Il ritiro dei ghiacciai e la perdita di biodiversità nello studio del MUSE

Uno studio nel quale è coinvolto anche il MUSE di Trento ha spiegato come quando arretrano i ghiacciai si perde anche la biodiversità

I ghiacciai arretrano, la fauna e la flora che vivono nella parte più bassa della lingua glaciale scompaiono. Questo è il risultato di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Université de Grenoble Alpes, del MUSE, del CNR Pallanza e dell’Université  Savoie Mont Blanc. Il gruppo è stato coordinato da Francesco Ficetola, docente di zoologia all’Università degli Studi di Milano; ha partecipato alla ricerca per il Muse Mauro Gobbi.

I risultati dello studio, che ha coinvolto 48 ghiacciai di tutti i continenti, sono stati pubblicati sulla rivista Annual Review of Ecology, Evolution, and Systematics. I ghiacciai che si sciolgono sono un emblema dei cambiamenti climatici in atto. Da un punto di vista biologico, è interessante studiare che tipo di vita si insedia in un substrato vergine, prima disabitato: batteri, funghi microscopici, insetti e ragni sono tra i primi colonizzatori di questi ambienti, seguiti da muschi e da piante. Sono però tutti organismi che per vivere necessitano di ambienti freddi e umidi, e che inseguono i ghiacciai che si stanno ritirando. Ognuno di essi risponde in maniera diversa al ritiro dei ghiacciai, a seconda della capacità di dispersione e della posizione geografica dei ghiacciai.

Nelle aree più basse, la colonizzazione da parte di piante e animali è piuttosto rapida: in meno di un secolo si può formare una foresta dove prima non c’era che detrito roccioso. Con il ritiro dei ghiacciai in bassa quota, dunque, si sono aggiunti anche arbusti e conifere che hanno modificato la vegetazione.

Lenta invece la risposta della fauna nelle aree vicino ai poli e nei ghiacciai in alta quota. Nella piana proglaciale del Ghiacciaio dei Forni, a Santa Caterina di Valfurva, cent’anni fa al posto degli alberi c’era un ghiacciaio ma anche delle specie criofile, amanti del freddo, tra cui il coleottero Oreonebria castanea. Una specie che ora sopravvive solo in alta quota, dove c’è ancora il ghiacciaio, e che è invece sparita dove il ghiaccio si è ritirato.

Il progetto ICE-Communities, che si concentra sull’interrelazione tra perdita di biodiversità e arretramento dei ghiacciai, è finanziato dalla Comunità Europea e ha coinvolto Parchi, Regioni, Province Autonome, Enti di Ricerca, SAT/CAI, Apt locali, Collegio delle Guide Alpine e Comitato Glaciologico Italiano.

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