Michele Caldonazzi, il naturalista

L’occhio attento del naturalista va a spiare i comportamenti degli animali e i fenomeni meno conosciuti della natura. Amante del creato e, per necessità, abile montanaro, si è formato nella conoscenza teorica delle Scienze Naturali (la facoltà universitaria più adatta e consigliata) e si è poi specializzato in particolari specie animali e vegetali. Il suo compito è quello di studiare “sul campo” l’ambiente e di saperlo descrivere e spiegare a chi è curioso di sapere qualcosa di più sul mondo che ci circonda.

Michele, da dove nasce la tua passione per questo lavoro?

Lavorare a contatto con la natura è una passione che mi ha accompagnato fin da bambino, un desiderio che ho poi realizzato laureandomi in Scienze Naturali a Pavia. Ricordo che a quei tempi Konrad Lorenz vinceva il Nobel per le sue ricerche. È lui lo scienziato a cui, inizialmente, mi ispiravo.

Cosa fa precisamente il naturalista?

È un lavoro molto vario e particolare; sinteticamente il naturalista si occupa dello studio dell’ambiente naturale e della trasmissione delle sue conoscenze alla popolazione.

Ci si può specializzare in ambiti differenti?

Certamente; naturalista è un termine generico che comprende le più svariate specializzazioni. CI sono gli ornitologi, cioè coloro che si occupano – è il mio caso – di uccelli, i terriologi di mammiferi, gli ittologi di pesci, gli erpetologi di anfibi e rettili, i paleontologi di fossili. Infine ricordiamo i botanici, studiosi del mondo vegetali.

Con quali attrezzi lavora?

Gli attrezzi sono molti. Porto sempre con me il binocolo, per poter osservare gli animali evitando di spaventarli, la macchina fotografica digitale, un manuale da consultare in caso di bisogno, dei barattolini o sacchettini di plastica e il coltellino multiuso. Non dimentico mai infine taccuino e matita per annotare le mie osservazioni. In ogni caso, è importante partire leggeri e portare con sé oggetti capaci di svolgere più funzioni.

Quali sono le doti fondamentali di un naturalista?

Sicuramente quella principale è la curiosità- Il naturalista dev’essere una persona aperta, che si lascia affascinare dal mondo naturale. Spesso dare delle ricerche in montagna comporta doversi alzare prestissimo la mattina e dormire addirittura all’aperto; se non c’è un “fuoco interno” a guidarti diventa quindi difficile, direi impossibile, svolgere questa professione. Il naturalista che come me lavora in regioni come il Trentino dev’essere anche un montanaro, avere quindi un “buon piede”.

Qual è il contributo che voi naturalisti date alla salvaguardia dell’ambiente?

Anche se non siamo in molti, cerchiamo di dare il nostro contributo, facendo conoscere e proteggendo l’ambiente naturale.

Lei va spesso a parlare nelle scuole?

Sì, incontro abbastanza frequentemente bambini di elementari e medie. Mi capita anche però di tenere delle lezioni a persone adulte, come quelle iscritte all’Università della terza età. Questo dimostra il rinnovato interesse dei più grandi verso l’ambiente, facilitato anche da un maggior numero di informazioni divulgate dalla scuola.

Una curiosità: quante aquile ci sono in Trentino?

In Trentino contiamo circa 40/50 coppie. Possiamo quindi dire che il Trentino è ben popolato da questo bellissimo rapace. L’aquila è un superpredatore, ai vertici della catena alimentare, ma anche sempre in pericolo. È vista ancora oggi come predatore, che minaccia l’attività del pastore. Una mentalità che a mio modo di vedere andrebbe cambiata: se tale infatti poteva essere in passato, ora l’aquila è principalmente un elemento di bellezza, che aggiunge fascino alle nostre montagne.

Perché le anatre volano con uno stormo a “V”?

Si tratta di una strategia per fendere meglio l’aria, adottata anche nel mondo dello sport dai ciclisti. Le anatre si danno frequentemente il cambio, per far sì che ci siano in testa individui freschi.

Quali sono le tecniche che usano gli uccelli per conquistare il proprio partner?

Gli uccelli di sesso maschile cercano di esibire le loro doti per riuscire ad invogliare le femmine a “mettere su famiglia con loro”. È importante possedere un buon territorio, ricco di cibo e capace di offrire protezione ai piccoli. Fondamentale è anche mostrare alla femmina le proprie doti fisiche, accompagnate da una buon salute. Durante la riproduzione e il corteggiamento è più facile osservare gli animali.

Che consigli darebbe a chi in futuro volesse intraprendere questa professione?

Cominciare fin da ora ad informarsi guardando trasmissioni televisive e leggendo libri sul tema. Importante è girare nella natura con gli occhi e la mente ben aperti, cercando di ampliare via via il proprio bagaglio di conoscenza.

Intervista a cura della V elementare “M. Bambina”

La scheda:

Nome: Michele

Cognome: Caldonazzi

Segni particolari: Naturalista ornitologo di “Albatros s.r.l.”. CUltore dell'”Atlante degli uccelli” in Trentino

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