omelia

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Essere cristiani, in un certo senso, è come essere sempre in movimento, sempre in viaggio… Per chi si ritiene cristiano, la vita è un andare, per incarico di Gesù Cristo. “Annunciate che il Regno di Dio è vicino!”.

Ci parla di Risurrezione, lui che è il primo, la primizia dei risuscitati. Risuscitare è molto più che risvegliare morti alla vita.

Dov’è che si può fare rifornimento di costanza, di sapienza, di coraggio e di fortezza? “Io pregherò il Padre mio – ci assicura Gesù in questa domenica – ed egli vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre!”.

Con l’Ascensione di Gesù al cielo ci viene annunciato che quello è anche il nostro traguardo, la nostra definitiva dimora: l’uomo Gesù che entra nel cielo di Dio è solo la primizia, ma alla primizia fa seguito la messe, e la messe siamo noi tutti.

Ogni domenica il vangelo che si legge alla Messa inizia con questa espressione: “In quel tempo …”. Quand’era? Quasi 2000 anni fa. Quindi si tratta di cose vecchie, antiche, che non ci riguardano?

In questa domenica preghiamo per le Vocazioni. È giusto, anche Cristo ce l’ha raccomandato. Ma la nostra preghiera non arriverà molto in alto se noi cristiani non impareremo a considerare la vita con altri occhi.

Facciamo fatica ad accettare che Gesù Cristo possa interferire con la nostra vita reale: lavoro, famiglia, svago, problemi di vario genere. Facciamo fatica a lasciare che il terreno della nostra vita concreta diventi spazio del Regno di Dio in questo mondo.