Un incanto per grandi e piccini

La massa d'acqua che si riversa al suolo da una ventina di metri ha scavato un enorme catino nella roccia

Percorrendo la strada di fondovalle della valle di Fiemme che costeggia il torrente Avisio a metà strada tra Molina di Fiemme e Cavalese, non può sfuggire al visitatore anche se transita in automobile, rispettando in quel tratto i limiti di velocità, un cartello con l'indicazione “Alla cascata”. Invita a svoltare a destra. Se interessato poco più avanti, dopo aver attraversato un ponte, è costretto a parcheggiare il proprio mezzo nell'area attigua ad una locanda. La cascata è lì a pochi passi avvolta dalla fitta vegetazione mista di aghifoglie e latifoglie. E' formata dal Rivo Moena, un torrente che scende dall'omonima stretta Val Moena, una laterale della valle di Fiemme che si allunga fino a raggiungere il cuore del Lagorai con i suoi pascoli, malghe, baite, biotopi e laghetti alpini. L'acqua scende infatti dal “Zimon delle Stelune" come Rivo Moena, assorbendo il rio Forame e il rio Inferno. Percorre una ventina di chilometri prima di precipitare nel fondovalle e defluire nell'Avisio.

In alto si può spaziare attraverso una rete di sentieri e mulattiere che conducono verso località prative un tempo fortemente frequentate d'estate per lo sfalcio e la transumanza. L'area intermedia rappresenta tutt'ora una delle risorse naturali della Magnifica Comunità di Fiemme, con il suo legname pregiato fatto di abeti e di cirmoli.

All'inizio di Val Moena come d'incanto ci s'imbatte nella cascata. Lo scenario che si presenta è un po' come un antro selvaggio con la cuspide aperta verso l'alto dal canale di caduta, il tutto sopraffatto da una fitta abetaia gocciolante per l'intensa umidità.

Nei secoli la massa d'acqua che si riversa al suolo da una ventina di metri ha scavato un enorme catino nella roccia, attorniato da uno scenario da favola per via del pulviscolo umido, sotto forma di nube che dal laghetto si disperde fra gli alberi, accentuando il colore verde con tonalità esotiche più che alpine, quasi hawaiane. Quest'angolo di natura fa un tutt'uno con il torrente Avisio che scorre a due passi, alimentato dai ghiacciai della Marmolada. Alveo e flutti hanno trasformato un lungo tratto del suo percorso in una palestra ideale, nella buona stagione, per gli amanti del kayak, del rafting o della canoa. Si tratta di discipline sportive che sin dall'esordio, a dire il vero abbastanza recente, trovano nell'acqua, vera ricchezza naturale delle valli dolomitiche, l'elemento essenziale con il quale gli appassionati devono instaurare un certo feeling, che passa sotto il termine tecnico di “acquaticità”. Sono numerose le associazioni che operano in questo campo e che hanno trasformato le rive in prossimità della cascata in punto d'approdo per i clienti. Per bambini e ragazzi è d'obbligo, una volta assicurati gli ormeggi e i remi, raggiungere la piccola e straordinaria oasi naturale per un tuffo nella grande piscina-lavatoio con i bordi coperti di muschio imbevuto d'acqua come una spugna marina. Non mancano le guide a tener d'occhio le scolaresche durante le loro immersioni che vivacizzano la scena con le voci attutite dagli scrosci d'acqua, animandola come tanti spiritelli in carne ed ossa che riconducono ai racconti mitologici e alle favole con gnomi, folletti e ninfe sempre pronti a rincorrersi nel gioco a rimpiattino. Le gite e le emozioni infatti vengono programmate a seconda delle esigenze di singoli e gruppi, solitamente turisti ospiti in valle, ma anche gente del Trentino, ragazzi in campeggio e scolaresche di tutt'Italia in gita scolastica.

La cascata è inserita negli itinerari predisposti dall'Apt di zona, per la promozione turistica e da quando si è affiancata l'attività delle associazioni per le discipline fluviali, le sue quotazioni sono notevolmente aumentate. Prima era semplicemente la “Cascata di Cavalese”, punto di partenza di boscaioli e pastori. Ora è una meta quasi obbligata in un percorso alternativo a quello fluviale che si snoda fra parco pensile attrezzato, stalle, punti di ristoro e agritur, raggiungibile con ogni mezzo, a piedi, in bike, in macchina, col gommone e a cavallo.

La base della cascata è attrezzata in modo da consentire di avvicinarsi in sicurezza, di risalire parte della parete di caduta, e di passare attraverso un camminamento naturale, provocato dall'attività erosiva dell'acqua.

Se i toponimi della zona inducono a pensare agli spiriti malvagi più che ai folletti guizzanti fra i cespugli e le aghifoglie, rassicuranti appaiono le immagini dei riti gioiosi di purificazione delle centinaia di ragazzini che sfidano l'acqua della cascata e della massa di visitatori di tutte le età, che trovano qui un motivo in più, nella loro vita, per compiacersi per le bellezze del creato.

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