennaio, le sue già precarie condizioni di salute si sono aggravate, tanto da suggerire il ricovero all'ospedale S. Chiara, dove in serata è morto, dopo aver ricevuto l’unzione degli infermi dall’arcivescovo Lauro.

“Il nostro essere preti va vissuto tra la gente. Ho cercato di guardare al bene delle persone e a quello delle comunità: non sempre è facile tenere in equilibrio questa duplice esigenza”, disse nell'intervista al nostro settimanale. A rileggerle oggi, parole che suonano quasi come un testamento spirituale.

L’ultimo saluto a monsignor Giuseppe Zadra sarà dato venerdì 24 gennaio in cattedrale a Trento alle 11 e nel paese natale di Cis alle 15.

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