“Un’altra montagna è possibile”

Sabato scorso a Sopramonte un incontro dibattito sul futuro del Bondone. Idee e proposte per un rilancio sostenibile: “Le priorità ambientali vengano piegatea interessi di parte, localistici e di puro profitto”

La montagna che unisce e che divide, perché giochi burocratici o peggio, permissivismo e scarsa sensibilità delle istituzioni da sommare ad un certo disinteresse dell’opinione pubblica, minacciano la condotta lineare di una strategia sostenibile di tutela da abbinare al rilancio a tutto tondo del monte Bondone.

È stata nascosta la polvere sotto il tappeto per lungo, troppo tempo, e prima o poi occorre pur fare pulizia. Sentendosi una pietra sul cuore, ma non per sgravi di coscienza, la popolazione della circoscrizione del Bondone s’è fermata una sera a riflettere al capezzale della “sua” montagna, quell’Alpe di Trento che nel pieno del boom economico aveva legato indissolubilmente il suo nome alla storia del turismo di massa.

Dall’incontro dibattito organizzato il 28 aprile a Sopramonte su input del Gruppo “La Regola” di Cadine (“Paradossale che sia la sensibilità del volontariato e non il Comune di Trento a promuovere questo confronto pubblico”, tuona l’Asuc di Baselga del Bondone per voce del suo presidente Alberto Baldessari), emerge chiaro come l’olio che il Bondone dovrà esercitarsi in prospettiva a non piegare alcuna priorità ambientale a meri interessi di parte, localistici e di puro profitto, sotto l’alibi della riqualificazione di un territorio relegato alla stregua di una “periferia degradata in quota” dove il rischio speculativo resta alto.

Non si risparmia Roberto Cimadom, infaticabile portavoce del comitato “Horto d’Abramo”, deluso dal flop dei patti territoriali, ma pronto a reggere la corda a quanti disposti a scendere in campo per un nostalgico ritorno al Bondone d’altri tempi: “È doveroso verso i nostri figli, perché questo territorio è stato violentato da infrastrutture e da certi comportamenti disinvolti”, ha spiegato. “Noi crediamo che un altro modello di montagna sia possibile”.

A calcare la mano su tutela e valorizzazione delle risorse ambientali, naturali, economiche e storico culturali (atteso che non possono essere comparti a tenuta stagna in quanto di fatto interdipendenti) anche il presidente circoscrizionale, Domenico Fadanelli, nell’avanzare proposte di medio breve periodo quali la tutela delle malghe sul versante nord ovest, la regolamentazione di accesso motorizzato alle strade di montagna, la riscoperta di sentieri naturalistici, il potenziamento dell’attività zootecnia per finalità didattiche.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessora per le politiche ambientali del Comune di Trento, Marika Ferrari, intervenuta per fare il punto sulla Rete di riserve, potenziale incubatore di iniziative pubblico private a basso impatto ambientale, in vista dell’istituzione di un Parco naturale rimasto finora lettera morta.

Ma ciclicamente spuntano idee più o meno ardite. L’ultima in ordine di tempo esce dal cilindro di Alessandro Bettinelli e Armando Centeleghe: ricavare dalle ceneri del Centro di ecologia alpina presso le ex caserme austroungariche di proprietà della Patrimonio Trentino Spa una fattoria didattica con annesso agriturismo da cinquanta posti. Una “cittadella del gusto” da dedicare all’ambientalista Alexander Langer laddove si paventava un investimento da capogiro per la costruzione di un faraonico resort. La definiscono un modello di impresa multifunzionale “esportabile in altre montagne italiane”, occuperà grossomodo venti addetti e con un target di clienti che annovera sportivi, studenti, famiglie con bambini e diversamente abili.

Business plan alla mano, già puntano alla registrazione del marchio “Made in Bondone” per promuovere il prodotto in tutte le sue accezioni. Un luogo dove “nutrire il proprio spirito con una cucina ispirata alle eccellenze locali”. In attesa di un nuovo confronto nelle aule di piazza Dante per il parere di fattibilità, il progetto è acclamato da Alberto Barbieri, storico albergatore bondonero, dichiaratamente stanco di sentirsi dare dell’usurpatore della montagna, tanto più, argomenta lui, “di un Bondone che così com’è rimane brutto”.

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