Cambiamenti climatici e Alpi: cosa succede alle nostre acque?

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Seconda e ultima giornata di lavori oggi alla Facoltà di lettere dell’Università di Trento per la quinta Conferenza internazionale dell’ Acqua, un appuntamento annuale nell’ambito della Convenzione delle Alpi. Due giornate di lavori tra esperti, ricercatori e studenti per condividere esperienze nel campo della gestione delle risorse idriche alpine, con lo sguardo rivolto anche verso Caucaso e Asia Centrale per replicarne i risultati e promuovere sinergie. Oggi si prosegue con l’esposizione del progetto Nexus, una sessione dedicata all’impatto dei cambiamenti climatici sulla gestione delle inondazioni, ai piani di adattamento.  

Gli scenari dell’ultimo report dell’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) non sono incoraggianti. Il riscaldamento globale è “inequivocabile” e non ha precedenti negli ultimi millenni. Ed è ormai quasi sicuro, sostengono gli esperti, che la responsabilità sia dell’uomo. L’innalzamento medio delle temperature aumenta la probabilità di impatti molto severi sui sistemi umani e naturali, tra cui la disponibilità di risorse idriche. Adattamento è quindi la parola d’ordine: uno sforzo considerevole deve essere rivolto a ridurre la nostra vulnerabilità ed esposizione agli impatti. Ma anche gli sforzi di mitigazione delle emissioni devono aumentare.  Senza accordi sulle emissioni più stringenti – hanno spiegato gli esperti – non sarà possibile contenere il riscaldamento entro i 2° C, come sancito dagli accordi della Conferenza ONU sul clima del 2010 .

L’aumento delle temperature sarà profondamente maggiore sulle zone montane al di sopra dei 2.500 metri.  Con  effetti devastanti sull’ecosistema circostante, e non solo. “Basti pensare come le montagne siano fonte per più del 60% dei fiumi nel mondo”, ha sottolineato il ricercatore dell’Università di Ginevra Martin Beniston.  La diminuzione dell’acqua non avrà conseguenze solo ambientali, ma influenzerà anche tutti i settori economici, quali l’energetico, il turistico e l’agricolo che vedranno ridotte le loro riserve di oro blu. Questo potrebbe portare a conflitti tra i settori stessi per accaparrarsi più acqua possibile. La soluzione proposta dal relatore è stata quindi il miglioramento della water governance. In risposta all’aumento dei disastri naturali invece, Beniston ha sottolineato la necessità di rafforzare le misure di adattamento.  

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