Sentimenti esagerati consumano il vero amore

Sia nel Concilio Vaticano II sia nel genio di Antonio Rosmini, che nei suoi scritti lo ha anticipato, si nota la bellezza, in tutti i suoi aspetti, dell'unione coniugale tra uomo e donna che nella sua forma più completa matura nei figli. È un modello di unione insito nella natura dell'essere umano, ancor prima che nel matrimonio cristiano – che come sacramento offre maggiori opportunità di riuscita grazie alla presenza del divino – ma che oggi si è smarrito per una parziale visione dell'amore.

Il pensiero del beato Antonio Rosmini è stato attualizzato da mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, nell'incontro “Antonio Rosmini e la Famiglia in un mondo che cambia”, tenutosi il 13 ottobre alla Filarmonica di Rovereto. L'incontro rientrava nelle iniziative organizzate dal decanato, in occasione della Memoria del Beato Antonio Rosmini come parroco di San Marco. Il presule ha messo in evidenza una delle maggiori distorsioni vissute oggi nei rapporti tra le persone, l'eccessiva riduzione della relazione a sentimenti, affetti ed emozioni.

Mons. Brambilla, possiamo dire che ci sia un distorto concetto di amore nella società attuale?

Direi che manca un completo concetto dell'amore. Per definizione la parola amore è legata al bene, anzi il bene ha la forma dell'amore; riducendolo prevalentemente al sentimento e all'emozione si fa poi fatica a concepire la relazione duratura nel tempo, che così non si sviluppa in una una scelta di vita, in una una vocazione, ma termina quando finisce il sentimento. Si corre inoltre il rischio di vivere anche i sentimenti in modo consumistico, consumandone poi la capacità”.

Cosa dunque bisognerebbe fare per recuperare integralmente il concetto di amore?

Bisognerebbe mostrare come la cura e la valorizzazione dei sentimenti è data proprio per costruire un progetto di vita. Le energie vitali di una persona ci sono date per vivere, non semplicemente per avere un continuo godimento”.

Da qui la necessità di persone che sappiano trasmettere alle nuove generazioni come si deve affrontare la vita, in primis i genitori, il cui ruolo è da recuperare?

Certo! Tuttavia il compito educativo dei genitori non è solo quello di trasmettere i valori, ma di lasciare lo spazio e il tempo di ereditarli, ovvero di rendere l’altro responsabile. Bisogna che la società odierna ponga la famiglia al centro; il Rosmini definisce la società come ‘una unità di famiglie’”.

Quale dovrebbe essere allora il ruolo dello stato?

Lo Stato, come la Chiesa, deve intervenire in forma sussidiaria, non sostituendosi alla famiglia ma dando alla famiglia la sua dignità”.

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