anno 95 - n° 09 - In difesa
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Un'originale proposta per avvicinare il grande pittore del Seicento

Caravaggio, l'enigmista

Un'occasione preziosa per conoscere l'opera di Caravaggio, artista dalla fortuna relativamente recente, è data dal percorso originalissimo curato dal prof. Roberto Filippetti, che propone un viaggio in cinque stanze immaginarie per accostare l'arte di Caravaggio.

Parole chiave: arte (1824), arte sacra (129), Caravaggio (4)
Decollazione di San Giovanni Battista,  conservata nell'Oratorio dei Cavalieri nella Concattedrale di San Giovanni a La Valletta (Malta). Foto Zotta

Decollazione di San Giovanni Battista, conservata nell'Oratorio dei Cavalieri nella Concattedrale di San Giovanni a La Valletta (Malta). Foto Zotta

“Caravaggio calamita lo sguardo, ci attira con il sentimento, ma poi è la ragione che riconosce”

Non un burlone in vena di scherzi di Carnevale, ma un uomo che molto ha sofferto, che molto ha fatto soffrire e che lascia, nelle sue opere d'arte, tracce e indizi che dicono di una vita inquieta e tormentata. Un'occasione preziosa per conoscere l'opera di Caravaggio (Michelangelo Merisi), artista dalla fortuna relativamente recente, grazie a Longhi, è data dal percorso originalissimo curato dal prof. Roberto Filippetti. Studioso d’arte e letteratura, docente universitario, ha all'attivo più di trenta libri e ha curato mostre con grande successo di pubblico, come quella, recente, con una riproduzione della Cappella degli Scrovegni di Padova in scala 1:4, che ha raggiunto 110 mila visitatori in una ventina di allestimenti solo in Veneto..

Prof. Filippetti, cosa propone in questo viaggio in cinque stanze?

“Un percorso tematico in cinque atti. Caravaggio, nella sua breve vita, ha prodotto una sessantina di opera. Io le ho distribuite in cinque 'stanze'”.

Con che cosa si comincia?

“La prima stanza si chiama 'Pitture ethiche', come si diceva all'epoca. Sono favole messe su tele con un intento morale, per suggerire la bellezza del bene e il disgusto per il male. Sono opere laiche, ma suggeriscono la virtù della vigilanza, il no al narcisismo e l'apertura al tu”.

A che epoca ci riferiamo?

Il professor Roberto Filippetti

Il professor Roberto Filippetti

“Al Concilio di Trento. Ignazio di Loyola è morto da una quarantina d'anni quando Caravaggio comincia a dipingere a Roma. Siamo sulla scia della Riforma cattolica, di cui Caravaggio è il principale pennello”.

Caravaggio, il protagonista di risse, bersaglio di querele e costretto a fuggire per aver ucciso un rivale?

“A me piace dire che è un uomo moralmente impresentabile, ma il pennello più tagliente della Riforma cattolica”.

Entriamo nella seconda stanza.

“La seconda, 'L'urlo', presenta figure mitologiche e personaggi dell'Antico Testamento che, appunto, urlano: volti che esprimono lo strazio, come il 'Ragazzo morso da un ramarro' o la Medusa”.

Nell'urlo di Golia, ucciso da Davide, si ritrae lo stesso Caravaggio?

“Condannato a morte per decapitazione per un fattaccio capitato a Roma, manda il quadro al Papa per domandare la grazia”.

Le altre stanze?

“Sono tre stanze di pittura sacra: la prima è dedicata alla Madonna; la seconda alla Passione, tutta imperniata sugli eventi pasquali: la cattura di Cristo nell'orto, la flagellazione e la corona di spine, l'Ecce Homo di Genova”.

Non c'è il Cristo crocifisso.

“Non dipinge mai il Crocifisso, Caravaggio; dipinge dei crocifissi, magari appoggiati sul tavolo. Dipinge invece un Cristo deposto, straordinario, e tre volte il Cristo risorto”.

Arriviamo così alla quinta e ultima stanza.

“Sono i testimoni, coloro che vedono: Pietro, gli apostoli, Paolo, la Maddalena, qualche santo. Conclude il percorso la Sant'Orsola, l'ultimo dipinto da Caravaggio”.

Cosa dice agli uomini e alle donne di oggi Caravaggio?

“Giotto settecento anni fa e Caravaggio quattrocento anni fa sono due grandi comunicatori. Sono Bibbie dei poveri che comunicano, all'altezza del Giubileo del Trecento, Giotto, e del Giubileo del Seicento, Caravaggio, il vero in modo bello. Il bello affascina. Il bello è come una calamita che attrae (in francese calamita si dice 'aimant'). Purtroppo oggi è ridotto a emozione epidermica, a estetismo. Io mi sono stancato delle mostre immersive, dove tutto è ridotto a emozione”.

Invece l'arte di Caravaggio?

“Caravaggio calamita lo sguardo, ci attira con il sentimento, ma poi è la ragione che riconosce. Non basta il sentimento. Occorre che la ragione entri in scena e riconosca, giudichi, e dica: questa bellezza è una fatto accaduto duemila anni che accade anche oggi. E' un nutrimento anche oggi, un'acqua che disseta il cuore, anche oggi. Ho l'ambizione di sperare che, dalla visita delle cinque stanze, uno se ne torni a casa non dicendo 'Che bello', ma 'Che grande bellezza'”.

Lei propone una lettura dell'opera d'arte che dal generale zooma sul particolare.

“Ci sono particolari che davanti all'opera è impossibile vedere. Zoomando su un dettaglio cogliamo qualcosa che altrimenti sarebbe precluso”.

Non significa però dimenticare la dimensione dell'insieme.

“Io lo direi così: una dinamica di sistole e diastole, di andata e ritorno dall'universale al particolare; il tutto nel frammento (per dirla col titolo di un libro del teologo von Balthasar; dal cerchio al centro, dal centro al cerchio, citando Leo Spitzer”.

Caravaggio e l'uso della luce?

“Prima di Caravaggio, la grande dialettica nella pittura italiana era tra il disegno e il colore. Caravaggio introduce la luce come terzo ingrediente. Non fa il disegno preparatorio, incide con il manico del pennello sulla tela preparata. Caravaggio scommette sulla luce. Inventa la pittura in camera oscura. La luce come emblema della Grazia. Il quadro più caro al gesuita-francescano papa Francesco è la Vocazione di san Matteo, l'ha detto lui. Cosa ricordiamo tutti di quella tela? Un gran fascio di luce in diagonale, il grande indice di Dio Padre che continua attraverso l'indice di Cristo e in Pietro e chiama Matteo, mentre gli altri soggetti non si accorgono nemmeno che è entrato il Mistero: la luce della Grazia irrompe ma si ferma alla mia libertà”.

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