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I saluti delle autorità locali e la celebrazione dell'Eucaristia hanno scandito domenica scorsa all'Arcivescovile i lavori della 26° assemblea provinciale delle ACLI, con 370 delegati in rappresentanza di 20 mila iscritti, ad eleggere i nuovi organi dirigenti.

La risibile percentuale del 32 per cento dei votanti segnala piuttosto un atteggiamento culturale che è invece tremendamente serio per il nostro Paese: la diffusa indifferenza verso problemi avvertiti come lontanissimi e l’ancor più grave sfiducia sulla possibilità d’incidere sulle scelte nazionali.

Sui criteri delle donazioni private di un amministratore pubblico – oggi come ieri e l'altro ieri – è forse opportuno un supplemento di riflessione etica.

Il presidente del Consiglio, Aldo Moro, al cinema Modena, a Trento, nella primavera del 1976 partecipa a un comizio elettorale in vista delle elezioni politiche del 20 giugno: le prime alle quali parteciperanno anche i diciottenni.

L’unica cosa che sembra accertata in questo preludio del finale della campagna elettorale per le amministrative è la stanchezza, chiamiamola così, dei partiti politici. Tutti. Manca totalmente dappertutto il gioco di squadra, la mobilitazione di intelligenze attorno ai candidati, l’ambizione ad accreditarsi come capaci di ricostruire quel rapporto fra cittadini e politica che è andato in frantumi.

“Sa cosa mi rimprovero? Di essere stata poco cattiva”. Donata Borgonovo Re si porta dentro, profonda, la ferita di quella telefonata del Presidente Rossi che le toglieva le deleghe. Era il 25 luglio 2015. Ai microfoni di radio Trentino inBlu rielabora la sua vicenda politica. E rilancia.

E’ solo frutto della naturale inclinazione di Renzi alle polemiche lo scontro che ha aperto con le strutture di Bruxelles dell’Unione Europea? Chi interpreta in questo modo le uscite del premier non ha forse presente fino in fondo lo scenario in cui ci stiamo muovendo.