anno 95 - n° 07 - Solitudine canaglia
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“Mettersi in gioco per gli altri e con gli altri”: è questo il senso della scelta del candidato diacono Fabrizio Peterlini, che si racconta in un’intervista esclusiva per Vita Trentina.

Fabrizio Peterlini, usciere del San Camillo diventa diacono: "Apriamo la porta a Dio"

Parla l’usciere del San Camillo Fabrizio Peterlini, 51 anni di Aldeno, che diventa diacono permanente: “Con una croce al collo per andare sempre di più incontro a tutti”, spiega con le parole di Papa Francesco

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Fabrizio Peterlini, 51 anni di Aldeno, da oltre 30 anni lavora come usciere alll'Ospedale San Camillo - Foto Zotta

Fabrizio Peterlini, 51 anni di Aldeno, da oltre 30 anni lavora come usciere alll'Ospedale San Camillo - Foto Zotta

Di Fabrizio Peterlini colpiscono subito l’entusiasmo ed il sorriso. Quel fare gentile di chi fra le persone vive e lavora ogni giorno. Cinquantunenne e originario di Aldeno, da 31 anni lavora come usciere all’ospedale San Camillo di Trento. Domenica 16 febbraio sarà ordinato dall’Arcivescovo Tisi nella Chiesa di San Modesto e diventerà così il 39° diacono permanente dell’Arcidiocesi.

“Mettersi in gioco per gli altri e con gli altri”: è questo il senso della scelta del candidato diacono, che si racconta in un’intervista esclusiva per Vita Trentina.

Fabrizio, come nasce la sua vocazione?

Nasce dall’esperienza nella mia comunità e dallo stare con gli altri. Negli anni ho accompagnato tanti giovani alle Giornate Mondiali della Gioventù, ho collaborato in armonia con vari parroci, mi sono sempre un po’ speso per gli altri insomma. Penso poi che la mia vocazione nasca anche dalla volontà di mettermi in gioco per non essere un cristiano ‘tiepido’. Ma, sicuramente, se sono qui oggi è anche grazie alla mia famiglia.

Fabrizio Peterlini, 51 anni di Aldeno, all'Ospedale San Camillo - Foto Zotta

Fabrizio Peterlini, 51 anni di Aldeno, all'Ospedale San Camillo - Foto Zotta

Ha mai considerato la scelta del sacerdozio?

Sì, e avevo cominciato anche un cammino di discernimento vocazionale. Nel momento di fare quel passo però i miei genitori hanno avuto problemi di salute e per amore nei loro confronti ho deciso di fermarmi. Poi con l’arrivo di don Renato come parroco di Aldeno ho cominciato un nuovo percorso e ho iniziato a frequentare la scuola di formazione teologica.

La figura del diacono è quella di un testimone della Chiesa fra la gente. Quali sono le difficoltà nel portare avanti un servizio come questo?

La difficoltà sta nel rapporto fra le persone. Corriamo troppo, non ci fermiamo ad ascoltare. Anche in portineria ho sempre tanto da fare, ma magari il sabato e la domenica cerco di stare con le persone sole che incontro. Ecco, credo sia il momento di svegliarsi, che per me significa smettere di costruire barricate e andare d’accordo con tutti. In questo modo potremmo accorgerci di più dei poveri nelle nostre comunità. Così apriamo la porta a Dio....

L'ordinazione

Domenica 16 febbraio alle 10 ad Aldeno la Messa con l’ordinazione diaconale di Fabrizio Peterlini nella chiesa di San Modesto sarà presieduta dall’Arcivescovo di Trento Mons. Lauro Tisi.

Crede cambierà la sua quotidianità dopo l’ordinazione?

No, anzi, a me piacerebbe continuare a camminare in mezzo alla gente come sto facendo ora. Come Papa Francesco, penso che come diaconi sia necessario mettersi una croce di legno al collo e andare verso tutti. Anche indipendentemente dal credo religioso. L’altro giorno per esempio ho invitato all’ordinazione una famiglia islamica che vedo spesso al banco alimentare e che è molto vicina alla comunità. Credo che serva restituire più dignità a chi incontriamo.

Nel frattempo continuerò a lavorare in ospedale, che è un luogo dove ho maturato tante riflessioni anche a partire dalla frase di S. Camillo “più cuore in quelle mani”.

Domenica è il giorno dell’ordinazione. Dopo di lei, però, come ha anticipato don Giulio Viviani su queste pagine, però non ci sono altri candidati diaconi.

Ci sono tre confratelli che, se concluderanno il percorso, saranno ordinati nel 2022, ma poi non c’è nessun’altro. Ad Aldeno ogni tanto provo a parlarne con qualcuno, ma c’è paura di fare questo salto.

Chi è

Fabrizio Peterlini, 51 anni, celibe e originario di Aldeno, ha da poco concluso la preparazione di cinque anni per diventare diacono. Da 31 anni lavora come usciere all’ospedale S. Camillo di Trento, dove ha cominciato nel ’89 dopo aver studiato come elettricista. Appassionato di corsa in montagna, ha girato il mondo accompagnando i giovani della sua comunità a otto Giornate Mondiali della Gioventù. Dopo la sua ordinazione continuerà a lavorare come usciere e porterà avanti il suo servizio nella comunità di Aldeno.

Immagina che ci saranno delle rinunce dovute alla tua scelta?

Devo dire che in questo mi sento sereno, perché credo che se Dio mi ha indicato questa strada allora mi darà anche gli strumenti per superare i momenti di difficoltà. Le rinunce le vivo con serenità, con tanta gioia, senza rimpiangere la mia scelta perché voglio che l’essere diacono sia il mio modo di essere cristiano.

Fabrizio Peterlini al lavoro all'ospedale San Camillo di Trento - foto Zotta

Fabrizio Peterlini al lavoro all'ospedale San Camillo di Trento - foto Zotta

Lei ha accompagnato tanti giovani alle Giornate Mondiali della Gioventù. A quali GMG ha partecipato?

La prima è stata quella di Parigi nel 1997. Poi Roma, Toronto, Colonia, Sydney, Madrid e Rio. L’ultima giornata l’ho vissuta a Cracovia. Quando ne ho avuto l’occasione non ho mai rinunciato a partecipare alle GMG o a esperienze come un pellegrinaggio in Terra Santa, perché sono dei momenti che nella vita ti rimangono impressi. Credo poi che queste esperienze vadano riportate nel quotidiano, per provare a fare qualcosa, anche nel piccolo.

Fabrizio Peterlini, usciere del San Camillo diventa diacono: "Apriamo la porta a Dio"
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