“Naza”, atto d’accusa contro un sistema di morte

L’immagine della locandina del film

Adistanza di due anni da No Other Land, il documentario premiato con l’Oscar nel 2025, Yuval Abraham e Rachel Szor tornano a interrogare la realtà israeliano-palestinese spostando radicalmente il punto di osservazione. Se il film precedente nasceva dalla condivisione diretta di un territorio e di una condizione di oppressione, Naza sceglie di penetrare dall’interno i meccanismi che hanno reso possibile la sistematica uccisione di civili palestinesi nella Striscia di Gaza. Ne deriva un’opera di straordinario impatto emotivo, documentale e politico, nella quale l’inchiesta giornalistica viene sottoposta a un’efficace formalizzazione cinematografica.

Il cuore del documentario è costituito dalle testimonianze di 24 militari e membri dell’intelligence israeliana coinvolti, a diversi livelli, nei sistemi di sorveglianza e di individuazione degli obiettivi. I loro volti vengono oscurati e le identità protette, mentre le loro voci raccontano dall’interno una macchina bellica nella quale la tecnologia sembra aver progressivamente sostituito la responsabilità individuale. È proprio questa spersonalizzazione a rappresentare uno degli elementi più inquietanti del film: la morte non appare più come l’esito immediatamente riconoscibile di una decisione umana, ma come il risultato di una catena di procedure, dati, algoritmi e autorizzazioni, nella quale ciascuno può percepirsi soltanto come un ingranaggio.

Il titolo stesso allude a tale processo di trasformazione della vita umana in un dato numerico. Naza è infatti un acronimo utilizzato nell’intelligence militare israeliana per indicare il numero di vittime civili che si prevede possano essere provocate da un bombardamento. Una definizione apparentemente neutra, burocratica, che proprio nella sua neutralità linguistica rivela l’orrore di un sistema capace di incorporare preventivamente la morte dei civili nel calcolo di un’operazione militare. Il film insiste così sul momento in cui la violenza smette di essere soltanto un atto e diventa procedimento: qualcosa che può essere previsto, quantificato, autorizzato e infine eseguito a distanza.

Le testimonianze mettono inoltre radicalmente in discussione l’idea della precisione tecnologica delle operazioni. (…) Ma Naza non si limita a raccogliere e organizzare materiali d’inchiesta. Il suo elemento più originale è forse la scelta di costruire il film quasi interamente nello spazio notturno dei tetti di Tel Aviv. Le interviste vengono così immerse in una città che continua a vivere, attraversata dal traffico e dalle luci, apparentemente estranea alla devastazione che si consuma a poche decine di chilometri di distanza. Si origina così un contrappunto di grande forza cinematografica. Da una parte c’è Tel Aviv, luminosa, ordinata, quotidiana; dall’altra Gaza, quasi sempre assente dall’immagine e tuttavia continuamente evocata. La distanza geografica si trasforma allora in distanza percettiva e morale. (…) In tal senso Naza è anche un film sul rapporto fra visibile e invisibile. Le immagini di Gaza sono relativamente poche: ciò che si vede sono soprattutto volti cancellati, schermi, tetti, luci urbane e una città apparentemente normale. Ma proprio tale sottrazione produce una forma di inquietudine ancora più disturbante, perché il film sembra chiedere allo spettatore di immaginare ciò che la macchina da presa ha deciso di non mostrare.

Attraverso questo coro di voci, Naza si configura così come un inequivocabile atto d’accusa nei confronti del sistema che ha prodotto la devastazione di Gaza. (…) È questa attenzione ai meccanismi della violenza, più ancora della singola rivelazione, a rendere Naza un’opera necessaria. Alla spettacolarizzazione della guerra Abraham e Szor sostituiscono la sua rappresentazione indiretta, affidandosi alle parole di chi ha contribuito a renderla possibile e alle immagini di una città che continua a vivere. Naza è un documentario di denuncia che trova nella formalizzazione audiovisiva la propria ulteriore forza politica.

(Acec)

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