Nel pomeriggio di giovedì 6 agosto, in piazza Pasi, a Trento, un’attivista di Extinction Rebellion Trentino è rimasta seduta a terra con le mani insanguinate e la
bocca coperta da un nastro adesivo. Un’azione simbolica per rappresentare, rispettivamente, le persone che perdono la vita a causa del caldo estremo e il silenzio della politica e dei media di fronte alla crisi climatica. Sul petto mostrava un cartello con la scritta: “46° in Sicilia, 3.000 morti per il caldo: non è casuale, è una scelta politica”.
“Mentre Europa e Italia indeboliscono le legislazioni per contrastare la crisi climatica – scrive Extinction Rebellion in una nota -, stiamo vivendo la quarta ondata di caldo di questa estate che ha portato anche in Trentino temperature superiori a 40°. Il ‘clima caraibico’ al quale ci dovremmo abituare secondo il Presidente del Senato La Russa è una catastrofe sanitaria ed economica che da oltre due mesi sta mettendo in ginocchio il Paese. Il recente report europeo 2026 del Lancet Countdown, un aggiornamento annuale dell’evidenza scientifica in materia di clima e salute, stima in Italia circa 3.000 decessi in eccesso attribuibili al caldo estremo. Non si tratta di un effetto collaterale inevitabile, ma della conseguenza di precise scelte politiche, frutto di decenni di ritardi e decisioni che hanno ostacolato la necessaria transizione ecologica”.
Extinction Rebellion lancia anche una richiesta alla politica: “Chiediamo quindi alla Provincia autonoma di Trento di attuare con la massima urgenza la Strategia provinciale di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, trasformandola in interventi concreti e tempestivi”.