Opere e giorni (3)

Dedichiamo le pagine di agosto ad una retrospettiva di quanto è successo o si è fatto nei primi sei mesi dell’anno nei vari settori dell’agricoltura trentina

OLIVO

LETAME IN SUPERFICIE

C’è tempo fino alla fine di aprile per piantare olivi. Unica precauzione: non mettere nella buca d’impianto letame di stalla o altro materiale organico di provenienza industriale. Disturbano l’attecchimento e la crescita delle radici. Meglio distribuirli in superficie, dopo la messa a dimora delle piante.

FRANTOI NELL’ALTO GARDA

Nell’Alto Garda sono in funzione 4 frantoi adibiti alla pressatura delle olive dalle quali si estrae l’olio extra vergine Dop Garda Trentino. Ne sono titolari in ordine di quantità di olive spremute: l’Agraria di Riva del Garda con il 50% della produzione dell’intero comprensorio, l’azienda Madonna delle Vittorie, la società Olio Crù e l’azienda privata di Ivo Bertamini. In aggiunta si devono citare alcuni piccoli frantoi che lavorano le olive dell’azienda di riferimento. Il più importante, anche storicamente, è il frantoio di Maso Botes, proprietà di Renato Santuliana, titolare dell’omonima azienda agrituristica che ospita una delle piante di olivo più antiche di tutto l’Alto Garda.

LA POTATURA

Gli olivicoltori dell’Alto Garda iniziano a metà febbraio la potatura degli olivi. L’operazione prosegue fino a maggio in base all’altitudine dell’olivaia. Franco Michelotti ha tenuto anche quest’anno lezioni pratiche a gruppi riuniti per singole zone. La potatura su pianta alta 4-5 metri richiede circa 40 minuti di tempo se si usano scale e 15-20 minuti se si lavora da terra o con forbici elettriche e pneumatiche poste all’estremità di una prolunga.

TRAPPOLE ANTI-MOSCA OLEARIA: COSTO ELEVATO

La distribuzione dei diversi tipi di trappola per il controllo della mosca olearia agli agricoltori dell’Alto Garda da parte dei tecnici della Fondazione Mach è avvenuta ai primi giorni di luglio. La spesa, totalmente a carico degli utenti, è di 150-200 euro a ettaro. Le cifre hanno indotto alcuni olivicoltori a rinunciare al ritiro del materiale. Nell’intero distretto olivicolo dell’Alto Garda era previsto l’utilizzo di 30-35 mila trappole. La mancata esposizione va a svantaggio anche di chi si adegua alle indicazioni tecniche. La mosca olearia è infatti sempre presente, anche se il clima caldo ne rallenta lo sviluppo. Adulti di mosca sono stati catturati nelle trappole di monitoraggio anche lo scorso inverno. Larve e pupe erano presenti nelle olive rimaste sulle piante o nel terreno.

CASTAGNO

POTATURA E RIMONDATURA

La potatura o la rimondatura delle piante di castagno si fanno nel periodo autunno invernale La potatura serve per ripulire la chioma da rami secchi o lesionati. Con la rimondatura si risana la pianta da malattie pregresse, quali il cancro parassitario e si fa ripartire la vegetazione. La Cooperativa Castanicoltori del Trentino non disponeva quest’anno di squadre di operai da mettere a disposizione di privati. Ha però fornito il recapito di ditte in grado di eseguire il lavoro a pagamento. Il costo variava da 80 a 120 euro a pianta, in base alle dimensioni, allo stato fitosanitario e all’accessibilità del castagneto.

IBRIDI EURO GIAPPONESI

Gli esperti della Fondazione Mach mettono in guardia gli interessati dall’acquistare piante fuori provincia appartenenti alla categoria degli ibridi euro giapponesi. Ricordano che i primi esemplari di mosca galligena sono stati introdotti in Trentino proprio tramite piante da vivaio acquistate in Veneto, prive di garanzia identitaria e soprattutto sanitaria. Se necessario, gli interessati devono rivolgersi solo a vivaisti in grado di offrire la duplice certificazione.

IL CANCRO MENO AGGRESSIVO

Il cancro del castagno non è più un problema da quando il ceppo ipovirulento del fungo, presente in natura o diffuso artificialmente, ha preso il sopravvento su quello più aggressivo. Lo afferma Giorgio Maresi, esperto del gruppo di tecnici della Fondazione Mach che si occupano di problemi fitosanitari di piante boschive, del castagno e di verde urbano. A creare problemi sono le 3 specie di Cidia e i funghi che attaccano il frutto prima o dopo la raccolta. Per le Cidie, dice l’esperto, il 2017 sarà un anno di transizione. In attesa di intraprendere con l’anno prossimo un progetto di ricerca innovativo insieme ad altri istituti ed università nazionali. Sarà invece approfondito lo studio della biologia del fungo, genere Gnomoniopsis, responsabile delle cosiddette “castagne gessose”.

PROVE DI DISORIENTAMENTO

Gli entomologi della Fondazione Mach che si occupano di castagni e verde urbano e delle rispettive avversità hanno impiegato alcuni giorni per allestire due prove sperimentali di disorientamento delle tre specie di Cidia che sono infeudate al castagno e compaiono in tre diverse epoche stagionali: precoce, media e tardiva. Luogo delle prove due castagneti situati a Drena e Castione. Strumento da testare in collaborazione con altri istituti di ricerca è un nuovo tipo di erogatore di feromone. I contenitori della sostanza attrattiva che crea false tracce di femmina da fecondare vanno attaccati ad un lungo filo di plastica che si distende sulla chioma del castagno con l’aiuto di aste telescopiche. Il sistema, dice Federico Pederzolli che fa parte del gruppo di esperti impegnati nella prova, è molto impegnativo e quindi deve subire degli adattamenti per risultare praticabile ai castanicoltori.

CASTIONE DONA INSETTI UTILI AI CASTANICOLTORI DEL SUD

L’Associazione produttori marroni di Castione ha donato a primavera (dal 4 al 6 aprile 2017) ai castanicoltori delle regioni Lazio, Campania, Calabria e Sicilia una notevole quantità di esemplari di Torymus sinensis, parassitoide della vespa del castagno (cinipide). Il materiale biologico è nato da galle contenenti parassita e parassitoide raccolte e fatte sviluppare nel laboratorio di moltiplicazione di cui è dotata l’associazione di Castione. L’iniziativa è sostenuta organizzativamente dall’Associazione nazionale città del castagno. Materiale e attività di supporto sono forniti a titolo gratuito. Lo annuncia con orgoglio Fulvio Viesi, animatore del gruppo di volontari.

NOCI

NOCI ANNERITE

Le noci annerite che vengono lasciate sulla pianta sono state sicuramente colpite dalla mosca. Lei larve nate da uova deposte nel mallo ne hanno provocato il disseccamento. Probabilmente i frutti sono anche stati interessati anche da un’infezione batterica. Entrambe le avversità si possono prevenire con fitofarmaci ma l’irrorazione è possibile solo su piante di taglia ridotta. In ogni caso lasciare i frutti da raccogliere significa favorire la ricomparsa delle stesse avversità nella stagione successiva.

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